Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

bellucciDella storia di due falliti: uno più l’altro
E’ la mattina di Pasqua. Per una strada montuosa due uomini, di media età, vanno lesti volgendo le spalle a Gerusalemme, le cui alture scompaiono sempre più dietro le altre che si susseguono con ondulazioni di cime e valli continue. Parlano fra di loro. Direzione Emmaus! In quello stesso giorno e in quella stessa sera erano molti i discepoli scoraggiati, chiusi nelle loro case o nel viaggio di ritorno da Gerusalemme dopo la festa della Pasqua. Avevano l’impressione che tutto un mondo fosse crollato e che essi si fossero amaramente risvegliati da un sogno troppo bello. Tutto sembrava finito. Anni di speranza e di dedizione, anni di prodigi che lasciavano sognare magnifici trionfi, anni di fede e di attesa, di dolcezza e di luce. “Cleopa e il compagno – scrive G. Papini – erano due buoni Giudei, di quelli che lasciavano un posto all’ideale nel loro spirito. Quella morte prendeva l’aria di un fallimento”. Questi erano i due lucignoli fumiganti che il Maestro Risorto si disponeva a ravvivare.
Gesù li accosta con grande riguardo. Essi sono in cammino su una strada pubblica, nella mestizia, nella solitudine, dialoganti e bisognosi d’aiuto. Non li va a trovare a casa loro. Non li chiama lungo la via. Pensa: avrebbe creato soggezione. Senza strepito e colpi di scena, silenziosamente, li raggiunge sulla strada che stavano percorrendo. Ad un tratto essi videro – sbirciando con la coda dell’occhio – come trabattere un’ombra sulla terra, vicino a loro. Si voltarono: un uomo li seguiva. Aveva l’aspetto umile e comune di un viandante che allunga il passo per non fare la strada da solo.

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. (Dal Vangelo di Luca cap. 24 vv-13-35)

Li avvicina. E’ un Gesù velato sotto ad una apparenza modesta di povero viandante frettoloso. I due non lo ravvisano. Li avvicina nell’ora della tristezza: è una regola della sua condotta. Alla Maddalena apparve mentre piangeva, agli Undici mentre erano tristi e turbati sul lago (domenica prossima) dopo una notte di pesca infruttuosa, a Tommaso nell’ora dell’incredulità. Li accosta nella tristezza e nella solitudine. Sono solo loro due. Anzi: d’ora in poi sono in tre.
Stavano ragionando e discutendo assieme. Tema di grande importanza. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama. Conclusione: stanno parlando di un Amore. Si avvicina ma non vuole folgorarli, bensì istruirli e confortarli. Infatti, Gesù inizia con una domanda. Attenzione: li aveva cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli. Ma non attacca il discorso: cerca di introdursi con dolcezza, con una domanda semplice, naturale e discreta. “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”.
Eccezionale Gesù: dimostra che la sua attenzione è tutta centrata sulla loro malinconia. Una domanda che suscita in Cleopa e nell’altro discepolo grande meraviglia. L’avvenimento centrale degli ultimi giorni: ricordi? Era stata la condanna a morte e l’immediata esecuzione di un Innocente. Tutta la città ne era rimasta commossa e ne parlava. Come faceva un uomo, proveniente da quella città, trovarsi all’oscuro di tutto e non indovinare la ragione di quella tristezza?

Ma si potrebbe sapere che cavolo di discorsi state facendo?
Gesù, invece, si fa vicino e cammina con loro. Oh, Lui è risorto, potrebbe camminare a mille all’ora, invece misura il suo passo con quello stanco e amareggiato dei due viandanti. E va verso Emmaus, cioè si accompagna alla loro crisi, alla loro difficoltà.

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Eccezionale! Ma non finisce qui. Chiunque altro al posto di Gesù non avrebbe resistito più di tanto a rovesciare sui due una nuova sonora predica: “Sedetevi sull’erba che in cinque minuti vi spiego tutto!”. Niente. Gesù domanda: “Cosa vi è successo che siete così abbacchiati?”. Hai sentito? Gesù non fa lezioni, non sale in cattedra, non tira fuori il libro. Chiede. Perché sa che soltanto chi risponde alle domande suscita interesse. E non spiega, alla bene e meglio, con frasi fatte, con ragionamenti triti e ri-triti, ma in modo da fare ardere il cuore. Cioè con risposte vere, precise, chiare, efficaci. Quelle che tutti noi cerchiamo per i nostri problemi, dubbi, incertezze.
“Tu solo sei così forestiero da non sapere…”. Fenomenale: chissà quanto è piaciuta a Gesù questa risposta che manifestava un mondo di sentimenti in quei viandanti!. Era proprio quello che ci voleva per dar voce a quel fiume di parole – sentimenti – emozioni che premevano contro le labbra dei due discepoli. Basta: s’era guadagnato la fiducia! Cleopa – che doveva essere di temperamento impulsivo ed espansivo, soggetto a sbalzi, a crisi, ad abbattimenti ma anche a rapidissime riprese come tutte le persone dall’animo generoso – non aspettava altro che versare un po’ di quella sofferenza nel cuore di qualcun altro.
Gesù li lascia parlare. Non solo. Ma forse con il suo sguardo interessato e tenero, li incoraggiava a parlare. E loro, lungi dal faticare a confidarsi, aprirono fino in fondo il loro animo e mostrarono tutta la pena spirituale. “Quel Gesù… profeta potente, l’han fatto condannare a morte… noi speravamo che salvasse Israele. Alcune donne… lo dicono vivo; alcuni dei nostri sono andati al sepolcro… ma Lui non l’hanno visto”. Non senti, dalle loro parole, il tormento, il turbamento, la fatica? Credevano e non credevano: soffrivano! La speranza non era spenta nei loro cuori. Gesù, infatti, non dice loro: “O uomini privi di fede” ma “O uomini, tardi a credere”. E questo perché erano uomini da curare, non da condannare, da correggere non da riscrivere, da carezzare non da strapazzare!
Quando Cleopa e l’amico ebbero terminato di confidarsi, forse seguì qualche istante di silenzio. Per un tratto di strada non si udirono che i rumori dei loro passi. Gesù, pensoso, li lasciò calmare per qualche istante. Ed essi, in tal modo, disposero l’animo nell’attesa di una risposta.

Quando il Vangelo racconta le bugie
Ed ecco che, spiegate le Scritture, in lontananza compare Emmaus. A questo punto Gesù poteva – anzi, secondo noi doveva – chiedere un contraccambio. Alzi la mano chi non avrebbe detto: “Oh, gente, vi ho spiegato tutto, adesso fatemi il favore: tornate subito a Gerusalemme e avvertite gli altri. E un’altra volta non fate i bambocci”.
Gesù, invece, fa finta di andare oltre. Oltre, perché non è concessa sosta al viandante che tanta strada ha da fare. Non chiede niente, non vuole niente, non pretende niente. Ecco perché i due lo pregano: “Resta con noi!”. Resta, perché se Cristo non fosse morto direbbero che Egli ha parlato loro. Resta! A chi diciamo “resta con noi”? Primo. A chi ci ha fatto del bene, fino a prova contraria. Bene vero! Secondo. A chi non ce lo fa pesare, e non pretende niente in cambio. Beh, sfogliamo il libro della storia e della nostra vita: quante sono le persone che si comportano così? Poche, molto poche. Pochissime, praticamente nessuna, se queste persone sono più in alto e più importanti di noi. Lui, invece, che è Dio, non pretende niente.
Gesù li corresse brevemente, senza acrimonia, con amorevole e serena dolcezza, mosso da puro amore e non da un desiderio di soddisfazione personale. Niente insulti, niente parole inutili o stizzose, generate da impazienza o loquacità. Quel pellegrino possedeva veramente il potere di rianimarli. Sembrava che parlasse soltanto, ed invece toccava anche il cuore, lo scaldava e lo faceva ardere.
Poi arriva la bomba finale!

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.

Poi basta. Giunti ad Emmaus fece come se volesse tirare dritto. Già altre volte Gesù era passato e aveva oltrepassato: sulla riva del Giordano, davanti al Battista a Genesaret, nella notte di tempesta. Passò accanto alla Cananea senza fermarsi. Passò davanti ai ciechi senza guarirli. Per farsi cercare, per farsi invocare. Gradisce essere chiamato. Anzi! Certe volte condiziona la sua venuta e la sua azione alla chiamata dell’uomo. Ispira, solletica ma poi sa solo attendere!
I discepoli gli chiesero di fermarsi e di rimanere con loro. Essi portarono una ragione più diversa da quella più profonda. Dissero: “Perché si fa sera”, invece di dire “Abbiamo desiderio della tua compagnia. Ti vogliamo già bene, nonostante la correzione, anzi, proprio per quella”. Gli fecero forza con l’amore. Era stato Lui ad avvicinarsi. Ora sono essi a trattenerlo. Entra e, nell’atto delicato di spezzare il pane, lo riconoscono. Il cuore ebbe battiti più accelerati e una grande emozione invase i due giovani. “E’ lui” si dissero. Ma non fecero in tempo a comunicarsi la meravigliosa e commovente scoperta, che già era scomparso ai loro occhi.
Per farsi riconoscere non tira fuori le insegne del suo grado, i suoi diplomi, le sue lauree, i milioni di voti ottenuti. Pensa: cosa gli ci voleva a far balenare quattro raggi di luce, una girandola di stelle, un lampo della sua onnipotenza? Poteva benissimo far ruotare dieci volte l’osteria su se stessa. Macchè! Si fa riconoscere nello spezzare il pane. Un gesto che i discepoli ricordano immediatamente. Chissà quante volte Gesù l’aveva compiuto alla sera, quando, come una famiglia, cenava con il gruppetto dei suoi amici. L’aveva poi compiuto solennemente nell’ultima cena con i suoi dicendo loro: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22.19).
E i due? Avevano iniziato il loro cammino verso Emmaus con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti i loro amici che Gesù è risorto, è vivo: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre.
Che forte questo compagno di viaggio!

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