Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

L’appuntamento è all’alba, appena dietro quel molo al quale se ne stanno attraccate le vecchie barche. Per lo più rattoppate. Niente di eccezionale: lo chiamano "il sedile del pescatore". Profumo di salsedine e volo di gabbiani, infrangersi di onde e odore di pesce. Urla, bestemmie e grida: la colonna sonora di un porticciolo propizio alla pesca. Imbarcazioni da sciacquare, garzoni da ripagare, reti da riassettare. Ma anche un pugno datteri, pane azzimo e bicchieri di bevande inebrianti. Poi pesci da sciogliere – se il mare non ha tradito – per poi rifilare. E campare. E’ gente ignorata, uguagliata da quel fare rozzo e selvaggio, dalla pochezza di parole e dal calore delle gesta. Dal linguaggio spigliato, infuocato e pungente. A Tiberiade li chiamano "il popolo della notte" perché nell’oscurità battono remi come nessun altro. E macinano miglia a piacere su quel mare chiamato Arpa.
Anche se della musicalità non tutte le notti ne ricorda l’armonia!
Questa è l’ora prima, l’attimo in cui la notte s’arrende e cede il posto alla luce: "O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco. Di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne come terra deserta, arida, senz’acqua". L’ora dei conti, delle delusioni, dei sorrisi. L’ora in cui i sogni paiono morire per mollare il posto all’incedere dell’esistenza. Non per il figlio di Zebedeo, all’anagrafe Simone. Ma solo all’anagrafe del casato. Battere i remi è navigato mestiere, pigliar pesci il sogno di neonato, far castelli in aria diretta conseguenza degli occhi poggiati sull’orizzonte. Mentre s’avvicina, uno stile singolare: barba trascurata, mani a strusciarsi sulle sdrucite tele dei pantaloni, le vene che danzano sulla pelle ruvida e i passi lenti ma definiti dell’uomo concreto.
E’ lui, Simone di Zebedeo, pescatore ebraico, suonatore di barche nel mare Arpa, capociurma riconosciuto. Stimato. Discusso.

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Da umile pescatore a primo Papa: non male come "carriera". Pensando, soprattutto, com’era iniziata: sembrava non ci fosse feeling tra voi due?
Attenzione a come parli: non dire teologiche castronerie per favore (e il volto si contrae con severità). Non avrei mollato sulla riva un patrimonio d’investimenti, di affetti e di sogni se quegli occhi non m’avessero inquietato. Voi adesso, stanchi d’immaginare un cristianesimo creativo e drammaticamente afflitti da tradizioni sviate, v’appisolate su idee inesistenti. Ma all’inizio non fu così. A me, pescatore d’un villaggio anonimo di pescatori, venne chiesto d’immaginare un modo diverso di vivere, di sognare, di pensare. Di saltare lo steccato, di alzarmi dalla banalità del tempo, di non bighellonare negli oratori del mio villaggio. Altro che semplice maquillage: Quello chiedeva di mettere in gioco la faccia. La fantasia. Il coraggio. Smettetela con questo feeling mancato.

Della vostra generazione si continua a parlare nei meridiani e paralleli terrestri. Eroi e poeti, musici e narratori. Suonatori, teologi e giornalisti. Ma che rapporto s’era instaurato con quel genio del vostro Maestro?
Di disarmante tenerezza (e il volto quasi improvviso s’addolcisce). Possedeva l’arte sopraffine di riconciliare le diversità. Tu immagina la geografia di casa nostra: tra me – ribelle riconciliato – e Giovanni – il mansueto coccolone – c’era posto per tutti: tipi bizzarri, irrequieti, turbolenti, monelli incorreggibili, stravaganti, insoliti, estrosi. Disordinati, perturbatori ed esagitati. In faccia al mare Arpa capivamo d’essere discendenti non dell’homo sapiens ma dell’homo demens. Eravamo ignoranti, analfabeti e idioti. E Quello, moltiplicando e mai dividendo, costruì il teorema dell’uomo che, agganciato all’Uomo, insegna a diventare uomo.
Il Gesù che ho conosciuto io era un ineguagliabile facitore di stile.

Divenne celebre quella notte di pesca infruttuosa. All’alba – dopo ore di non pagata fatica – uno s’arrischia di farvi tornare in mare. Col sole a picco, se non erro: roba da far ridere i pesci!
Ormeggiate erano le barche. Ma ormeggiata era anche la nostra vita. Stanca, sfiduciata e triste. Malinconica, insipida e solita. Due possibilità: o il tram-tram improduttivo o la follia di ri-tornare in mare. Sia chiaro: tra me e Lui chi se ne intendeva di pesca ero io. Gliel’ho detto, ripetuto con tutta la mia veemente naturalezza, fatto capire che il sole non è partner ideale per delle reti da riempire. Ancor oggi qualcuno m’addita come il pescatore sfacciato: ma far finta di niente quando le reti sono vuote, a casa mia è pazzia! Come per me sarebbe stupido evangelizzare dove non c’era nessuno. Per me! Ma lui scrutava la rete, ci girava attorno, la scioglieva tra le mani, ci avvicinava gli occhi… come a sfottere teneramente: "Sarai anche dotto di pesca, ma i pesci dove stanno allora?" Come contraddirlo? Cosa dirgli? Che fare? Le reti Gli davano ragione. Intasco, ri-torno in mare (bisbetico come non mai) e me ne torno sconfitto dalla sua ragione. Lì ho capito l’eccentricità di quella Voce. Entrai vestito da Simone pescatore di pesci, all’uscita avvertii la fecondazione del Pietro pescatore di uomini. Stranezze assaporate troppe volte…!

In presa diretta vi siete imbattuti nella novità della storia. Dalle rive di Tiberiade al pretorio di Ponzio Pilato s’è consumata la storia dell’amicizia tra la semplicità della gente e la semplicità semplice dell’Altissimo.
Un giorno ricordo che, a Maestro assente, lungo una stradina secondaria, facevamo tre conti. Io, mio fratello, Giacomo e qualche altro. Ci chiedevamo – attenti a mantenere un tono di voce dal profilo basso – chi di noi fosse il più grande. Ma così, tanto per fare. Anche se, sotto sotto… Serrata la porta di casa, arrivò un acquazzone sulle nostre teste. La tempesta del Maestro ancora una volta c’avea sorpresi in alto mare nelle nostre miserie. Si, fu un’amicizia unica, strana, passionale e appassionante. Tanto era burbero con noi nelle piazze, quanto esagerava nella tenerezza attorno al camino: attento alla minima tristezza, affettuoso e discreto, appassionato e appassionante, compassionevole ed eroicamente testardo. Misericordioso: parola mia! Quanta gente ci presentò a casa: donne sfinite e giovani madri, imprenditori, ladri ed esattori. Scribi, farisei e analfabeti. Sporcaccioni, truffatori e funamboli. Ogni giorno sembrava un carnevale di gente: eppure lui toglieva ad ognuno la maschera e registrava una storia di rivoluzionaria amicizia.

Se allunghiamo lo sguardo oltre la carezza del molo, dal sedile del pescatore si scorge una chiesa affaticata, Simone. Che non rischia più, che agli uomini preferisce i pesci, agli areopaghi le sacrestie, all’immaginazione una tradizione traditrice. Simone, cosa sta succedendo: le chiavi ce le hai tu!
Sento che in questi giorni vi state chiedendo se il Papa veste Prada, sento che il Camillo Cardinale chiede scusa per aver pregato poco in 17 anni di porporato, che il Martini da Gerusalemme grida le nefandezze perpetrate nella nostra zattera. Sento di suicidi e omicidi, fratricidi e bombardamenti. Vedo Bush entrare e uscire come un amico d’oltralpe, scorgo cardinali messi "sotto contratto" dallo showbiz, vedo bambini trattati come giocattoli gonfiabili… Vedo! Vedo, e un po’ m’impaurisco, perchè la mano del Maestro inizia a muoversi, quasi volesse fischiare la fine della partita. Ma una mano di donna lo stringe al suo petto. Non so cosa significhi. Ma so chi è Lei: a Cana di Galilea un giorno sfidò il cielo con la sua maternità. Inginocchiatevi e pregatela: è la vostra salvezza!

Il Caravaggio pittore s’ispirò volentieri alle vostra gesta folli. Cristiani con la schiena diritta, non con il collo storto. Pure tu al misticismo di Giovanni preferisti il "faccia a faccia" con il Maestro di Nazareth. Agli incensi la schiuma delle onde. Al fascino della schiavitù il rischio della libertà. Della tua libertà!
Fiero, nella mia fierezza, d’essere stato un provocatore. Ho tentato di pro – vocare, cioè chiamare avanti, chiamare fuori. Non è che mi divertissi a passare per pazzo. La pazzia non è stata una mia scelta bizzarra, estrosa, qualunquista. E’ stata volontà esplicita della Voce chiamante. Ha ragione J. Descalzo quando afferma che l’amore folle di Gesù tutt’oggi deve sopportare qualcosa di più atroce della morte stessa: la tortura quotidiana di vedersi ridotto alla mediocrità, addolcito, edulcorato, mitigato, alleggerito, rimpicciolito, fatto noioso, compassionevole, insulso, reso digeribile ogni Settimana Santa perché no disturbi troppo, perché si adatti alle nostre misure e ai nostri calcoli.
Gli struzzi (che se non sbaglio ingoiano qualsiasi cosa trovino) al vostro confronto paiono esseri delicatini, un po’ schizzinosi. Quasi fossero sottoposti a dieta speciale!

Simone. O Pietro?
Simone è la storia di un pescatore che sognava all’ombra del levatoio. Pietro è l’avventura di un uomo sognato nelle altezze celesti. E’ la dichiarazione d’amore di un Dio che ha scommesso la sua faccia sulla mia debole povertà! Un giorno pensai di morire. Nel bel mezzo di una discussione, improvvisata alle porte di Cafarnao, gridai ciò che stringevo dentro da mesi, cioè che per me Lui era Dio, nella sua nudità e crudezza. Lui si voltò improvviso, mi scaraventò addosso quegli occhi graffianti e mi fece sobbalzare il cuore: "Tu sei Pietro – mi intimò – e su questa pietra io edificherò la mia chiesa". Fu la firma di una fiducia sbocciata mentre salutavo le mie tristi reti da pesca.

Pietro, ma che tipo era il Rabbì?
(improvvisa arriva una folata di vento che gli strapazza i frastagliati capelli). Eccolo: "parli del diavolo e spuntano le corna", come dite voi laggiù. Un vento di follia fu per me quell’uomo. Lo conobbi, lo ri-conobbi, ma non mutò mai lineamenti: rabbioso e irridente nella sua maternità. Scompigliava, sollevava, trascinava, sconvolgeva, sbuffava, scombinava, scuoteva, sradicava, spazzava, schiaffeggiava. Direi che faceva molto bene il suo mestiere! Sento che laggiù lo immaginate biondo, figlio genetico di Ratz Degan, discendente estetico di Angelina Jolie e figlio spirituale dalla testina inclinata. Magari con un sorrisino beffardo sull’apice destro della boccuccia mentre batte i pugnetti tra di loro "stile Winnie the Pooh". Immaginate pure. Ma prestate attenzione: svegliatevi presto, perché qui inizia a piovere. Vedi quella costruzione? Guarda le fondamenta: sulla sabbia. Mi viene in mente quella strana immagine congegnata di sabbia, roccia, vento e pioggia che tratteggiò un giorno il mio Maestro…!
Se qualcosa ho capito di quell’Uomo, penso proprio che sulla Croce il mio Maestro non soffrisse per la croce, ma per ciò che vedeva dalla Croce.
Il suo fu sin dall’inizio un osservatorio pericoloso…

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Ne Il vecchio e il mare di E. Hemingway, per 84 giorni il vecchio pescatore non prese pesci  E se ne tornò a riva con la barca vuota, faccia triste, ferito orgoglio. Fac simile della storia di Simone, pescatore evoluto in Pietro, se un giorno non avesse captato l’origine vera di quella pesca infeconda.
Problema era che stava pescando dalla parte sbagliata della barca.

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