Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

karolChi è stato veramente Wojtyla?
“Un santo”; “Santo subito” ha gridato l’enorme folla il giorno delle sue esequie. “Un paladino dell’identità cristiana, il profeta che ha proposto al mondo la certezza che Gesù è risorto”, precisa lo storico Rumi. “Un uomo adorabile, ma con posizioni assai diverse dalle mie sulla morale sessuale”, ricorda il radicale Pannella. “Da ebreo posso dire questo: nel riavvicinamento fra noi e i cattolici – osserva il rabbino capo di Roma, Di Segni – ha fatto di più Wojtyla che tutti i suoi predecessori”. “Chi guida una religione ha l’obbligo della coerenza e della fedeltà al proprio credo soprattutto in materia morale. E questo Papa è stato coerente e fedele fino in fondo”, afferma Scialoja, ex ambasciatore italiano a Riad convertito all’Islam. “Come tutti i papi medievali ha preteso una gerarchia delle scienze in cui l’ultima parola spetta sempre alla morale e alla teologia” osserva il filosofo Cacciari. “Lo splendido iniziatore del dialogo interreligioso che ha evitato lo scontro fra civiltà”, dice Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose.
Ammirazione e affetto per l’uomo, riserve, da parte laica, sul ruolo di ferreo custode del dogma.
Sembra davvero difficile tentare di spiegare Giovanni Paolo II nella sua complessità, nelle abbaglianti luci e nelle meno visibili ombre.

Vorrei concludere questo mio lavoro con le parole di Rita Levi Montalcini: “Il 2 aprile 2005 ha visto la scomparsa del più grande personaggio carismatico del secondo millennio che ha lottato per combattere le ingiustizie sociali, l’oppressione dei forti sui deboli, i genocidi e le guerre in un sublime connubio di pensiero e azione. A Giovanni Paolo II s’inchinano oggi fedeli e laici dell’intera umanità”. Egli ha indubbiamente contribuito a cambiare la storia, a cavallo di due secoli cruciali come il XX e il XXI, accompagnando un’umanità smarrita nel terzo millennio e imprimendo dinamismo ad una Chiesa stremata da stanchezza e perdita di fiducia in sé. L’ha ricordato anche Benedetto XVI ai cardinali elettori nella Sistina lo scorso 20 aprile, all’indomani della sua elezione: “Giovanni Paolo II lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro”. Chissà che un giorno non sia proprio lui ad elevarlo alla gloria degli altari… Nel frattempo questo Papa che venne dall’Est, questo pastore polacco ha già il suo trono nella storia. Un trono gigantesco, per una figura da gigante.
Da “Grande”.

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