A chi non piacerebbe (siamo sinceri) un campo nel quale, gettando come fossero sementi alcune monete, potesse sorgere di lì a poco un albero grondante denari? Di biasimare Pinocchio proprio non me la sento: con pochissimi denari, avrebbe potuto acquistare una ricchezza esorbitante in pochissimo tempo. Ma, soprattutto, senza tanti sforzi. Non bastò, quella volta, il Grillo Parlante perchè il burattino di legno non s’invischiasse negli imbrogli del Gatto e della Volpe. Apparendogli un po’ naif, gli aveva suggerito il da farsi: «Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o sono imbroglioni» (C. Collodi). Non si fida, Pinocchio: ho dato retta a troppe volpi per essere nelle condizioni di biasimarlo. Riconosco, però, che la finale non sia delle migliori: se ne andò con in mano un pugno di mosche. La sua poca voglia di fare fatica, la tanta voglia di guadagnare molto facendo poco è stata l’esca con la quale il Gatto e la Volpe, mica due citrulli qualsiasi, gli hanno scrostato e sequestrato l’anima. Dalla favola al Vangelo, la musica non cambia: Cristo, diversamente da Pinocchio, vuole lasciare un segno dove passa. Le scorciatoie, invece, lui sa bene che sono per chi non ama lasciare segni. Lui ha ancora la testa bagnata dall’acqua del fiume Giordano – dove suo cugino Lo ha battezzato non senza evidenti margini d’imbarazzo – che “va in ritiro” al pari di un fuoriclasse che ha bisogno di concentrarsi e affinare la preparazione in vista di una grande sfida. Potrebbe andarsene in zona benessere, in uno di quei posti nati apposta per farti distendere le ossa, rilassare i muscoli. Sceglie, invece, d’andare a perfezionare la preparazione nel deserto: come Mosè, come Elia, come i grandi del passato che ammira assai.

Nel deserto, si scelse lui menù e compagnia di allenamento: «Stava con le fiere» e lì dentro digiunò «quaranta giorni e quaranta notti». Dopo di che, com’è ovvio, «ebbe fame». Della serie: “Carissimi i miei Pinocchio e don Marco, ci sono molte scorciatoie per il fallimento, ma non ce ne sono molte per il successo”. La dignità è una gran fatica, la volgarità è una bella vergogna. Aveva le idee chiare e ben distinte: siccome voleva combattere le forze del male, la sua prima sfida non fu quella d’insegnare come si fa a filosofare sul male ma di andare nella sua terra, squadrarlo bene in faccia, lasciargli esporre le sue proposte indecenti e poi – solo dopo aver mostrato che non attecchiscono su di lui – regalargli una bella sghignazzata. Nelle acque del Giordano ricevette la conferma della sua identità, di quanto valeva agli occhi di Dio: nel deserto allena il suo vigore e perfeziona la sua sfida. Nel Vangelo il segnale “Divieto di scorciatoia” è affisso dappertutto: nessuno potrà venire incoronato se prima non avrà lottato. È tipico dei disegni di Dio – verrebbe da dire ch’è “nei” disegni di Dio – perfezionare i suoi gladiatori attraverso la prova, espondendoli alla tentazione, mandandoli dentro il rischio per rafforzare le ossa. Non dice, forse, la stessa cosa la mia gente quando – a qualcuno che si vanta di non aver mai ceduto alle avances – ricordano il cuore della faccenda: “Facile essere casti se non si è mai stati tentati!” (versione pulita da eventuali ritocchi poetici). E’ per questo che l’orante, al suo Dio, non chiede l’esenzione dalle tentazioni come si chiede l’esenzione dal ticket, ma chiede ciò che Cristo stesso gli ha raccomandato di chiedere: “Non abbandonarci nella tentazione”. La tentazione c’è: è l’avversario che, illudendo, ti rafforza se accetterai di non farti illudere da lui.

Che poi, alla fine, sono sempre le solite tre scorciatoie: la carne, la mente e la cupidigia. Pur conoscendole anzitempo, però, mantengono sempre intatto il fascino e l’attrattiva fatale. Cristo, le scorciatoie, le conosce bene: gliele hanno proposte a lui prima di noi. Per questo, quando parla, sa di che cosa parla. E quando dirà che non sarà impossibile vincere, mica parlerà a vanvera. Resta la strana faccenda che ci frega ogni due per tre: un bel giorno tu non sai la strada e uno degli amici-gatti ti dice che conosce una scorciatoia.

In effetti ti accorgi presto di esserti perso un po’ prima.

Vangelo della I^ Domenica di Quaresima
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano (Vangelo di Matteo 4,1-11).

Meditazioni del Tempo di Quaresima

Mercoledì delle ceneri, La (mia) Quaresima dell’anatra, 18 febbraio 2026

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