Nazareth

“Il Signore è vicino!”

Il tempo è ormai prossimo, arrivati ormai a ridosso delle festività natalizie. Ce lo ricorda l’apostolo Paolo, nella sua lettera alla comunità di Filippi[1], in cui notifica l’avvenuta visibilità, in Gesù Cristo, di quel Regno di Dio atteso dal popolo ebraico.

Quel grido, frammisto di speranza e di stupore, così presente nei primi cristiani (“Maranathà.  Vieni, Signore!”) riecheggia in questo brano e suggerisce che il Natale non è semplicemente il ricordo di un evento del passato, ma il memoriale di un evento che attesta, per sempre, il desiderio di un Dio che vuol starci sempre vicino: il mistero dell’Incarnazione, in cui Dio assume la natura umana, per renderci all’altezza dei sogni di Dio.

La purificazione del pensiero

«Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri»[2].

In una lettera che ha un tono particolarmente gioioso, l’Apostolo non manca, tuttavia, di inserire un’esortazione parenetica, che, spesso, rischia di passare sottotraccia. Parliamo, infatti, piuttosto frequentemente, dell’elevazione del linguaggio o dell’eleganza dei gesti. Paolo, però, arriva alla radice della questione. Tutto parte dalla selezione che noi garantiamo al nostro sguardo, per educarlo alla bellezza. Quest’attenzione dice di un’abitudine da coltivare. Perché non possiamo pensare di apprendere un comportamento elegante e controllato, scisso da uno sguardo educato alla bellezza, perché abituato a selezionare come e dove posarsi, in vista delle proprie scelte. Solo se è familiare, il bello è anche l’oggetto ricercato, immaginato e, infine, colto, anche nel quotidiano.

Gioia e turbamento

“Rallegrati, piena di grazia”: anche il Vangelo raccomanda di gioire, ma ne esplicita anche la ragione. Dio ha la caratteristica di sovrabbondare. Lo fa sempre, ma, in particolare, con quello che è specificatamente suo, cioè, la grazia. A Maria chiede di collaborare, ma le invia un saluto talmente caloroso, che la sua reazione è il turbamento. In questo, anche la Madonna, la più splendida delle creature, ci assomiglia… quando Dio si svela in tutto il suo splendore, il primo moto è una meraviglia interdetta: “troppo bello… Come può essere vero?”.

“Sarà grande”

L’angelo annuncia un figlio. Un piccolo dono, da veder crescere, prima dentro e poi fuori di sé. Prima, legato a sé, poi sempre più autonomo, indipendente, differente. Eppure, il messaggero celeste parla di qualcuno di “grande”[3]. Difficile pensarlo, di un bimbo; per di più, se destinato a crescere non certo a corte, bensì con un carpentiere per padre. Nella piccola Betlemme, nascerà un bimbo, che, nonostante la sua piccolezza, è il dono più grande che l’umanità possa ricevere: è lui l’Emmanuele, Dio-con-noi, il Messia, il Redentore atteso dal popolo d’Israele, i cui giorni avevano bramato di conoscere i grandi patriarchi del Primo Testamento.

Sotto il mantello dell’Altissimo

Di fronte alla prospettiva di diventare madre, in collaborazione con Dio, Maria di Nazareth si permette la libertà di chiedere di capire meglio come ciò possa avvenire, intuendo che non si tratta di una via battuta ma di un “inedito divino”. L’angelo si permette, allora, di fornire una garanzia unica: «la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra»[4]. Risuona, in queste parole, l’esortazione di don Bosco, affinché i giovani si sentano amati. Forse, è in questo brano che riusciamo a cogliere quanto sia stata evangelica l’opera del santo educatore. Anche Maria, prescelta da Dio come collaboratrice particolare nel disegno di redenzione, ha bisogno di sentire Dio vicino, per poter pronunciare quel suo sì, che ancora oggi e per l’eternità, risuona, dando  spolvero della grandezza di chi è consapevole che ogni grandezza discende solo da Dio: “Eccomi, sono l’ancella del Signore!”[5].


Rif. letture festive ambrosiane, nella Domenica dell’Incarnazione o della divina maternità della B.V. Maria
Fonte immagine:


[1] Fil 4, 5

[2] Fil 4,8

[3] Lc 1, 32

[4] Lc 1, 35

[5] Lc 1,38

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