Come faro che brilla nella pozzanghera: “Niente da dire – dice qualcuno -: bellissimo ma perfettamente inutile in quel posto”. Il principe, quello piccolino – il Piccolo Principe di Antoine de saint-Exupéry -, scrollerebbe le spalle, sornione com’è: “Cosa vi avevo detto quella volta?” Disse più o meno la stessa cosa, bacchettando il mondo adulto: «Li ho osservati da vicino (…) I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, loro mai si interessano alle cose essenziali. Loro non si domandano: “Qual’è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle? Ma vi domandano: “Che età ha? Quanto fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” Allora solamente loro credono di conoscerlo» Un faro che brilla nella pozzanghera gli adulti non lo sanno apprezzare: «Gli adulti da soli non capiscono niente – chiude il piccolo principe -, ed è stancante per i bambini dover spiegare tutto». Riprendesse oggi il microfono e la penna, forse aggiungerebbe una conclusione alla sua visione di come ragiona l’uomo: “Come da alcune cose non trai alcun guadagno ma un valore, così accade da alcune persone”. E, sedendosi tra i banchi di scuola, non stupirebbe di vederlo contraddire la maestra che mette in ordine d’importanza le materia da rispettare in base all’utilità che avranno per la vita: “Carissima la mia maestra – esordirebbe con la sua manina alzata – non c’è nulla di più utile nella vita di quegli studi, di quelle materie, che non hanno nessuna utilità”. Come dar torto a questo piacevole angelo in borghese? D’altronde ci sono cose, ci sono materie che quando ti imbatti in esse ti procurano la sensazione di correre su un tapis-roulant: fatichi, sudi, ti affanni ma non avanzi un millimetro. Poi, quando scendi a terra, senti i benefici ricevuti da quella corsa apparentemente inutile.

Nessun libro di letteratura, al pari dei Vangeli, mostra d’essere l’esaltazione dell’inutile: la celebrazione delle cose inutili. “Inutile” è aggettivo che paga dazio dello sprezzo che gli riserva nel senso più comune: «Che non dà alcuna utilità o vantaggio. Inefficace, che non produce il risultato voluto o sperato, che rimane senza effetto». Disprezzando l’inutile, dunque, si disprezza il sorriso, l’amicizia, la lavatrice fatta dalla mamma, la vita donata dal martire. La magia del tramonto e la poesia d’una carezza come il tocco del pianista. Dove c’è arte c’è inutilità, a sentire ragionare il mondo: “Han tanto tempo da perdere costoro, bisogna fare fatturato, questo è l’unico numero che conta!”. Risultato? «Perchè l’arte è bella? – si domanda Pessoa – Perchè è inutile. Perchè è brutta la vita? Perchè è tutta fini e propositi». Il Vangelo, a questo sfregio che si riserva all’inutile, non ci sta: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». Siamo stati come fari che brillano in mezzo alle pozzanghere: poetici, occasioni d’arte ma non abbiamo realizzato nessun guadagno”. Non guadagna soldi mamma lavando la biancheria ai figli, o il padre facendo da tassista alla famiglia. Neanche chi morirà al posto di un altro o chi, nella tempesta, presta un ombrello. “Cose inutili! Bisogna arrivare alla fine della giornata: questo è il punto!” Il fatto è altro, proverebbe a giustificarsi Gesù (pur sapendo di non avere bisogno di nessuna giustificazione): perchè una cosa non produce ciò che tu ti aspetteresti, non significa che sia senza alcun valore.

«Il guadagno è la felicità» hanno trovato scritto gli archeologi sullo stipite di una porta di Pompei. E’ la storia a tramandare che i pochi fortunati restano quelli che fanno una lavoro che farebbero anche gratis: la gioia di farlo è già un guadagno inestimabile. Si gioisce semplicemente facendolo, a prescindere dal risultato. Di questa gente il Vangelo assicura che, quando aprono bocca, i gelsi traslocano senza battere ciglio: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarsi nel mare, ed esso vi obbedirebbe». Inutile, nella grammatica del Cristo, è sinonimo di inestimabile.

(da Il Sussidiario, 4 ottobre 2025)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”» (Vangelo di Luca 17,5-10).

Una risposta

  1. Ancora una volta Gesù indica che ciò che pare “piccolo” agli occhi del mondo ,è tesoro grande agli occhi di Dio.

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