Ultimo appuntamento. Vanno tutti in Galilea, all’ultimo appuntamento, «sul monte che Gesù aveva loro fissato»: vanno anche quelli che dubitano, portando ciascuno i suoi dolori, le sue fresche ferite, i bollenti spiriti nel petto. Ognuno, all’appuntamento, si presenta col suo vestito addosso: è tutta gente sul punto di pensarsi tradita, circuita, sedotta e poi abbandonata. Gente che manda volentieri in malora chi, per rassicurarli, prova a dar loro da bere l’anestetico delle frasi fatte: “Mai paura, gente: che il tempo sistema le cose!” Loro – dopo aver visto e vissuto quel folle amore col Cristo – le frasi fatte le usano, al massimo, per fare i cruciverba sotto le palme della Galilea: “Eccome se sistema tutto! – rinfacciano con quell’ironia cristiana che li rende riconoscibili -: l’abbiamo visto proprio poco fa con la cassetta degli attrezzi che riparava i vuoti, il tempo!” Le cose, anche le cose d’amore, non si aggiustano con il tempo: o le aggiusti tu oppure resteranno da aggiustare. Dovrai sempre tenerle fissate col nastro isolante, portandotele a spasso dovunque vada. Cristo, appena risorto, non si scompone: conosce quel che transita per il loro cuore, sono già quaranta (e passa) giorni che va bussando di porta in porta per aggiustare la speranza rotta, per dire “Eccomi, sono tornato”, per accarezzare i loro cuori in allarme. Non è scappato: è solo diventata diversa la sua presenza. Ha pazienza, tenerezza, audacia in misure infinitamente folli e inspiegabili. In Galilea, dopo tot rassicurazioni, ancora dubitano, le ferite ancora sanguinano. Lui, Gesù, ha la pazienza ancora in mano, pazienza ancora da vendere: vedendo che dubitavano «avvicinatosi disse loro». Ci sono giorni in cui ci si allontana per capirsi, altri nei quali ci si avvicina per riscoprirsi: resta il fatto che “accanto” è il posto migliore in cui ritrovarsi. Anche per Dio. “Per la prossima stagione della vita, desidererei ancora te accanto a me” sembra dica ai dubbiosi che, pur dubitando, «gli si prostrarono innanzi». Dubbiosi ma pur sempre innamorati.
Cristo, risorgendo, si è specializzato: ha conseguito il “Master in accanto”. C’è ancora, più di prima, seppure in maniera diversa: si stacca da loro perchè, nel caso rimanesse sempre come prima, la tentazione di vivere a rimorchio starebbe in agguato: “Tanto c’è Lui che, nel caso, sistemerà tutto!” Picche, invece. Lui c’è, eccome se c’è: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Però c’è in modo strano, in maniera inedita com’è inedito lui. Fisicamente senza di Lui accanto, la sua gente – che siamo noi – sarà costretta ai lavori forzati interiori: a cesellare il vuoto di quella presenza perchè non diventi confusione, a fare i compiti per casa che ci ha lasciato – «Andate e ammaestrate tutte le nazioni (…) insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» -, a prendere in mano la storia come se tutto dipendesse da noi, sapendo che tutto dipenderà da Lui. La mancanza, la mancanza fisica di un grande amore, ha bisogno di confidenza, è una grande chiacchierona, chiede di venire ascoltata. Noi, volentieri, le daremmo del “voi” ma lei, invece, chiede che le sia dato del “noi”: “Ti va se ci sediamo qui in po’ così ci parliamo direttamente, signora mancanza?” Solo chi ha vissuto accanto ad una grandissima presenza, sa bene che lavoraccio forzato interiore sia lavorare perchè non vada perduto nulla di quella grande storia. Perchè la si avverta in maniera diversa: non potrai mai riconoscere nessun miracolo se non ci dedichi tempo e sofferenza.
Nemmeno all’ultimo appuntamento, nemmeno vedendoli ancora dubbiosi Cristo promette saldi sulla felicità: ci sarà da sgobbare, più di prima, rimarrà un lavoraccio sfiancante la felicità. La sua presenza, però, l’assicura a tempo indeterminato: non è, affatto, poco. Non sapremo mai, all’inizio di una battaglia, come andrà a finire quella battaglia: né le nostre, né le battaglie che combatteremo al fianco di qualcun altro. L’esito resterà incertissimo fino all’ultimo. L’unica cosa certa è che Lui c’è, la sua presenza è assicurata: a pensarci, non è poca cosa. Non esiste sfida semplice: esistono sfide in cui combattere da soli oppure in compagnia.
(photo@www.saronnonews.it)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Vangelo di Matteo 28,16-20).

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