Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Padova: domani sciopero. Perché? Perché sciopero. Ma il motivo? Ce lo inventeremo urla facendo. Sembra che oggi l’importante sia scioperare. Non ha peso il come e il perché, l’importante è farlo. Lo attuano i tassisti e i giornalisti, le prostitute e i fornai, gli insegnanti e gli operai. Qualche prete s’azzarda pure. E ci sono loro: gli studenti. Voci bianche nell’universo maturo degli adulti-scioperanti. Dipendenti assunti dalla multinazionale “bamboccioni snc” del Dott. Padoa Schioppa, scoprono in Harry  Potter il loro inno di battaglia: siamo una squadra di “balbettanti bamboccioni babbuini”. Scioperano, forse ignorando il motivo ultimo. Ma scioperano: cioè incrociano le braccia, s’astengono dal lavoro. S’arrestano per tapparelle sudice, per WC non areati, per aule bunker. Scioperano contro il Min. Fioroni, contro la Chiesa, contro le eco-mafie. Cioè dimostrano che i grandi temi stanno così a cuore da urlarli nelle piazze. Urlare: non sussurrare, dialogare, proporre. Siamo profeti del grido dalle prime luci della nostra alba.
In realtà sanno perché scioperare: le tapparelle saranno anche bucate, le istituzioni saranno inadatte, la scuola avrà lacune largamente provate su Youtube. Ma non ti diranno mai a voce alta perché lo fanno: frenano perché stanno male. Crisi esistenziali a parte, la tristezza s’aggira come leone ruggente nelle loro giovani vite. Nelle nostre giovani vite. S’accorgono d’essere burattini di un divertimento sfrenato che vendono loro sotto forma d’attenzione rispettosa: ma la vita va esaurendosi. Il silenzio s’è ridotto ad assenza di rumori: non può ri-mutare in fabbrica di progettazione. Scrive U. Galimberti nel suo ultimo saggio: “non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell’analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome”. Non sono solo loro i bamboccioni: viviamo in una Repubblica dove i bamboccioni hanno incentivi. Tappa successiva sarà la cittadinanza onoraria.
Ma le scatole sono piene, perché siamo tutti artigiani alla ricerca di un senso da partorire. E abbiamo il dovere di scioperare, di protestare, di sparare contro tutti quei tentativi di “parcheggio obbligatorio” in cui tendono ad addormentare la giovinezza.
Perché scioperi? Per essere libero di scoprire me stesso.
Illusione?

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