Tutti di fretta, tutti di corsa, tutto così urgente che oggi ti viene chiesto di fare una cosa per ieri. Il risultato: tutti che corrono e tutti che, puntualmente, arrivano sempre in ritardo. «Mai avere fretta – scrive Francesco di Sales -; fai tutto con calma, spirito calmo. Non perdere la pace interiore per qualsiasi cosa, anche se il mondo sembra turbato». L’Avvento è un immenso cantiere: più a cuore aperto che a cielo aperto. Come in tutti i cantieri, all’ingresso stanno appese le precauzioni: “Rallentare: lavori in corso” si legge sui cartelli stradali gialli in prossimità. Della serie: se fuori tutti corrono, sarà bellissimo rifugiarsi in casa e trasformarla in una sorta di officina della lentezza. D’altra parte è legge della natura che chi capisce in fretta sa quando agire lentamente: chi agisce in fretta, invece, spesso mostra di non avere capito. “Internet veloce” assicura la pubblicità, treni ad altissima velocità (quando non ci sarà il classico venerdì di sciopero), piatti veloci per pranzi velocissimi. La natura, comunque, se ne sbatte: gli alberi continuano a crescere lentamente, il grano pure, i fiumi sanno che non c’è fretta. È la lentezza incantevole del mare calmo. Della lumaca intenta a disegnare la sua scia: ai tempi di Noè solo con la sua perseveranza è riuscita a raggiungere l’arca. Sopravvivere al diluvio furioso. Per questo se ne sbatte del Lamborghini a tot Km/h: “Chi va piano va lontano” bisbiglia con la bava che le esce dal piede.

L’Avvento è il Festival Annuale della Lentezza: “Rallentare: lavori in corso”. All’uomo frettoloso, la liturgia porge l’invito a rallentare il passo, due volte l’anno: nei giorni di preparazione al Natale e in quelli della Pasqua. Lentezza d’Avvento, lentezza di Quaresima. A guardare dall’alto le strade, in questi tempi, pare sia in corso un naufragio umano: corse dappertutto, le strade intasate, i supermercati in tilt come appena dopo una dichiarazione di guerra. E tutti, puntualmente, che arrivano tardi, si prendono all’ultimo, si lamentano di un’ulcera improvvisa: delle lenti bifocali nuove da farsi regalare per le feste. (Sor)ride la liturgia, è sorriso di madre che, vedendo il figliolo imboccare una strada a vicolo cieco, accetta che le si rida dietro pur di non tacere: “Quando si è in ritardo, figliolo caro, sarà meglio rallentare il passo”. Sentendosi dare dell’ignorante dal figlio che ha studiato: “Quando mai si rallenta se si è in ritardo, madre?” Lei, cultura materna: “E se stessi battendo la strada sbagliata? Meglio rallentare, così dovrai fare meno strada per ritornare indietro”. D’altronde – se ci osservassimo solo un pò – non capita spesso che, volendo ricordare qualcosa che ci sfugge mentre siamo in cammino, tendiamo d’istinto a rallentare il passo? Anche il contrario: quando si vuole scordare qualcosa, si accelera inconsapevolmente l’andatura. Quasi a volere allontanare o avvicinare i pensieri, a seconda della sensazione che ci lasciano in dote al loro passaggio.

Per scavare una roccia fa molto di più una goccia che cade lentamente di una cascata che si scaraventa sulla roccia improvvisa, con addosso la sua furia. Rallentare, nella liturgia, è verbo ponderato, ha la gestualità della meditazione, soffre di elevata sudorazione. “Rallentare” è domiciliato nello stesso numero civico di “convertirsi”: chi più rallenta meglio vedrà se stesso, chi meglio si vedrà meglio si correggerà, chi meglio si correggerà meglio amerà. E tutto ritorna ad ogni Avvento: l’invito a rallentare non è preludio ad un reddito di cittadinanza dell’anima, una sorta di mantenimento spirituale per gente stanca di vivere. All’opposto è invito a fare la manutenzione perchè la macchina possa rendere al meglio di sé. Mai teme la liturgia, dal mondo che va di fretta, di farsi ridere dietro: “Tu stattene in casa tua – sembra suggerirci -, per contemplare le finestre del buon Dio”. Chi le contempla sa bene che non ci si annoia nell’osservare le manovre della Grazia quando, in vesti operaie, si rimbocca le maniche. La lentezza è un qualcosa che capita d’ammirare nel guidatore dietro, di disprezzare in quello davanti. È anche una forma di preghiera: certe volte ti condurrà molto più lontano della fretta.

(immagine tratta dal sito www.terranova.it)

2 risposte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.