La parola “proposito” è una delle parole-chiave più inflazionate all’inizio di un nuovo anno, di una nuova stagione, di un qualcosa che abbia a che fare con un (re)inizio. A dare retta ad Oscar Wilde, i propositi non valgono granchè: «Sono semplicemente assegni che gli uomini emettono su una banca dove non hanno un conto corrente». L’agenda, poi, è uno degli oggetti più cult tra quelli che ci si procura (con bell’anticipo) all’approssimarsi di un nuovo anno: più è piena, più ci illuderemo d’essere importanti, saper ottimizzare il tempo, valere qualcosa nel grande ingranaggio della storia. Non bastano, però, un’agenda grandissima e una manciata di bei propositi per farsi trovare nella posizione migliore quando il nuovo anno aprirà i suoi vagoni. Questi oggetti, se proprio vogliamo, possono aiutarci ad immaginare il nostro futuro, cercare di rendercelo grazioso pur non conoscendolo ancora, darci da fare perchè i muscoli (del cuore) siano caldi.

Ogni anno che muore, però, ci ricorda che anche al suo inizio l’agenda era piena e i propositi bene in vista: poi, però, è andato com’è andato. Non è che si tratti di rivendicazione o di cattiveria, è che c’è una grandissima differenza tra il “futuro” e “l’avvenire”: il futuro è quello che pensiamo possa accadere, l’avvenire è ciò che accadrà a prescindere dalle nostre previsioni, dai nostri propositi che – a proposito – varranno quanto degli assegni emessi su una banca nella quale non abbiano conti correnti. Lasciare aperta la porta all’avvenire non è la stessa cosa di aprire la porta al futuro. L’avvenire non si lascia domare, prevedere, non si pianifica: si dovrà accogliere, qualunque esso sia. A differenza del futuro che, in tempi incerti, saperlo pianificabile potrà mettere un argine all’angoscia che ci abita certi giorni. La speranza cristiana è qui che fissa la sua tenda: regalandoci la certezza che, a prescindere da come andranno le cose, ci sarà un senso che vive dentro di loro. Per questo, quest’anno, quelli che giocheranno a perderci la speranza ci consiglia vivamente di lasciarli vincere. Ricordandoci di splendere.

Buon e Santo 2026!
don Marco Pozza

(da Specchio de La Stampa, 4 gennaio 2026)

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