Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Sembra una fotografia di famiglia quando un ragazzo o una ragazza presenta ai suoi genitori per la prima volta il suo fidanzato o la sua fidanzata. Nell’Ascensione, Gesù, portando per la prima volta l’umanità lassù, volle fare al Padre la presentazione ufficiale della sposa. Reazioni? Non solo il Padre è rimasto felicissimo per la scelta del Figlio, ma ha voluto fargli subito un dono esagerato per le liste nozze. D’accordo con lui, ha inviato sulla terra il suo Santo Spirito con il compito di render ancor più bella e attraente la sposa. Perché lei è splendida. Ma porta tante macchie sul volto, molte rughe sulla fronte, parecchi graffi sul corpo.
Ecco la Pentecoste: l’invasione dello Spirito Santo per le vie del paese.
D’accordo: noi ci saremmo accontentati di un monolocale in affitto con una vasca idromassaggio, un angolo cottura e una tv al plasma. Forse ci sarebbe bastato un maquillage a fior di pelle, qualche ritocco estetico, due taglie in meno nei vestiti. Un piccolo ritocco restaurativo. Dio, al contrario, c’allarga lo sguardo sulle praterie celesti. Cioè eccede le nostre umane attese. Le soverchia. Ci pressa ad allargare il nostro orizzonte, l’immaginazione, lo sguardo. Perché, anche dopo la crudeltà dei massacri di questi giorni, a Lui sembra di cogliere una sinfonia di vecchie voci promesse e realizzate. Chi sa che non siano l’agnello e il lupo, o la pantera e il capretto, o la mucca e l’orsa che cominciano a far le prove della convivenza. Perché quello che nella pianura di Babele non s’era realizzato, nel cenacolo di Gerusalemme trova finalmente realizzazione. A Babele le lingue furono una privazione dei sogni – e la torre si bloccò a metà impresa – a Gerusalemme le lingue sono un dono per l’infinita possibilità di chiamare in mille modi lo stesso pane, la stessa onda che si sbatte sulla scogliera, la fuga della sabbia tra le dita del bambino. Per pregare in mille modi lo stesso Dio.
I discepoli sono figli della fantasia. I santi pure. Tu puoi essere figlio della Fantasia. Lo Spirito Santo: cioè la creatività, l’inventiva, l’estro, l’immaginazione. E noi passiamo una vita studiandole tutte per adattarci. C’è timore d’essere originali. D’essere figli di fantasia. Cioè figli dello Spirito. Ci vergogniamo d’essere i pazzi di Dio!
E la scusa è ormai datata: “lo Spirito Santo è improbabile da avvistare”. Robe da matti: non vediamo più le realtà vicine. Pensa! Chi ha gli occhiali non vede le lenti, ma attraverso di esse vede tutto il resto.
Il giorno che ce ne renderemmo conto, scoppieremo a ridere.
O a piangere una giovinezza perduta.

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