La vita, giorni fa, senza chiedermi permesso mi ha chiesto di accompagnare in cimitero mio padre: ho dovuto fare i conti con la morte, da figlio prima che da sacerdote. La morte, chiaro, esisteva già prima che morisse papà: per mestiere l’avevo incontrata, accarezzata, narrata. Prima della morte di papà, però, – mi accorgo adesso – era come se l’avessi vista con il binocolo: stavolta l’ho vista con la lente d’ingrandimento. Non mi sono arrabbiato tanto con lei. L’ho dovuta pure ringraziare perchè, qualche settimana prima, era come se avesse suonato il campanello: “Fra qualche giorno passo, preparatevi”. Una gentilezza salvavita la sua che, senza risparmiarci le lacrime, ci ha impedito di disperare: tra il pianto e la disperazione c’è il confine tra vivere e sopravvivere. Abbiamo preparato assieme a papà le “valigie”, l’omelia funebre, i testi: «Non esiste separazione definitiva finchè esiste il ricordo» (I. Allende). Esistere, se ci pensassimo, è vivere e morire.
Tra la folla, al funerale, un amico fotografo: «Un po’ mi vergogno – ci scrive la sera prima – ma invece di un mazzo di fiori mi piacerebbe regalarvi qualche scatto mentre salutate papà». Lui, Gigi, ha immortalato con il suo genio gli attimi più suggestivi della nostra vita: nascite, battesimi, sguardi, matrimoni, incontri. Passare lo sguardo sulle sue fotografie è ricreare la tempesta di battiti di quel giorno preciso. Non avevo pensato, finora, ad un album che immortalasse il funerale di un amore. Quando ce l’ha suggerito, subito: «Bellissima idea: grazie, amico!» La sua idea – solamente chi si ostina a non calcolare la morte nella vita può giudicarla idiota – mi è parsa simile a quel bambino che, nella morte di un essere amato, se ne esce dicendo quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime e ci salva. Lo stringi forte a te.
Quando ho contemplato i suoi scatti magici, più che piangere sono stato più grato alla vita: nella mia collezione privata di fotografie, mi mancava di vedere il volto di mamma rigato dal pianto, il volto bambino di mio fratello, il mio volto. Era come se all’arcobaleno della vita mancasse uno dei suoi sette colori: non sarebbe più un arcobaleno.
(da Specchio de La Stampa, 15 marzo 2026)
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(photo@ArteFoto di Gigi Abriani)

Una risposta
Sei sempre una persona positiva…ti ringrazio per le tue pillole