C’è una bellissima magia strettamente legata ad una data del calendario: è il giorno del nostro compleanno. Giorno che, per me, cade oggi. Era dicembre, c’era la neve e a casa arrivò l’annuncio di una doppia nascita: quella mia, anche la nascita a “mamma” della donna che mi ha partorito, la nascita a “papà” del ragazzo che era mio padre. Mi misero nome Marco che, da quel giorno, diventò il mio nome eletto. Quando, anni dopo, chiesi il perchè di questo nome – era un compito per casa che ci aveva dato la maestra: “Perchè vi chiamate con questo nome, bambini? Chiedetelo a mamma e papà?” – a spiegarmelo fu la mamma. A ragione, visto che era stata lei a proporlo in famiglia: «Quando, a sedici anni, lessi il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis – mi spiegò commossa –, conobbi la storia di un bambino che si chiamava Marco e che si mise a cercare la mamma ammalata e dissi: “Se un giorno avrò la grazia di diventare mamma (e sarà maschietto) io lo chiamerò Marco». Divenne madre a trentatrè anni la splendida ragazza ch’è diventata mia mamma. A sedici non aveva ancora conosciuto quel ragazzo che diventerà mio papà, ma già sognava di chiamarmi Marco.
Mi bastò questo.
Quella sera capii il non-detto di quella spiegazione: non era arrivato a caso e nemmeno mi misero il primo nome che passò loro per la testa. Quando lessi il libro “Cuore” capii che mistero d’amore fosse nascosto dentro il mio nome: era come se avessi già vissuto un’altra vita e indossato un’altra storia. Ogni anno, la notte che inaugura il mio compleanno, mi rileggo sotto le coperte il racconto di “Marco dagli Appennini alle Ande” contenuta nel libro “Cuore” di De Amicis. E capisco meglio la mia storia di adesso. Finendo per festeggiare una sorta di doppio compleanno: ricordo il giorno in cui sono nato e, per immeritata fortuna, il giorno in cui mamma e papà mi hanno fatto capire cosa sia venuto a fare io a questo mondo. Perchè nascere è bellissimo, ma scoprire il perchè si è nati è altrettanto bello, come se fosse una seconda nascita.
Un doppio compleanno.
(da “Specchio” de La Stampa, 21 dicembre 2025)