La predilezione di Dio
Da Abramo a Giacobbe, Da Giuseppe a Mosè, da Giosuè ai giudici, fino all’ultimo dei profeti. La predilezione di Dio ha chiamato, nel tempo, diverse persone ed un popolo preciso, quello d’Israele. Al riguardo, la parola sacra non fa sconti. Nessun merito si consideri suo, sia ben chiaro, si tratta di una libera scelta a senso unico, da parte di Adonai: “Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli”[1]. E l’intero Primo Testamento è contrassegnato dalla dinamica, reiterata, colpa-pentimento-perdono- novità della relazione.
Il piccolo come marchio distintivo divino
Anche l’Incarnazione del Verbo inizia con il piccolo, del resto, già in base alle profezie sul luogo della sua nascita: “E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele”[2]. In linea con ciò è, d’altronde, anche la casata cui appartiene, essendo Davide “il più piccolo”[3] tra i fratelli , tanto che, al giungere di Samuele, nessuno si era neppure disturbato di andarlo a chiamare, cosicché si trovava ancora nei campi, quando avvenne il discernimento sulla volontà di Dio , rispetto ai figli di Iesse[4].
Una storia tormentata
La predilezione di Dio, mai revocata, nonostante tutto, non ha però risparmiato, per così dire, nulla, allo sventurato popolo ebraico. Dall’età antica, una data rimane incisa nella memoria collettiva: nel 70, il tempio e distrutto e la stessa Gerusalemme rinominata Elia Capitolina. Da quel momento, ha inizio la diaspora. A partire dalle prime avvisaglie di accoglienza del Cristianesimo nell’Impero Romano (IV secolo), tuttavia, l’accusa di deicidio ha iniziato a far loro compagnia, con le prime esclusioni dalla vita civile e annesse persecuzioni. È del 1516 la nascita del primo ghetto, a Venezia (così chiamato in relazione al getto delle vicine fonderie pubbliche). Da allora, si diffusero in tutta Europa, insieme alla nomea malfamata, fino ai tragici fatti degli anni Quaranta del Novecento, senza dimenticare i progrom in tutta Europa, in particolare nella zona orientale da dopo la Rivoluzione Francese.
Il senso, ancora oggi
Le parole del profeta Isaia, in particolare al capitolo 66[5], ci aiutano a capire il senso della predilezione di Dio e la sua attualità. Nella sua predilezione, Dio non compie una sorta di “preferenza”, non attribuisce un privilegio a qualcuno, per togliere qualcosa a qualcun altro . «Essere scelti come gli Amati di Dio è qualcosa di radicalmente diverso. Invece di escludere gli altri, li include. Invece di rifiutare gli altri, li accetta nella loro individuale unicità»[6]. Dio, quando sceglie qualcuno, non dimentica nessuno: ogni scelta è – sempre a vantaggio di tutti. Affinché tutti giungano al “monte del Signore”
Una promessa fedele
Così, la scelta del popolo d’Israele era ed è tramite per chiamare a sé tutte le genti, di ogni angolo della terra. Perché la scelta divina è sempre inclusiva è anche una scelta particolare ha sempre la finalità di chiamare a sé l’essere umano, per la cui felicità si è prodigato dall’inizio dei tempi. Così, ogni richiesta specifica ad una persona o a più persone, il carisma di un ordine o di un’associazione, non sono un modo per selezionare, ma per ampiare la partecipazione, per coinvolgere più persone. Perché la chiamata alla santità (che è realizzazione personale!) è universale, nessuno escluso.
Rif. Letture festive ambrosiane, nella VII domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore
Fonte immagine: Intrepidtravel
[1] Vd. Deut 7, 7
[2] Vd. Mic 5, 1
[3] Vd. 1Sam 16, 11
[4] Vd. 1 Sam 16
[5] «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme» (Is 66, 18-20)
[6] H. NOUWEN, Sentirsi amati, Queriniana, 1992, p. 45