Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Nuvole
all’orizzonte e profumo di pioggia rammentano al viandante che è preferibile
rimandare la partenza. Per i palati fini, basta fiutare l’aria, posare gli
occhi sulla rugiada, tradurre la voce del gallo. Della natura. Di se stessi. Ci
s’incammina se abbiamo presupposti probabili per riuscite fortunate: la
convinzione sembra non importare. Tutto relativo alle perturbazioni.
Meterologiche, culturali, sentimentali. Partenza per una scalata, per un
viaggio, per una scampagnata. Per una scelta di vita.
Tanti ragionano
così. Troppi ragionano così. C’è un rifugio, però, – non annoverato dal CAI –
in cui più le perturbazioni minacciano, più sembra crescere la voglia di
partire. Rifugio – il Seminario Maggiore di Padova – in cui s’allenano atleti
strani: purosangue qualcuno lo è, ma apparentemente sono incapaci di cogliere
l’attimo giusto per scattare. Eppure a scuola apprendono – con fatica – come
leggere i "segni dei tempi". Tommaso è uno di questi. Nei muscoli abita una
storia che non affonda nell’ovvietà, nel "pane che manca", nella sicurezza di
un clergyma che faccia da contraccettivo al mondo. E’ storia giovane: sogno e
follia, fatica di giovinezza e profumo di sapienza, stupore di Dio e passione
per l’uomo. Domani firmerà una delle ultime rifiniture davanti al suo Vescovo.
Poi sarà avventura pura sui pascoli di Dio.
A pensarla da
escursionista, il momento per partire non è dei migliori. Ad essere "esperti del settore" è deleterio scommettere
su di lui, su uno sprovveduto. Se lo incontrassero a Ponte Milvio,
lucchetto in mano, a scarabocchiare graffiti – "sei la mia toporagna", "panzerottina mia", "tigrotta e tigrino fanno
una coppia felicemente felina"
– forse firmerebbe più credenziali. Magari troverebbe
agenti fiduciosi. Ma sembra non capirci ragione: e allora…che vada! Che diventi
pure prete, ma che sia un prete bello: per guardare in faccia le persone. Per
accostarle. Per incrociarle. Che sia un prete innamorato: del suo Dio. Della
sua gente. Della sua scelta! Non brillerà: perché oggi un prete vero non può
brillare! Ma almeno non dovrà mettersi occhiali finti per camminare nel mondo…
Un giorno una
nonna disse con orgoglio: "mio nipote
diventa prete!"
Una sua comare, vestita di ignoranza post-moderna, rispose
convinta: "Piuttosto che si droghi…".

Gli
"straordinari". Ovvero: il contratto lavorativo di Dio!

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