Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

clochardL’insurrezione dei mezzadri per un salario ai loro occhi discutibile, l’alternata disponibilità di due figli a lavorare nella vigna, la famelica uccisione del Figlio del Padrone da parte di braccianti affamati di poderi. Eppure oggi, nonostante i presupposti non fossero dei migliori, fuori di quella vigna – magari all’angolo del podere o nel silenzioso brusìo di un’osteria di Cafarnao – lo stesso padrone indice un banchetto: ancor oggi dopo le fatiche della vendemmia e le ultime raccolte d’autunno fare festa è la maniera più elegante per salutare raccolti, semine e fienagioni. Con le botti piene e le cantine ricolme di raccolti, quello fu un banchetto di grasse vivande, di vini eccellenti, di cibi succulenti, di pietanze raffinate. Fosse solo questo sarebbe un banchetto nuziale di campagna. Ci sono delle mani, però, che oggi fanno la differenza: le mani di quel Dio che passerà ad asciugare le lacrime da ogni volto, fedele al canto del salmista: “i passi del mio vagare tu li hai contati, le mie lacrime nell’otre tuo raccogli”(Sal 56,9).
Tutto pronto. Mancano gli invitati, ognuno tremendamente indaffarato nella sua tristezza. Poderi da coltivare, buoi da far ingrassare, occhi da saziare: incredibilmente nessuno accetta quest’invito a far festa. Com’è triste una festa senza invitati: somiglia tanto ad una competizione senza partecipanti, ad una scuola senza alunni, ad una Chiesa vuota di anime. Ad una partita senza tifosi, ad un’arena senza combattenti, ad una stalla senza buoi. Eppure chi invita, a banchetto organizzato, nulla può più se non attendere che quell’invito arrivi nelle mani dell’invitato, lo seduca col suo intrigo e ne accenda i passi verso quella locanda in festa. Il Padrone attende, spera, immagina; è quasi sicuro che a fare festa saranno in pochi a rifiutarsi. Invece stavolta non arriva nessuno. Non guardare l’occhio di chi ha i buoi da contemplare, di chi ha la donna da stringere, di chi ha terre da arare. Stavolta sono gli occhi di chi invita che stringono il cuore: ha fatto tutto Lui, ha sfidato le rivolte nella vigna, ha sopperito alla malignità dei mezzadri, ha messo da parte tutto per fare festa e nessuno accetta. Prepariamolo noi un banchetto con costosissime vivande e facciamola l’esperienza di trovare cuori chiusi al nostro invito così da avere una piccola idea di quel che prova Dio davanti alla sua umanità sorda, indaffarata, schiava di ogni più stupida circostanza.

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».
(Dal Vangelo di Matteo cap. 22 vv. 1-10)

La pioggia come la grandine non aspetta nessuno e il maggese lo sa. Nemmeno Dio aspetta chi gioca col tempo. Il banchetto si farà perché Dio di quelle vivande domani non saprà cosa farsene: la fragranza del pane domattina sarà spenta, la gaiezza di quel vino nelle brocche domani non sarà frizzante, quella marmellata ai fichi spalmata sull’arrosto tra qualche ora non dirà nulla. Ieri fa già parte del passato. Domani è un mistero. Oggi è un dono. Il banchetto era per oggi e oggi si celebrerà perché anche Dio oggi ha dei desideri da saziare: il Suo desiderio di noi, del nostro cuore, della nostra sete di Verità. Sta lì, accovacciato alla porta del nostro cuore e bussa. Con un invito in mano perché quel banchetto è per te, per me, per chi nel suo cuore ha un posto tutto speciale da farGli venire voglia di intrattenersi, di rinfrescare quel nome che si è scarabocchiato sul palmo della mano, d’insegnare la nomenclatura delle stelle che brillano lassù mentre si portano al pascolo i buoi. Perché tu possa diventare un genio della Sua Storia.

“Al contrario di quanto comunemente si crede, la capacità d’innovare non è un dono genetico che alcuni magicamente possiedono e altri no; è una serie di qualità che possono essere sviluppate con l’esercizio. Se davvero volete avere successo e lasciare la vostra impronta, dovete essere la persona che elabora l’idea, non quella che mette in atto le idee altrui” (J. Dyer, Brighman Young University)

Bussa alla porta ma non sfonda se una mano non l’apre. Volta gli occhi e guarda l’altra faccia del mondo. Le siepi gridano, i crocicchi rigurgitano frammenti d’umanità, le baraccopoli nascondono migliaia di volti, l’aria è satura di pasque imminenti. Per loro sarà quel banchetto inaspettato. Per chi non apre, campeggia l’eleganza di un monito: “Perciò ti dico di amare un poco di più il tuo tempo, perché potrebbe essere il tempo del Messia.” (E. De Luca). Dovremmo forse giocarci il presente invece che rimpiangere il passato o addormentarci nell’attesa del futuro. Perché quel banchetto nuziale è davvero una festa preparata col Cuore. Da Dio.

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