Dio, vicino

“Il Signore è vicino!” Il tempo è ormai prossimo, arrivati ormai a ridosso delle festività natalizie. Ce lo ricorda l’apostolo Paolo, nella sua lettera alla comunità di Filippi[1], in cui notifica l’avvenuta visibilità, in Gesù Cristo, di quel Regno di Dio atteso dal popolo ebraico. Quel grido, frammisto di speranza e di stupore, così presente […]
Affidati e forti, come il fiore di campo

L’asino mansueto, che trasporta Cristo; il fiore del campo, che si secca in breve tempo. Queste pagine della Scrittura, come spesso capita, sono ricche di immagini prese in prestito dalla natura. Eppure, il fiore del campo, nella sua fuggevole vita, per la sua piccola statura, è in grado di radicarsi anche a quote elevate e di contrastare anche le folate di vento più forti, abbassandosi e stringendosi ai suoi confratelli, nei campi. Ecco che, nella fiducia al prossimo, anche la fragilità del fiore si dimostra pertinace affidamento al Creatore. Perché se Dio non si dimentica neppure del fiore di campo, che “oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?”. Affidati, dunque a quest’immagine, possiamo imparare a sfrondare e rinunciare a tutto ciò che intralcia il nostro cammino. Perché la semplicità è il primo aiuto per camminare spediti.
Come narcisi nella steppa

L’invito di Isaia è un invito a non dare nulla per scontato. Regala una delle immagini più forti della Bibbia, che troviamo perpetuate dalla natura stessa: la pertinacia del fiore che buca il terreno più arido, che si nutre della più piccola goccia d’acqua disponibile, pur di dare sfoggio dei suoi colori. Anche nel mezzo del deserto. È forse questo l’insegnamento più prezioso: non c’è bisogno di un palcoscenico per fiorire. Basta mettere a frutto i doni di Dio, per la sua gloria, nel luogo in cui ci troviamo, nel luogo in cui siamo chiamati a servire. E chi serve con gioia, risplende.
“Guarda ad est…”

Come il libro di Baruc, che vede il ritorno a Gerusalemme della gloria che le dona Dio stesso, in un tempo in cui non assapora il gusto della libertà. Come il precursore Giovanni, che pre-annuncia il regno di Dio, in un tempo in cui le insegne governative erano quelle dell’oppressore romano. Come Aragorn che, nel momento più cruento della battaglia, ricorda le parole di Gandalf e guarda verso est. Anche noi, forse, abbiamo un luogo di noi che ha bisogno di essere illuminato di speranza, perché è in corso una battaglia, oppure è oppresso dal buio.
Come Dio o con Dio?

La prima domenica del tempo di Avvento accentua il tono escatologico. L’attesa è una ricerca di segni, un tentativo (non sempre vittorioso!) di decifrare il disegno di Dio. Segni nel cielo, segni sulla terra, costruzioni grandiose, miracoli… non tutto parla di Dio: alcuni segni sono deviazioni dal percorso. Essere come Dio “Chi come Dio?” […]
Paolo e la gratitudine per i difetti

L’audacia di Paolo “Vi ho scritto con un po’ di audacia” (1Rm 15, 15) Quasi, si scusa, Paolo, nella sua lettera ai Romani. Per la sua audacia. Quella stessa audacia che gli salvò la pelle; più volte. Ma che fu, anche , motivo di frizione, con più d’uno dei suoi collaboratori. Anche per i più […]
Sotto gli occhi della Madonna

Il tempio di Milano è femmina Introduzione La terza domenica d’ottobre, nel rito d’ambrosiano, è appuntamento fisso con la memoria delle radici spirituali del capoluogo: si ricorda la dedicazione del Duomo di Milano, che, nello specifico, lo è a S. Maria Nascente. Il capoluogo della regione, la capitale economica d’Italia, lungi dall’essere quella scorza che […]
Angeli in vis(i)ta?

«Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (Eb 13, 1)
Lo sguardo all’epica greca ci ricorda come, al di là della religione monoteista, era già riconosciuta una certa sacralità al dovere dell’ospitalità nelle culture pagane di epoca antica.
Il disappunto che colora il ritratto di Polifemo ne è un primo sentore: non serve aspettare il contraccambio, affinché sia possibile sperimentare la bellezza dell’ospitalità. Si tratta di un dovere intrinseco, tanto più interiormente sentito come necessario, quanto più l’assenza di strutture recettive predisposte alla sosta, lungo le vie più percorse, rendeva indispensabile fermarsi a dormire in un luogo che potesse essere ritenuto sicuro sia rispetto ad agguati di banditi, sia rispetto all’inclemenza atmosferica.
La sfida della gratuità

La richiesta più difficile Da poco, nel vangelo di Luca, Gesù ha scelto i propri discepoli, con cui predicare fino a Gerusalemme, il fulcro della vita religiosa ebraica. Subito dopo il discorso della montagna, in cui ha espresso diverse “beatitudini” controintuitive. Ecco dove si colloca la richiesta di amare i nemici. Difficile trovare una pericope […]
Fuoco divorante

Nel cuore dell’estate, la liturgia ci presenta una prima lettura che vede protagonista Mosè, la sua mediazione in favore del popolo, il suo incontro sul monte, con Dio, per portare ai suoi la Parola di Dio. Mosè, anima ibrida Mosè, salvato dalle acque. Salvato dalle donne.Impulsivo e alla ricerca della giustizia, quando prova a fare […]