Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

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La festa di Pentecoste è importantissima perché ci ricorda chi siamo, ci ricorda in quale mondo siamo chiamati a vivere. Noi passiamo la maggior parte della nostra vita in un mondo che non è reale, tutto all’esterno di noi stessi, subendo gli eventi della vita, dando la colpa alla fortuna o alla sfortuna. Questa festa, invece, ci dice che dobbiamo ritornare a vivere nel mondo reale, che è il mondo dello spirito.

Si fa molto presto a riconoscere il mondo reale dal mondo fittizio. Quest’ultimo ti deprime, ti chiude dentro la gabbia del tuo malessere, ti rende schiavo della tristezza, ti fa percepire ogni ostacolo come insuperabile. Questo è il mondo commerciale, dove l’infelicità è coperta sotto una patina dorata di luci e divertimento; ma tutto questo non ha nulla a che fare con la gioia dello spirito.

Allora, per ritrovare lo spirito e la sua gioia profonda, bisogna ritrovare la connessione (che spesso perdiamo nelle gioie effimere del mondo che ci fa vivere tutto dall’esterno, fuori da noi stessi, sballottandoci di qua e di là) con lo spirito.  Questa connessione si ritrova nel silenzio, quando abbiamo il coraggio di scendere dentro noi stessi, dentro i nostri abissi, nelle acque profonde, anche dentro quelle stanze che ci fanno paura, perché non sappiamo cosa potremmo trovarci. In altri termini, dobbiamo ritrovare quell’entusiasmo che già ci abita.

Presso i greci, la parola “entusiasmo” significava una forza divina che ti invade. Ebbene, la nostra fede ci dice che questa forza divina abita dentro di noi, il mondo di Dio è già in noi e abbiamo la possibilità di viverlo ogni volta che vogliamo, basta connettersi, ritornando a se stessi, ritornando a quel silenzio, che ci permette di ascoltare quel cielo stellato che mai ci abbandona.


Fonte immagine: Cronacaoggiquotidiano

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