Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Considerava i propri rapporti col Padre come una partita di  meriti da registrare con pignoleria contabile. Nella sua aritmetica pedante i conti tornavano esattamente.
A dire il vero, c’era un piccolo avanzo sotto la voce “avere”: “un capretto per far festa con gli amici”. Il Padre gli doveva un capretto. Soltanto così il bilancio “pareggiava”. Non se ne dimenticasse, il vecchio.  altrimenti avrebbe provveduto  lui a ricordarglielo, a rinfacciarglielo, non appena se ne fosse presentata l’occasione.
Questo figlio maggiore, questo lavoratore infaticabile, quest’uomo d’ordine, questo buon cristiano, ha il torto di declassare il Padre al ruolo di ragioniere, affibbiandogli l’incarico di tenere coscienziosamente la contabilità delle sue opere buone, dei suoi meriti.
Ha il torto di pretendere che i conti tornino sempre. E rimane scandalizzato al ritorno del prodigo, costatando che la sua aritmetica è andata a rotoli. Che il padre ha fatto una gran confusione sui libri contabili.
Fino allora, capretto a parte, i conti tornavano esattamente. Adesso non più. E il Maggiore entra in crisi.
Non aveva mai avuto il coraggio di porsi la domanda: è più lontano dalla Casa quello scapestrato  che l’ha lasciata pestando i piedi, oppure lui che c’è rimasto senza amore?
Ricompare all’orizzonte quella canaglia di fratello. Il Padre, impazzito, all’improvviso ha buttato sul libro dei conti il peso del proprio cuore. Succede il finimondo. Il cuore combina di questi pasticci. C’è incompatibilità tra cuore e cifre.
Il Maggiore si scandalizza del Vangelo, perché gli manda all’aria la sua contabilità.
Scopre, con stupore e sospetto, che il centro della Casa non è il regolamento ma il cuore del Padre.
E non si rassegna ai comportamenti imprevedibili di quel cuore, alle bizzarrie di quell’amore.
Una formazione religiosa articolata sulla legge, sul regolamento, sforna dei “praticanti”. Non dei figli. Non degli innamorati. Non dei cristiani.
Chi rimane nella Casa senza amore è un disertore.

(don Alessandro Pronzato, a proposito della parabola del Padre Misericordioso)

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