Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Anche a
Padova si rivela impresa sempre più ardita entrare in città al mattino
rilassati e spensierati. Clacson infuocati, polveri di smog ai record storici,
traffico in tilt all’approssimarsi di una rotatoria, dita che disegnano strani
segni nell’aria. Ma, nonostante tutto, l’automobile rimane la regina
incontrastata degli spostamenti. Una regina così potente da aver ridotto il
corpo dell’uomo di poco superiore ad un optional.
Un accessorio del quale, rivelate scomparse ad un certo punto le minime
caratteristiche richieste per essere funzionale, se ne invoca la rottamazione.
La macchina ha ridimensionato l’uomo perché sta eliminando la funzione dei
piedi. Se ci pensi, ridi: a cosa servono oggi i piedi? Ad accelerare, a
sostenere il pedone da lanciare nel tram…e poi a soffrire per il gonfiore, la
pesantezza, l’odore. Se cammini oggi sembri un nostalgico dei tempi passati: è
inopportuno nella società dell’impazienza, della furia, del nervosismo. Li abbiamo
così ridimensionati i piedi che – come evidenzia bene David Le Breton ne Il mondo a piedi"dal Neolitico in poi il corpo, le potenzialità fisiche, la capacità di
resistenza dell’uomo di fronte ai dati mutevoli dell’ambiente sono rimasti gli
stessi"
. Nonostante tutti i nostri proclami, nonostante la blasonata
superiorità dell’uomo del terzo millennio, possiamo contare sulle stesse
facoltà dell’uomo di Neanderthal.
Peccato
smarrire un’occasione come il camminare, l’adattare il nostro piede alle
modulazioni del suolo, l’avvertire suoni, vibrazioni e voci da decantare lungo
le vie misteriose del corpo umano. Peccato… perché ti basta aver provato una
volta la sensazione per accorgerti che a volte è proprio piacevole essere
viandanti: lontano da occhi indiscreti di gente conosciuta, non avverti il
rischio di sporcarti la faccia o attirarti reputazioni ardite. Quando ti senti
sconosciuto percepisci l’agilità di chi è svincolato dall’obbligo di dare di sè
sempre e solo un’immagine rispettabile. E’ proprio benefico quand’avverti che
abitare l’anonimato è cosa assai gratificante qualche istante nella vita. Così
magico che, tornato in città, ti stupisci della sopportazione della gente che
si incarcera tutti i giorni nei negozi, negli uffici, nel quotidiano vivere dimentichi
dei loro piedi..
Ma è
l’uomo che ghermisce il tempo o è il tempo a ghermire l’uomo?

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