Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Se è vero che sono giovani qualunque… figli della piccola borghesia, cresciuti in
parrocchia, vittime di una rabbia che prende poi il sopravvento con furti,
rapine, aggressioni e come outback lo
spaccio di droga, allora dov’è la diversità con tantissimi altri angoli di
mondo, d’Italia dove la quotidianità è tessuta della stessa trama? Dopo Anno Zero che ha tacciato Padova di
essere "figlia di un Dio maggiore", adesso il viaggio verso una denigrazione
irresponsabile passa attraverso le pagine di Panorama, il settimanale diretto
da Pietro Calabrese. Un viaggio dentro un quartiere, forse per interesse
definito troppo presto "Guizza bronx", alla ricerca esasperata di frammenti di
disperazione da ingigantire per poi vendere come prodotto. E questi mezzi di
comunicazione sanno di raccogliere ciò che loro da tempo seminano. Non accettano di mettersi "in cooperativa" con loro ma
preferiscono creare una cultura della morte a loro spese, investire tanto sul
virtuale (reality show, programmi trash, pornografia) a scapito del reale.
Prima li imbambolano, poi li accusano! Per poi scandalizzarsi – o peggio ancora
stupirsi (ma questo è "stupore"?) – che questi loro prodotti si buttino come
avvoltoi sulle uniche cose che sembrano richiamare l’infinito: il sesso, la
violenza, la notorietà.
Penso che se durante tutto
l’arco della storia umana non ci fossimo stancati di risvegliare l’anima
nell’uomo, l’umanità sarebbe diversa. I ragazzini nostri vanno educati ad avere un’anima. Ai loro corpi non
basta la legalità. Il vero deterrente è il peccatore
pentito che cambia vita e diventa faro per i naviganti della storia.
L’esaltazione del reato commesso fa esultare, vendere e dibattere, ma non fa
maturare l’umanità.
E poi la conclusione ridicola di quell’articolo: "in Veneto sono i ragazzi apparentemente normali
quelli che preoccupano di più". Forse sarebbe bene chiedersi cosa intendano
loro per "normalità". A me sembra sia diventata un’eccezione! O forse la
normalità autentica non garantisce audience a nessun boss. Quella di don
Egidio, il parroco di quell’angolo di umanità, era una storia degna da raccontare.
Un prete, un "riparatore di brecce" – come scrisse il vecchio Isaia – un uomo
che ogni mattino quando getta l’occhio su quel muretto sogna di trovare
qualcuno disposto a raccontare i germi di speranza della sua parrocchia!
Quelli sì che
stupirebbero!

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