Prima di tutto (il resto). Quasi una garanzia di autenticità, un incoraggiamento a non farsi prendere dalla disperazione: «In principio era il Verbo». In principio. Non è una quisquilia, visto che il difficile è sempre cominciare: «Nell’eternità tutto è inizio, un mattino profumato» (E. Canetti). Giovanni evangelista, penna sottile, non ha nessuna voglia di fare il presepe: alla magia delle statuine di pastori, zampognari e Magi, preferisce fissare il suo racconto alla sorgente di tutto, al principio della storia: nel momento esatto in cui tutto ha avuto inizio, in quel giorno – uno dei giorni qualunque per il mondo – in cui nessuno se l’aspettava e tutto invece è cominciato. Potrà succedere quello che succederà – sembra dire Giovanni nel suo esordio letterario – ma nessuno potrà smuovere di un solo millimetro l’inizio di questa storia ammaliante e inspiegabile: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Se qualcuno ancora sospetta d’essere venuto al mondo per caso, Giovanni ribadisce la sua certezza: c’è un Dio che, dall’inizio, ci sta tenendo per mano. E l’ha fatto nel modo più sconvolgente che si potesse anche solo immaginare: Dio – che poteva starsene comodo nella sua eternità di sofà – si è scomodato fino al punto tale da «farsi carne». E’ l’assurdo che ancora oggi infastidisce l’umano: in un mondo in cui gli uomini sognano di sentirsi Dio – e s’illudono di diventarlo al suono di cannoni, bombe e flauti – Dio sogna di farsi uomo. Il Vangelo resta la più lunga lezione di umiltà: non nega i punti di forza dell’uomo, ma è onestissimo riguardo alle debolezze. Che, non nascondendole, Dio sogna di trasformarle in trampolini verso l’eterno. Se l’uomo accetterà, ovviamente.
(Prima di tutto): delle miserie, fiacchezze, bazzecole, delle mille indigenze, prima di tutto «era il Verbo». Il mondo, indaffaratissimo nei suoi mille pensieri, và pensando anche di riuscire a scoraggiare il processo di Dio, con il suo bel camminare in mezzo agli uomini. Montagne di fango, carriole di fake news e valanghe di menzogne unite assieme non riescono a fare cambiare anche solo di un millimetro il sogno testardo di Dio che, con ancora maggiore convinzione, «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». In mezzo: non accanto, appena sopra, nell’appartamento vicino a noi, giusto in fronte a casa nostra. Proprio «in mezzo»: “tra i piedi” dirà qualcuno, “uno come noi” replicheranno altri. Dio non è uno di quelli che vede il mondo tutto rosa, senza spine, tappeti rossi e brindisi ovunque. Lo ribadisce all’inizio, in maniera tale che nessuno rischi di rimanere fulminato toccando l’altissima tensione dell’illusione: «La luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta». Dio non mette la testa sotto la sabbia: non nasconde la miseria e le tenebre della storia, ma assicura che dentro questa miseria nessuna tenebra riuscirà mai nel suo intento di spegnere «la luce vera, quella che illumina ogni uomo». Non avrà il potere accecante delle luci psichedeliche, l’irruenza dei fari negli stadio, la forza micidiale di quelli abbaglianti: resta luce di candela, fiamma di cerino, vampa di fuoco. Quanto basta, però, per avere l’occasione di lasciarsi illuminare e, una volta illuminati, d’iniziare a brillare noi di quella luce che illumina senza accecare.
La notizia Cristo ha preso casa «in mezzo a noi» per qualcuno di quelli che vivono negli scantinati appare un guadagno: d’ora innanzi quegli scantinati verranno rivalutati anche solo per il semplice fatto d’essere adiacenti all’Eterno. Se l’inizio è così, “certi inizi meritavano un’altra fine” bisbiglierà qualcuno nel vedere come sta andando il mondo. Dio, da parte sua, non si lamenta: sa bene che la partita finisce quando l’arbitro fischia. E per Dio la partita è ancora tutta da giocare. In barba ai qualunquisti già arresi, Lui è ancora in campo – «in mezzo a noi» – a mantenere desta la promessa fatta all’umanità: “Vinceremo noi!” Non ha detto quanto durerà la partita, se serviranno supplementari e rigori, se, ad un certo punto, sembrerà una disfatta su tutti i fronti. Ha detto soltanto l’unica cosa che conti qualcosa mentre si lotta: che il buio non riuscirà a vincere contro la luce.
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità (Vangelo di Giovanni 1,1-18).

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