Da non crederci nemmeno a pagarlo oro. É una di quelle cose che, a sentirle riferite al Cristo, fan tremare le ossa: «Le sorelle mandarono a dirgli: “Signore, ecco il tuo amico è malato”». Le due sorelle in questione non sono due femmine qualsiasi: una è Marta, l’altra è Maria. Due che, al Cristo, hanno lasciato le chiavi di casa loro, tant’è la confidenza e l’intimità che c’è tra loro: “Tieni, queste sono le chiavi di casa. Vieni quando vuoi, senz’avviso: è casa tua”. Lui, indaffaratissimo come lo sono le anime belle, quella casa appena fuori Gerusalemme, in zona Betania, l’ha eletta come suo domicilio segreto, un’oasi di riposo: “tutto il mondo fuori” da quelle mura. Marta e Maria, assieme al fratello Lazzaro, sono diventati la sua vacanza segreta nel tempo del suo gran daffare, in quei mille giorni di successo, d’insuccesso, di tentativi per plasmare il mondo come sogna. Per questo, oggi, suona strano il suo comportamento, quasi irriconoscente, irriverente, al limite di una maleducazione inaspettata. Gli mandano a dire – per non disturbarlo, visto che di lui avranno avuto certamente un filo diretto – che il suo amico è in fin di vita, la malattia lo sta divorando: un modo gentile per dirgli di correre subito da lui. Tu, vista l’amicizia che lo lega, t’aspetteresti che Cristo lasciasse piantato tutto quel che sta facendo, che corresse a perdifiato da lui, che mettesse le quattro frecce per saltare la coda verso casa. Invece, picche: «Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava». Un attimo, per chi è prossimo a morire, può essere fatale, cruciale, letale: quarantott’ore, a maggiore ragione, è tempo di disinteresse, di “ho cose più importanti da fare”, o “ appena finisco quello che sto facendo, parto”. E meno male che Lazzaro è suo amico: figurarsi se gli stesse sulle scatole.
Con la morte, fino allora, Cristo aveva precedenti a suo favore: aveva fatto risorgere il figlio della vedova di Naim e la figlia di Giairo. Ci sapeva fare con le urgenze estreme: aveva fermato il feretro, anticipato la putrefazione, non aveva permesso alla morte di sfogarsi fino in fondo. Stavolta è diversissimo: siccome Lazzaro è suo amico, vuole fare dell’amico l’anticipazione più bella di ciò che Gli accadrà. Lascia alla morte l’illusione di avercela fatta: le concede tutto il tempo per agire, lascia al sepolcro il campo libero per operare, lascia che la corruzione manifesti tutto il suo potere, senza toglierle nemmeno il gusto della putrefazione e del tanfo. Concede alla morte la possibilità di dimostrare al mondo fino a dove il suo potere può giungere: fare svanire completamente la speranza – «Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto» -, lasciando che la disperazione prenda il sopravvento. Lazzaro è morto, il corpo putrefatto, la carne versa in uno stato di marciume e «manda cattivo odore». Più morto di così non si può: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là». Contento non perchè Lazzaro è morto (appena lo seppe «scoppiò a piangere») ma perchè, facendolo risorgere, «voi crediate». L’Amico maiuscolo lascia che la morte metta l’amico minuscolo in condizioni che tutti dicano: “E’ morto, da tre giorni” per poi divertirsi a fare le boccacce alla morte. A sgonfiarla: «Lazzaro, vieni fuori! (…) Il morto uscì».
Non fu per menefreghismo, dunque, che «rimase per due giorni nel luogo in cui si trovava». Ci rimase perchè volle fare dell’amico l’anticipazione più vera di quello che sarebbe poi accaduto a lui: ridurre a semplice macchietta la morte per far risorgere la fede dei suoi amici. Come volesse dire: “Sto per fare anch’io la stessa fine di Lazzaro. Ma dopo tre giorni, risusciterò. Vi avviso: non abbiate a temere quando mi accadrà. Ricordatevi di Lazzaro”. Ciò che parve una grave forma di menefreghismo, fu la più alta dimostrazione d’amicizia, riservata al suo amico più caro: farsi il più possibile simile al suo destino per diventare una sorta di promemoria per i tempi bui all’orizzonte. Non risparmiò alle amiche l’angoscia della morte: stette vicino a loro. Neanche permise alla morte, però, d’avere l’ultimissima parola.
Con due giorni d’apparente ritardo, arrivò puntualissimo all’appuntamento.
In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui (Vangelo di Giovanni 11,1-45).

Meditazioni del Tempo di Quaresima
Mercoledì delle Ceneri, La (mia) Quaresima dell’anatra, 18 febbraio 2026
I Domenica di Quaresima, Facile essere casti se non si è mai stati tentati, 20 febbraio 2026
II Domenica di Quaresima, Divieto di accampamento, 28 febbraio 2026
III Domenica di Quaresima, La donna goffa e l’uomo di perla, 8 marzo 2026
IV Domenica di Quaresima, Occhio per occhio e il mondo diventa cieco, 15 marzo 2026
