Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato
mucca

Il pesce quando marcisce puzza. Da qui il detto che certi ospiti sono come i pesci: “dopo tre giorni puzzano”. C’è un dato paradigmatico che la zoologia attesta: il pesce, quando inizia a marcire, inizia dalla testa. Visto che in questi giorni agli animali viene tributata una considerazione superiore agli umani, verrebbe da ricambiare con la stessa teoria: anche l’uomo inizia a marcire dalla testa, con conseguente puzza. Lo insegnano gli “amici” animali. La notizia è di dominio della vergogna mondiale: un essere – chiamarlo uomo ci sembra offensivo per i padri del pensiero – paragona una donna ad un orango, giustificandosi con l’amore che nutre per gli animali. Che è come dire a un bambino: “tua mamma è una mucca” con la pretesa che il bambino sprizzi gioia da tutti i pori. Questa la versione nazionale. C’è poi quella regionale – in Italia sappiamo personalizzare i concetti, ndr – che rincara la dose: d’altronde c’è chi teorizza la superiorità di una certa razza, anche intellettualmente. Eccola, pronta per l’uso: “scusa, orango, se ti ho paragonato ad una donna”. Con annessa giustificazione teologica, probabilmente la teologia del popolo celtico dei Druidi e non di quello d’Israele: “l’orango è una creatura di Dio”. Fin qui la cronaca che non scandalizza più di tanto: il popolo italiano sa sopportare il peso di qualsiasi dittatura e assicura fedeltà servile al suo dittatore.
Ovviamente le scuse sono peggio delle offese: ci si scusa per le parole e non per le intenzioni. Che è poi l’esatto contrario di ciò che racconta la tradizione cristiana: a contare maggiormente sono le intenzioni del cuore, le azioni a volte possono fallire. Probabilmente questa è gente che non conosce la storia dell’uomo, quella laica: anche le più grandi potenze mondiali come hanno avuto un’origine e uno sviluppo hanno conosciuto anche un declino. Lento, inesorabile, improvviso, anticipato: comunque sia andata, la loro storia è entrata negli annali e di loro si parla al tempo passato, il tempo di chi oggi non c’è più. Chi non s’arrende a questa legge della Natura, in punto di dissolvimento cerca di spararla più grossa possibile: c’è sempre qualcuno convinto che il pensiero dell’umanità progredisca facendo la somma dei luoghi comuni. Ciò che preoccupa i cultori della civiltà è che questo modo di ragionare inizi a non preoccupare più nessuno: si sopportano gli insulti (quando non si giustificano), si accettano le umiliazioni, si giustificano le teorie più razziste che esistano: quelle del pensiero, in nome di una supremazia genetica che non trova fondamento alcuno nello sviluppo della storia della civiltà. C’è una “responsabilità della parola” che ogni essere umano è tenuto a rispettare: perchè le parole danno voce ai pensieri e i pensieri accendono le azioni. La storia in questo senso è chiara: le camere a gas non le ha inventate Hitler. Lui ha aperto i rubinetti. Che è come dire: c’è sempre un concorso di colpa dietro la cancellazione di una specie. Che, inevitabilmente, inizia sempre dall’arroganza di un pensiero: “io sono superiore a te”. Un pensiero che è sempre frutto di una mente in fase di putrefazione avanzata.
A me piacciono le mucche. Questa mia passione, però, non mi autorizza a definire tua madre una mucca: conosco il peso e la responsabilità di una simile comparazione e ciò che essa provoca come riverbero nel tuo cuore. Che poi quel paragone sia detto all’osteria, mentre mungi nella stalla o nel mentre tua madre cammina per strada non cambia la sostanza: quell’abbinamento mette a rischio la civiltà di un pensiero e la dignità di una donna. Che per il fatto di essere donna non è inferiore. Il genetista italiano Luigi Cavalli Sforza negli anni Cinquanta sostenne che “le razze non esistono”. I nostri antenati erano neri e si sono sbiancati venendo in contatto con i climi freddi. I veri bianchi doc erano i Neandertal. Scomparsi: chissà se anche loro teorizzavano la superiorità degli Orango.

(da Il Mattino di Padova, 18 luglio 2013)

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