Poteva fare spallucce: era pur sempre a fine giornata, aveva lavorato il giorno, i campi gli avevano prosciugato le forze lasciandolo come un pozzo senz’acqua. Spingeva, forse, il carretto con sopra zappa, canestro, rastrello. Oppure, invece del carro, usava le spalle a mò di slitta: qualche palo per drizzare gli ulivi, un sacco di concime per fare più fertile la terra, un fiasco di vino che il caldo aveva contribuito a svuotare. Poteva fare spallucce, senza per questo sentirsi in colpa. Avrebbe anche potuto, pensandoci bene, buttarsi quel problema dietro le spalle: se non lo fece è perchè ai suoi due figlioli, Alessandro e Rufo, aveva spiegato e rispiegato che se decidi di buttarti i problemi alle spalle devi anche ricordarti che dietro ci sono gli altri. Che un problema che ti butti alle spalle diventa un problema che butti in faccia a chi sta dietro. Lui, Simone, le spalle le aveva forzute: a furia di lavorare la terra, i muscoli s’erano fatti forti, la forza era tanta, le fibre rispondevano veementi alle richieste. Quando giungeva sera, però, amava rincasare il prima possibile: per accendersi il camino, preparare la cena, fare delle ginocchia il sedile perchè i figli finissero i compiti. Non aveva una faccia nota: “Una vita tutta casa e campagna” diceva il vicino quando lo vedeva metodico trascorrere le settimane. Poi, calata la luce e addormentata la prole, amava appoggiare la testa sulla spalla della moglie: “Tu puoi avere tutto ciò che vuoi – le bisbigliava grattandole la pancia – ma se a fine giornata non hai una spalla in cui appoggiare la testa, non hai niente di niente”. Appoggiare la testa, abbandonare i pensieri, abbandonarsi all’amore.

Le spalle: quelle che, quando le volti – spalle voltate – diventano i peggiori muri. Mai si era immaginato che sarebbero diventate il suo punto di forza: come Achille verrà ricordato per il tallone, Simone lo sarà per le sue spalle. E tutto per quella sera in cui, mentre «veniva dalla campagna», lo obbligarono a prestare le spalle ad un galeotto famoso incrociato sulla strada di casa. Non ebbe il tempo di fare spallucce, voltare le spalle, buttarsi dietro le spalle l’invito che si trovò alleggerito degli attrezzi e appesantito da un palo infame: «Lo costrinsero a portare la croce». Sfibrato, non ebbe nemmeno il tempo di pensare se valesse la pena oppure no accettare quell’attimo di “straordinario” che gli veniva chiesto senza sapere se sarebbe stato poi pagato. Si trovò nel mezzo di un casino epico: urla, schiamazzi, piagnistei. Madonne, sicari, banditi, malefemmine, bugiardi. Più Lui, il Grande Condannato che, spompato, già era caduto due volte sotto il peso del palo mutato in croce di condanna. Se lo caricò Simone il palo: “Croce in spalla e pedalare!” si sarà detto. Nemmeno si rese conto d’essere dentro un film epico, una tragedia in corso. Senza pensarci troppo, se lo caricò e le spalle fecero facente funzione delle spalle di Gesù. La Madonna, fissando le spalle di Simone: “Alle spalle si dicono le cose peggiori ma si fanno anche gli abbracci più belli” pensò tra sè.

Poggiata la croce, la storia gli fece l’accredito di quell’attimo di “straordinario” che accettò di fare. Non gli accreditò monete, sicli, barili di grano. Prese il nome del suo paese – lo chiamavano «Simone di Cirene» (Mc 15,21) – e lo rese un sostantivo: “Il Cireneo”. Elogiato per avere prestato le sue spalle stanche ad uno ancora più stanco di lui. Chissà se riconobbe in quell’uomo a cui prestò le spalle il Cristo di cui tanto si parlava. Non l’avesse riconosciuto, varrebbe ancora di più il suo gesto: a prestare aiuto a gente famosa sono in tanti ad offrirsi. Entra dentro i Vangeli di spalla, se ne esce poco dopo Simone di Cirene: giusto il tempo di essere di aiuto all’Uomo che tutti aiutava e diviene in diretta simbolo d’amore. Per chi ha mira, basterà sempre un colpo solo per entrare nella storia, senza fare nulla per entrarci. Lui con le spalle, Veronica col fazzoletto, Nicodemo con il profumo. Dio, quando soffre, chiede l’aiuto delle cose più minute. A chi, in quell’istante, gliele farà trovare facendosi trovare, la Grazia renderà il suo nome sinonimo d’amore.

Leggi il Vangelo della Passione di Gesù Cristo secondo l’evangelista Giovanni

Meditazioni del Tempo di Quaresima

Mercoledì delle Ceneri, La (mia) Quaresima dell’anatra, 18 febbraio 2026
I Domenica di QuaresimaFacile essere casti se non si è mai stati tentati, 20 febbraio 2026
II Domenica di Quaresima, Divieto di accampamento, 28 febbraio 2026
III Domenica di Quaresima, La donna goffa e l’uomo di perla, 8 marzo 2026
IV Domenica di Quaresima, Occhio per occhio e il mondo diventa cieco, 15 marzo 2026
V Domenica di Quaresima, Un ritardo di due giorni, 22 marzo 2026
Domenica delle Palme, Puzzle a Gerusalemme, 29 marzo 2026

Meditazioni del Tempo di Pasqua

Giovedì Santo, I piedi di Pietro, 2 aprile 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.