Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

carte

Al bar, osservo degli uomini giocare a carte: si studiano, si rabbuiano, son lì a guardarsi di sbieco. Poi, d’un tratto, a rotazione, gettano le carte. Imprecano, bevono, sbattono: dalla furia che vi gettano dentro, pare proprio che da quella carta dipenda il destino dell’umanità. Della loro giornata, quanto meno. “Quanto sarebbe bello che i giorni dell’anno fossero come il gioco delle carte – mi dico osservando quella liturgia laica -: tenere questa, gettar via quella, preferirle quest’altra. Poi, d’un tratto, rimescolarle tutte, come se niente fosse accaduto”. Nessun giorno, a questo punto, sarebbe causa del successivo: nessuna azione, compiuta oggi, si andrebbe ad allungare sul giorno di domani. Ogni gesto andrebbe a concludersi alla mezzanotte del giorno, riazzerando tutto completamente. Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì. Poi il sabato e la domenica. Resterebbero sempre gli stessi, sempre sette – come le carte restano sempre le medesime – ma riapparirebbero ogni settimana diversi, divertenti, in vestiti sempre inediti, pronti a colpire di sorpresa. Ti immagini? Ogni settimana, ogni giorno, s’inizierebbe daccapo, sempre un’altra partita, diversa. Che poi, a mezzanotte, scadrà. Tutto si riazzera, sempre.
Ai greci piaceva questo vivere il tempo: vedere il lunedì ritornare uguale la settimana dopo; sapere che il martedì, se te lo sei perduto, ritornerà uguale fra otto giorni; non temere come sarà il mercoledì perchè, tanto, una volta conosciuto non cambierà mai vestito. Quand’arrivò Cristo, mise a soqquadro i calendari: “Non esiste giorno che, vissuto, non andrà ad influenzare quello che gli verrà dopo”. Con la netta conseguenza: “Non esiste che ci siano giorni che, fra un po’ di tempo, riappariranno uguali identici. Il giorno perso oggi resterà un giorno perduto per sempre”. E’ il tempo ordinario della liturgia (che inizia domani), sono i giorni che si colorano di verde nei paramenti del prete, nelle tovaglie degli altari, nei ricami dei fazzoletti liturgici: sono la maggioranza assoluta dei giorni dell’anno. Le feste, le solennità a confronto non sono che un pugno di mosche. Battono – non c’è competizione – pure i giorni colorati di viola: quelli dell’attesa, del lutto. L’anno, per la liturgia, è una partita di carte dove ogni giorno, giocandolo, produce un effetto domino su quello che gli viene dietro: un’azione fatta oggi non si concluderà a mezzanotte, continuerà la sua vita nel giorno successivo. E’ legge di natura, altrimenti il germoglio non si farebbe mai fiore, il fiore non diventerebbe frutto, il frutto non si trasformerebbe in marmellata. Lo spermatozoo, nell’ovulo, non diventerebbe mai bambino.
E’ dura vivere così, sapendo che la minima azione d’oggi andrà, anche se in maniera impercettibile, ad influenzare il destino di un giorno che mi accadrà fra quarant’anni. A viver così, sembra di maneggiare giorni caricati a salve, come la pistola d’un killer. Li capisco – non li apprezzo ma li capisco – gli ignavi, coloro che per la paura non fanno nulla: non è da tutti accettare il rischio di far accader cose i cui effetti andranno a prolungarsi senza fine nel tempo, come delle onde concentriche causate dal sassolino che ha toccato, appena, l’acqua. Li capisco quelli che rifiutano l’imprevedibilità di Cristo: è dura d’accettare, è angosciante e consolante sapere che può arrivare d’improvviso, senz’avviso, infilandosi nella più anonima e insignificante delle giornate. Andando a ficcarsi, senz’avvisaglie, nel più infimo dei giorni feriali. E, nascosto lì dentro, inizia a sparigliare le carte, ad accendere luci in cantina, a rovistare vecchi fascicoli nascosti in soffitta, a far nascere domande dove prima stavano comode le risposte. Stupisce, stordisce.
Ad un mazzo di carte assomigliano i giorni dell’uomo: urla, rumore, lacrime, sussurri, canti. E qui dentro, di colpo, una mossa inattesa, un che d’inaudito, un colpo di grazia. Solo un fabbricante di marionette, come il papà di Pinocchio, potrebbe creare giorni slegati tra di loro, in vendita singolarmente. Ciò che di nuovo il cristianesimo apporta è la reciproca dipendenza dei giorni tra loro: ciò che oggi mi appare irrilevante, domani potrebbe mostrare d’esser stato l’attimo decisivo.

 


Tempo d’Avvento e di Natale

I^ Domenica d’Avvento, L’attenzione di Veronica, 28 novembre 2021
II^ Domenica d’Avvento, Le cose belle hanno il passo lento, 5 dicembre 2021
Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, Centopercento donna, 8 dicembre 2021
III^ Domenica d’Avvento, Distinto e d’istinto, 11 dicembre 2021
IV^ Domenica d’Avvento, Confidenze, 18 dicembre 2021
Solennità del Natale del Signore, I Tre dell’Ave Maria25 dicembre 2021
Festa della Santa Famiglia di Nazareth, Cronaca di una famiglia in crisi, 26 dicembre 2021
Solennità di Maria Santissima, La discrezione fatta carne, 1 gennaio 2022
II^ Domenica dopo Natale, La salvezza si consegna a domicilio, 2 gennaio 2022
Solennità dell’Epifania del Signore,  Il “marameo” dei Magi ad Erode, 6 gennaio 2022
Festa del Battesimo di Gesù, Il solito (non) raccomandato9 gennaio 2022

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