Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

lampadinaDi quel che è stato rimane solo una scatola. Grande, piccola, vecchia, recente, di carta, di latta. Per gli ordinati – nati con il fiuto per il posto giusto – sarà facile ritrovarla quando ritornerà Natale. Per gli altri è un punto interrogativo, prima parcheggiata in un angolo, ostacolo su cui inciampare distratti, poi messa via senza riflettere e chissà-dov’è-finita. Per gli uni e per gli altri, gli ordinati e i caotici, il Natale è alle spalle. Nella scatola il Bambino, Maria, Giuseppe, i pastori, i Magi, la Stella… e tutto lo splendore di un tempo in cui ascoltiamo l’inaudito, diciamo l’incredibile a dirsi, contempliamo il mai-visto-prima-di-allora: un Dio che si è fatto uomo. Una scatola – se ci pensiamo – contiene la rappresentazione visibile di questo Mistero senza pari e ce la restituisce ogni anno. Quando, ancora una volta, ci appresteremo non a mettere su un teatrino, ma a celebrare quel dono da parte di Dio, di cui non potremmo mai esserGli grati abbastanza: Se stesso.
Gli ultimi ad arrivare su quella scena che allestiamo ogni anno sono sempre i Magi. Il ritardo non è un capriccio da vip: sapienti e volenterosi ricercatori di senso, vengono da un paese lontano e si sono incamminati fidandosi di una stella. Di quell’astro che indicò il Bambino più volte rischiamo di perdere la scia durante il tempo di Natale. Tutte le volte che il clima di festa mondana si sovrappone alla contemplazione misterica. Tutte le volte che il senso del Natale viene tradotto in azioni contraddittorie: quando – succede – l’annuncio di pace diventa canto di guerra (persino in famiglia); quando il silenzio adorante si tramuta in chiacchiere e mugugni; quando la pazienza mite dei protagonisti si fa fretta isterica in noi. Forse accadde anche ai Magi, che finirono per chiedere informazioni ad Erode, la persona meno adatta: segno che perdere di vista la stella o tradirne il significato, ci porta dove non dovremmo andare, essere, vivere. Una stella persa di vista o tradita può far male. 
C’è anche il rischio, finito il tempo del Natale, che tutto-proprio-tutto venga riposto e in quella scatola finisca, con le statuine, anche il senso del Mistero dell’Incarnazione. Eppure basta poco – una preghiera, un pensiero, un’immagine – per ritrovare quell’astro luminoso che condusse i Magi e riconduce noi a quell’atto d’Amore nel tempo, nella storia, ma sempre attuale nel suo darsi, che è stato il vero, incommensurabile dono di quel Natale e di tutti i nostri Natali. Che il nostro nuovo anno, arrivato da poco, possa essere quello di viandanti che conservano, come in una tasca, il ricordo di quella stella, per accarezzare, di tanto in tanto, l’evento di salvezza di cui si è fatta preziosa indicatrice: la nascita nella carne di un Dio che ci ama in un modo sconvolgente e portatore di gioia. Una «gioia grandissima» (Mt 2,10).
«Dentro la tasca di un qualunque mattino/dentro la tasca ti nasconderei/e con la mano, che non veda nessuno,/e con la mano ti accarezzerei» (Gianmaria Testa, Dentro la tasca di un qualunque mattino)

Buona settimana!


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