Padri e figli

La “domenica di Abramo”, terza di Quaresima, suggerisce la necessità di oltrepassare una religiosità, pur preziosa, legata a riti e tradizioni dei Padri, per abbracciare una libertà che racconta l’esperienza di chi è figlio di un Padre che è nei Cieli, di fronte al quale non devi contare i precetti, ma sei chiamato ad intessere una relazione che profuma di gratuità e di abbandono confidente.

Mosè

Non è un caso che la prima lettura liturgica ci proponga la figura di Mosè e, in particolare,  l’episodio delle seconde tavole della legge, intagliate di nuovo[1], dopo che questi, di ritorno dal monte, le aveva spezzate per la rabbia di vedere il popolo intento ad adorare il vitello d’oro[2]. L’inizio del capitolo ottavo (che precede il brano evangelico liturgico) contiene, infatti, l’episodio dell’adultera[3], nel quale la legge di Mosè è chiamata in causa, quale testimonianza verace della colpevolezza della donna.

L’antica alleanza

L’antica alleanza è qualcosa che affonda le radici nel popolo ebraico. Pur essendo stata stipulata da una sola persona, lo coinvolge in modo integrale e anche in prospettiva, nello scorrere del tempo. Non si esaurisce in un avvenimento puntuale: racconta una storia, che si dipana lentamente nel tempo, che coinvolge i discendenti, che diventa una tradizione e un legame di famiglie, di clan, di un popolo intero. Un esempio a cui guardare. Un paradigma su cui modellare la vita.

L’intoppo

L’adultera di inizio capitolo esemplifica il dilemma, nella sua crudezza.  Mosè ha lasciato scritto cosa fare. Basta applicarlo, a questo punto… oppure no? L’azione di Gesù suggerisce che qualcosa sfugge, perché risulta insufficiente affidarsi esclusivamente alla legge. Qualunque legge, infatti, per quanto possa essere accurata, lascia sempre degli spiragli “di grigio” che lasciano l’incertezza. Di fronte al moltiplicarsi di casi e di eccezioni, la sensazione è l’impossibilità di riuscire a comprendere (e prevedere) in dettaglio ogni possibile infrazione della legge. In breve, la percezione è che nessuna precisione rende esenti dal dubbio, di fronte al quale anche l’esecuzione più perfetta sbiadisce.

Legame e schiavitù

Il legame con la legge rischia, allora di diventare la schiavitù della legge. Nel tentativo di ottemperare tutti i precetti (613!), l’ebreo in cerca del legame col proprio Dio, rischia, inevitabilmente, di dimenticarsi con chi sia il legame. Ecco perché a chi condanna l’adultera, Cristo ricorda i propri peccati: non condona il peccato dell’adultera, riconduce al perdono la possibilità di ricucire il legame, consegna a Dio la facoltà del giudizio, riconsegnando all’uomo la libertà, nella ricerca del bene.  

Quelli che avevano creduto in lui

Poco oltre, nel Vangelo di Giovanni, altri farisei richiedono l’attenzione di Gesù e lo inducono a soffermarsi su diverse questioni teologiche, prevalentemente riguardanti la sua persona.
Ma, al versetto 31, gli interlocutori cambiano: non più i farisei, così oscuramente dipinti dai Vangeli, ma una cerchia più ristretta: “quei giudei che avevano creduto in lui”.

Figli di Abramo

Essere figli di Abramo equivale ad inserirsi nella scia millenaria del patriarca, ricordando le sue vicende, in un dialogo serrato con il Dio, a poco a poco conosciuto come l’Unico.
Padre di tutti i credenti, crocevia di tre fedi, la sua storia interroga, ancora ai nostri giorni, l’uomo di tutti i tempi, in particolar modo, quale incarnazione della domanda radicale sulla fede in Dio, nella vita quotidiana. Quanto la fede ha diritto / dovere di incidere sulla concretezza? Quale ruolo dare alla fede in Dio e quale invece all’iniziativa personale?

Figli di Satana

“Dimmi chi sei, ti dirò chi è tuo padre”. Dalla menzogna, si comprende la derivazione dal padre della menzogna, che Gesù rinviene in Satana, poiché, per riuscire nel suo intento divisorio, la diffamazione ne è lo strumento principale. Vivere nel peccato assomiglia a vivere nella virtù: entrambe le esperienze formano l’abitudine e, una volta che uno ne è immerso, la precomprensione iniziale compromette la possibilità di intendere qualcosa di diverso, al di là di quanto può essere colto in base al proprio contesto.

Figli di Dio

C’è un di più, che rimane pura grazia. «Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno»[4]: la grande tentazione è una riduzione moralistica della fede cristiana, come in realtà non deriva dalle parole di Gesù: al centro del vangelo non c’è un pio esempio da seguire, ma la Parola, incarnatasi, a cui credere. È interessante notare come non si tratti di un non vedere la morte, bensì di non vederla “in eterno”. La morte non ha l’ultima parola, anche se – naturalmente – al credente non è sottratta l’esperienza della morte. Persino Cristo vi si sottopose, pur non essendo il suo obiettivo.         

Tentativo fallito

Prova ne è il finale del brano. La discussione con quei giudei “che avevano creduto in lui” si mette male: questi ultimi lo cercano per lapidarlo, «…ma Gesù si nascose e uscì dal tempio»[5]. Quasi un anticipo della Passione, che però è rigettato. Testimonianza che la morte non è mai cercata per la morte, ma sempre per la vita.

Figli di chi?

La domanda si fa inevitabile. Di chi essere figli? Abramo, Satana o Dio? Il Figlio di Dio accoglie la volontà del Padre, fino a farla sua, anche quando è impegnativa e faticosa (come avviene sulla Croce). Talvolta, siamo tentati di confondere la fede con un calmante, come se rappresentasse la nostra scorta di serotonina. Che può anche essere vero. Ma che non può ridursi a questo. Lo stile di Dio è sempre dis-armante, perché è l’opposto della magnificenza apprezzata dall’uomo. Invece di far sfoggio del proprio potere, Dio sceglie il nascondimento, la discrezione, la fedeltà silenziosa e quotidiana a un progetto che si fa strada poco a poco. Senza clamore, senza réclame, senza fari puntati addosso. Un capovolgimento di fronte, che lascia l’uomo senza fiato, perché non toglie libertà, ma lascia libero di tirarsi indietro, anche di fronte a un dono inimmaginabilmente grande e gratuito.


Rif. letture festive ambrosiane, nella III domenica di Quaresima, detta “di Abramo” 

Fonte immagine: Pexels


[1] Es 34, 1-10

[2] Es 32

[3] Gv 8, 1-11

[4]  Gv 8, 51

[5] Gv 8, 59

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