Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

monetine
La partita è ancora in corso. Da una parte sta il mondo della sinagoga con tutto il suo ambaradan di scribi riveriti per le loro preghiere, fedeli che entrano a gettare monete, riciclandole in preghiere. Dall’altra il Cristo, diretto alla stazione di Gerusalemme: s’inquieta, si fa beffe di loro, tiene gli occhi aperti. Siamo in un punto morto della partita: i farisei non lo interrogano più – troppo alto il rischio di venir umiliati in mondovisione -, Lui non agisce quasi più. I primi tacciono: sono stati informati di ciò che sta per accadere, portano pazienza. Si vendicheranno. Anche Cristo tace, senza mai tacere. Rimpicciolendoli: «Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri». Smascherati, ancora una volta. Cioè, tra le righe, Cristo ammaestra i suoi circa due specie d’umani nel Tempio: i farisei, gente in via d’ostentazione, e la povera donna, una di quelle che dentro il Tempio era in via d’estinzione. Basta uno sguardo, al Cristo, per riaccender la guerra a degli avversari impauriti di imbastire ancora guerra. Basta un nonnulla, è lectio-magistralis: il pudore è solo di chi può permetterselo, l’ostentazione è un po’ di tutti. Benvenuti nello sguardo di Cristo: «Tutti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva per vivere». È il Vangelo: «Di generosi non ci sono che i poveri» (H. de Balzac).
Ciò che i discepoli capiscono – loro che pur non son geni in fatto di Cielo e dei misteri di Cristo – è che nessuno diventa povero donando. Ciò che gli altri, gli avversari avversi, afferrano al volo è che l’esibizionismo (in materia di fede) è il parente più prossimo della solitudine. Chi ha soldi, è potente e temuto; chi non ne ha, è poco considerato da tutti. A tutti, però, è capitato d’imbattersi, almeno in un’occasione, nella generosità di un povero. E scoprire che, di solito, son proprio loro, quelli che han meno da dare, le persone più generose. Quand’ero piccolo, il sabato pomeriggio, portavo il foglietto parrocchiale nelle case del mio paese: a colpirmi erano le offerte che la gente lasciava in gesto di cortesia. Ricordo l’abbinamento che la mia mente bambina faceva: laddove, per l’eleganza della casa, mi aspettavo una banconota di carta, arrivava (forse) un cenno di saluto, qualora si fossero degnati di dar retta al suono del campanello. Dove ero quasi certo d’andarmene vuoto, appariva una banconota. Le mance migliori venivano sempre dalla gente più povera. Quella che t’aspettava e, offrendo una bibita alla tua sete, ti confidava pure una bella notizia. Il che, tra mille pettegolezzi, era un raddoppio di carità cristiana. Il Vangelo, quando è in apparente stato di stallo, è un cacciabombardiere in azione: elogiando un gesto d’altri, smaschera l’intento di tutto ciò che gli gravita attorno. Illuminandolo di luce interrogativa: «Che vale un’elemosina che ci priva di nulla? Forse non abbiamo mai dato nulla» scrive F. Mauriac accarezzando con la sua penna la nobiltà povera di questa vedova.
È un dettaglio insignificante: “Ho solamente due monetine!” avrà detto, tra sé, la donna frugando con le mani nelle tasche. Nessuno, eccetto Cristo, aveva notato il gesto: «Il grido del povero sale fino a Dio, ma non arriva alle orecchie dell’uomo» scriveva Felicitè-Robert de Lamennais. Quand’arriva alle orecchie e agli occhi del Cristo, però, rimbalza come un fulmine, accecando tutti. Poteva, la donna, tenersi una monetina: per un caffè, un tozzo di pane, un’acciuga. Una per sé e una per Dio: il gesto sarebbe stato pure bellissimo. No: niente per sé, tutto per Dio. Poi, la sua fede bambina ne è certa, Dio baderà a lei: è sollievo di non poco conto non essere costretti a far sfoggio di doti che non si posseggono. Lo sguardo di Cristo è roba da grandangolo, il campo visivo è fuori-misura: farci entrare il mondo è la sua passione, denudarne il cuore la sua specializzazione, svelarne l’anima è biglietto d’ingresso per il Regno. Due monetine, gettate con il cuore, fan voltare Cristo. Una manciata, fatta cadere perché risuoni nel cestino, fa voltare la gente, rivoltare il cuore di Dio. Lui ha un debole per i dettagli.

(da Il Sussidiario, 10 novembre 2018)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» (Marco 12,38-44).

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