Il mondo, quando incontra il genio e la bellezza, è una damigiana di aceto novello: «Vabbè, è stato raccomandato. E’ stata raccomandata, altrimenti!» Non si capacita il mondo, molle come un budino, di che cosa diventerebbe capace se solo lasciasse aperta la porta alla Grazia: «Ave Maria, piena di grazia» è l’ouverture dell’intera storia cristiana, dell’unica storia interessante che meriti di passare alla storia: la storia dell’incarnazione. Giovanni Crisostomo (litt. “bocca d’oro), circa la Grazia scrisse parole d’oro: «I filosofi, i re, tutto il mondo che si perde in mille faccende, non possono manco immaginare ciò che dei pubblicani e pescatori poterono fare con la grazia di Dio». Gabriele Arcangelo, com’è nello stile di Dio, esagera di proposito: non “piena” di grazia ma “sovrabbondante” di Grazia. Una cosa tipo quando si versa dell’acqua nel bicchiere: “Basta! Non vedi ch’è pieno, và tutta fuori”. L’annuncio, dunque, fu di una allegria inarginabile anche per una come Maria, allevata presso un popolo già allegro di natura: «Ave Maria, tu sei sovrabbondante di grazia: il Signore è con te». Non fosse già colmo il bicchiere, l’arcangelo accelera ad oltranza: «Hai trovato grazia presso Dio». Un po’ come dirle: «Il re si è invaghito della tua bellezza. Egli è il tuo Signore: prostrati a lui» (Sal 45,12). La coglie di sorpresa di primo mattino, coi capelli ancora spettinati, i denti da lavare, il pigiama da togliersi: è l’ora propizia, l’attimo della sorpresa, un tocco che vibra. Non si ragiona appena svegli, la mente si accende sempre una manciata di attimi dopo il cuore: non si raggiunge la certezza coi ragionamenti e il Cielo lo sa. Per questo si alza presto la mattina, nonostante faccia le ore piccole la notte per apparire in sogno: sa bene, da gran cacciatore di cuori com’è, come e cosa fare per svaligiare il cuore.
Lei, stamattina, non è ancora Madonna: è semplicemente Maria, figlia di un uomo e di una donna, come me e te. La crepa, che il Cielo fiuta come un cane segugio, è in quella sua ostinata insistenza nel cercare il meglio per sè, dando il meglio : “Non ha mai cessato di dare il meglio di lei” risponderebbe la maestra dell’asilo ai giornalisti oggi curiosi. S’addormentava, poi, pregando il suo Dio: esiste forse uno spettacolo più bello di un bambino che s’addormenta con le manine giunte? Schiena dritta – «Com’è possibile questo? Non conosco uomo?» – sapeva bene di poter rispondere di no a quella proposta d’amore, che funziona come tutte le altre storie di amore: «Siete venuti a contrarre il matrimonio in piena libertà?» Il fatto di essere stata preservata dal peccato originale – l’Immacolata Concezione – non era ragione sufficiente per sopprimere la sua libertà. Quanti, tra gli umani, nascono con la camicia addosso, godono di condizioni invidiabili, ereditano dai padri imperi stellari e, nonostante questo, mostrano di non volere dare seguito a tale condizione di grazia? Maria, certamente, venne messa nelle condizioni migliori per poter dire di sì: ma siccome avrebbe potuto dire anche di no – senza, per questo, che il mondo la tacciasse di villanìa – il suo sì fece storia. Inaugurò la storia, è l’inizio della storia più allegra dell’allegria mondiale. A Nazareth, città della piccolezza, s’insegnava bene ai piccoletti: «La peggior menzogna è quella di non esporsi, la peggiore parzialità è di non pronunciarsi, la peggiore ignoranza è di non voler fare» (Ch. Péguy). Mai confuse la stanza con il mondo: lasciò la finestra aperta.
Che il mondo, dopo secoli di grazie e di Grazia, ancora la tacci d’essere la solita raccomandata – “E’ stata costretta a dire di sì, come Giuda sarà costretto a dire di no all’amore” bofonchiano al bar – non turba minimamente la sua beltà: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Che il mondo non capisca, o non voglia capire, non sarà mai per lei ragione sufficiente per dare il suo cuore in comodato d’uso al primo amante di passaggio. Ragione per cui, nel giorno del Giudizio Finale, non ci sarà bisogno di esibire nessun certificato di merito: nessuno potrà cancellare la traccia di un’Ave Maria dalle labbra di nessun Giuda.
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei (Vangelo di Luca 1,26-38).

Meditazioni del Tempo di Avvento
Tempo d’Avvento, La lumaca non è affatto lenta
I^ Domenica d’Avvento, Il calcolo delle conseguenze
II^ Domenica d’Avvento, La pipì e la pioggia
Una risposta
Anche a me piacerebbe che un angelo buono irrompesse nella mia vita senza bussare alla porta. Ad aprirci gli occhi con il suo splendore e le orecchie con la sua voce gaia. Non per me, che non sono che un’ombra ma per il mio Giovanni che deve poter sperimentare la grazia sovrabbondante del suo Padre potente.
Maria ci insegna che con la piena fiducia l’attesa diventa senz’altro presenza. Presenza salvifica.