In quella casetta, abbarbicata sulle colline della città di Giuda – raggiunta «in fretta» – fu la Donna del Medico e la Donna della medicina. Alla sua cugina, rimasta gravida nonostante l’avanzare dell’età e le perplessità della ginecologia, presentò in anteprima il Medico, quand’era ancora nel suo grembo: «Benedetto il frutto del tuo grembo!» Medico che, bizzarrie del Cielo alle quali le due donne erano avvezze, funge anche da medicina: «Appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo». Situazione alquanto bizzarra: non solo il Medico è anche medicina, ma ad Elisabetta basta sentire la voce che annuncia l’arrivo del Medico e della medicina per iniziare a stare bene lei e il suo bambino: «Dio è medico e medicina» disse, un giorno, san Leopoldo Mandic che, come tutti i santi, ammetteva le sue frequentazioni continue con la Gran Madre di Dio. A casa della cugina, dunque, il Medico e la medicina, ancor prima di fare ingresso dentro casa, hanno iniziato a produrre l’effetto collaterale indicato dai profeti, anzitempo: «Ha sussultato di gioia». La gioia, nella casetta piena di giubilo di Elisabetta e Zaccaria, è il primo effetto collaterale dell’arrivo del Medico e della medicina. Basta avvertirne i passi, udirne la voce in mezzo al vociare confuso, avvertire le vibrazioni d’un respiro diverso dagli altri perchè la gioia inizi a mettere radici. Un raddoppio di gioia per Elisabetta: non soltanto per la nascita in corso dentro di lei – «che tutti dicevano sterile» – ma soprattutto per la visita inattesa del Medico con la medicina incorporata. Il suo stesso Dio.

A porgerle Cristo è Maria in persona. Stavolta non è solo la cugina di mille confidenze, di un’infanzia condivisa, il sangue dello stesso sangue. Stavolta sua cugina, Maria, le appare d’una maestosità inaudita al punto da complimentarsi perchè non era per nulla semplice fare ciò che Lei fece con semplicità fanciulla: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Della serie: “A molti è stato prospettato molto, ma in molti han sospettato che il tutto promesso fosse soltanto una fuffa. Una truffa. E han lasciato perdere. Tu, invece, no: sei grandissima, cugina. La più grande di tutte!” E Maria, in risposta, le regala il sunto più spettacolare dell’intera storia della salvezza. Nel breve giro di un canto, il Magnificat, le rilegge come nessun altro era mai riuscito prima, la storia dell’Amore travolgente di Dio: riannoda tutti i fili, unisce tutti i puntini, le fa dono di uno sguardo capace di accorgersi di ciò che Dio ha fatto per noi. Non è facile nemmeno per Elisabetta arginare quest’ondata di gioia, ma Dio è così: se non esagera non sarebbe più Dio. Magari non capisce tutto – “Cara cugina, sai che quando una è innamorata non capisce più nulla – ma si fida dello sguardo di Maria: l’amore è capace di leggere quello ch’è scritto nella stessa più lontana, l’odio acceca al punto tale da non riuscire a vedere ciò che abbiamo sulla punta del naso. Loro due, invece, sono due artiste che hanno tanto sofferto prima che il loro incontro avvenisse: «I soli che frequenterei adesso sono gli artisti e coloro che han molto sofferto – scrive Oscar Wilde -: quelli che conoscono la bellezza e quelli che conoscono il dolore: nessun altro mi interessa». Bellezze sofferte.

📸 Giotto di Bondone, Dormitio Virginis, 1312-1314

Alla Donna che portò alla cugina Medico e medicina, il Cielo riservò il più bel trattamento mai concesso a creatura umana: «Maria assunta in Cielo». Non permise alla morte di lambire quel corpo di Madre. Se la morte entrò quaggiù, nel mondo, «per invidia del Demonio» (Sap 2,23), non concesse al Demonio di mettere mano al Corpo di sua Madre: “Giù le mani da mia Madre, Maledetto!” Riservò un trattamento di favore alla Donna che più di tutte le fece il favore e la Grazia d’affittargli il grembo perchè Lui diventasse uno di noi. L’Assunzione in Cielo di Maria è la prova evidente che il Maiale perderà la battaglia finale: basta che ne scappi uno, certe volte, per impedirti di gridare al mondo che hai vinto. Il Demonio teme Maria, assunta (a tempo indeterminato) nella scuderia del Cielo.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua (Vangelo di Luca 1,39-56).

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