Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Soggetto, verbo e complemento oggetto: quanto basta
per far camminare una frase di senso compiuto. Tutto il resto è un’aggiunta.
Arricchente, dotta, ingegnosa. Ma pur sempre aggiunta: pronomi – personali,
riflessivi, dimostrativi – predicati nominali, apposizioni, complementi di
varia natura, durata e provenienza. Preposizioni, costrutti verbali, aggettivi.
A che serve giocare con le parole, con le sfumature di sinonimi e contrari,
d’avverbi e lessico forbito se poi la frase manca del senso? Il registro della
maestra diverrebbe un cimitero di insufficienze. Quaggiù è un’esigenza
grammaticale. Lassù è un’esigenza d’Amore. 613 erano nell’antichità i precetti
da osservare: con relative, innumerevoli e minuziose prescrizioni da essi
derivate. E ad essi congiunte. Poi un giorno i farisei, sull’onda di una
sconfitta tra sadducei e Messia, tentano la prova del nove. All’Uomo di
Nazareth chiedono di eleggere il precetto più grande: "Maestro, nella Legge, qual’è il grande comandamento?" (Mt
22,34-40). E lui, sull’esempio della vecchia maestra delle elementari, rammenta
la saggia regola grammaticale: soggetto, verbo e complemento oggetto. Ossia:
l’Amore a Dio e l’amore al prossimo perché la vita sia una composizione di
senso compiuto. Straordinaria capacità di sintesi: in due righe – e forse uno
sguardo – riassume tutta la
Legge e tutti i Profeti.

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Questione di sapienza e di bellezza. Perché nessuno
s’addentra in sogni, progetti e incontri se non per una sorta di magnetismo
della bellezza, d’attrazione della Verità, di seduzione. Shaul-Paolo scrivendo
agli amici di Filippi ha concentrato tutto il senso della sua esistenza in due
verbi: "Corro perché conquistato"
(Fil 3,12). Vinto, sedotto, ammaliato. Un Eterno che non faccia sbocciare
l’umano non trova cittadinanza alcuna tra le pieghe della Scrittura Sacra. E
forse nemmeno interesse. Perché Lassù non conterà la grammatica, ma il senso
dell’intera frase. Dell’Esistenza. Non servirà conoscere la scala musicale, il
valore delle battute, l’arte del solfeggio: quella è la preparazione.
All’Autore della Vita interesserà la musicalità, la composizione, il brano. Di
una consolazione disarmante la scuola del Vangelo: fornite le regole grammaticali
lascia tutto il tempo per l’elaborazione del componimento. Fantasia, creatività
e ingegno. Passione, costanza e impegno. Ordine, ri-ordine, perfezionamento.
Consultazioni, ammodernamenti, ritocchi. Libertà e responsabilità. Tra il
foglio bianco e la musica suonata ci sta tutta l’esistenza da usare. E più uno
affina l’esistenza, insegue l’Amore più il suo volto diventa splendore.
Bellezza. Irradiazione dell’Eterno. Perché s’avvicina al sogno di Dio: che la
felicità s’incunei tra le fessure dell’anima.
 Dalla pedana
della gloria al quotidiano della vita: "Andare
a dormire consapevoli d’aver sbagliato il meno possibile"
. Perché essere
campioni nella vita è più complicato che esserlo nello sport. Parola di
Valentina Vezzali regalata l’altro ieri ai bambini della Scuola Comini di
Padova. Con una postilla: "Non mollate
mai"
. Identica legge s’adotta nell’addestrare l’anima: non mollare mai.
Esercizi, declinazioni, paradigmi. Traduzioni, memorizzazioni, tabelline. Tutto
conta. Ma in vista dell’obiettivo finale: che il componimento sia armonico agli
occhi dell’Eterno.

Un Eterno coinvolto e coinvolgente nella casa
dell’uomo.

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