Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

conclave.jpgIl cardinale Wojtyla è eletto Vescovo di Roma e Sommo Pontefice lunedì 16 ottobre 1978 dopo il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I. Sono le 17.20. Monsignor Villot si avvicina a Wojtyla. “Acceptasne electionem?“, gli dice solennemente. Wojtyla ha il volto bagnato di lacrime, risponde con voce ferma in latino: “Fedele alla mia fede in Nostro Signore Gesù Cristo, facendo dono di me stesso a Maria, madre di Gesù, e alla Chiesa, consapevole delle difficoltà, accetto!“.
Monsignor Wojtyla lentamente dichiara che d’ora innanzi si chiamerà Giovanni Paolo II, in segno d’appartenenza e di fedeltà ai suoi due predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo I.
Il nuovo papa è condotto in una sala dove vi sono tre tonache bianche di differenti taglie. Prende la più grande e la indossa. Poi si dirige verso la loggia per presentarsi al mondo.
Alle 19.35 Giovanni Paolo II appare finalmente sull’immenso tappeto con lo stemma di Paolo VI, che è stato disteso sotto il colonnato del Bernini. Indossa una stola rossa e la papalina bianca ed allarga le braccia. Sembra disteso, sfoggia un largo sorriso, quasi malizioso.

Tutti sono in attesa delle sue prime parole. Si limiterà a benedire la folla? Parlerà in polacco? In latino? “Sia lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle… Siamo ancora addolorati per la morte del nostro amato papa Giovanni Paolo I… Ed ecco che i venerabili cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma… Lo hanno chiamato da un Paese… [cerca la parola giusta] lontano… [la folla applaude]… lontano, ma sempre vicino per la comunione nella fede e la tradizione cristiana…. Avevo paura di accettare la nomina [ecco una novità: un papa che confessa di aver avuto paura!], ma l’ho fatto per obbedire a Gesù Cristo e spinto dall’assoluta fiducia in sua Madre, la santissima Madonna…Mi capite bene? Non so se riuscirò a esprimermi nella vostra lingua [si corregge]… nella nostra lingua… Se sbaglio, mi corrigerete!“. La folla è conquistata: “Ti corrigeremo!“. Applaude, piange d’emozione e di gioia. Addirittura canta. Poi il papa dà la sua prima benedizione urbi et orbi: “… Patris et Filii et Spiritus Sancti… descendat super vos et maneat semper!“. La folla risponde: “Amen!“. La sua voce è forte, il tono sicuro. Wojtyla, che appare del tutto a suo agio, saluta i fedeli con le braccia alzate.

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