Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Ci sono “scoperte dell’acqua calda” che fanno bene al cuore. Tutti le sappiamo ma, nonostante questo, abbiamo bisogno che qualcuno ce le ricordi, perché possiamo esserne più consapevoli.
«E da qui non c’è niente di più naturale che fermarsi un momento a pensare che le piccole cose son quelle più vere e restano dentro di te e ti fanno sentire il calore ed è quella la sola ragione
per guardare in avanti e capire che in fondo ti dicono quel che sei. È bello sognare di vivere meglio,
è giusto tentare di farlo sul serio per non consumare nemmeno un secondo e sentire che anche io sono parte del mondo».

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Così canta Filippo Neviani, in arte Nek, con semplicità disarmante, nella sua ultima canzone-capolavoro. Segue una sfilza di gesti e immagini quotidiani, familiare pressoché a chiunque, tanto comune eppure così toccante da togliere il fiato. E un po’, forse, da far sentire in colpa.

Perché – siamo onesti – quanti di noi hanno saputo provare gratitudine per “gli amici di sempre” o “gli abbracci più lunghi”? No, noi stiamo ad inseguire quelli che non ci calcolano, ci piangiamo addosso e ci sentiamo “sfigati” per una porta che ci viene sbattuta in faccia, per un no che non ci va giù, per un insuccesso o un’insoddisfazione… però poi dimentichiamo le spalle che non si sono ritratte davanti alle nostre lacrime, quelle telefonate, quei messaggi che ci hanno regalo un sorriso nei momenti più bui, quegli amici che, senza farcelo pesare, ci hanno regalato un po’ del loro tempo, solo per stare con noi.
Mi ha fatto pensare proprio perché è in questi giorni che si susseguono i soliti discorsi sull’utilità dei regali di Natale, delle feste, seguiti dai soliti “buoni propositi” e dalle usuali “promesse da marinaio” per migliorarsi in vista dell’anno che verrà. Guardiamo alle catastrofi mondiali, alla fame che imperversa, all’ingiustizia che dilaga. Giusto indignarsi, ma partiamo da qualcosa di più vicino, ma non necessariamente più facile.
La nostra vita è come un’opera d’arte. Se la guardiamo da lontano, apprezziamo la luce o il colore, ma per scorgere la pennellata e la firma dell’artista abbiamo bisogno di avvicinarci. Con la vita è la stessa cosa: a volte non badiamo a quei dettagli che, però, sono come il lievito evangelico: sono tanto importanti che, tolti quelli, il risultato finale (e il gusto!) ne risentono in modo inversamente proporzionale alla loro grandezza effettiva.
Personalmente, penso che essere “fondamentalisti” non serva. È vero, tutti abbiamo tutto e farci regali non è fondamentale. Ma fare e ricevere un regalo non è solo un baratto. Innanzitutto, dovremmo sempre ricordarci quale sia il senso del Natale e Chi è il festeggiato (quel Bambino che ha cambiato la storia del mondo e in base al quale contiamo gli anni). Premesso questo, io ho una mia teoria sui regali e, personalmente, trovo che la cosa più bella, in ogni regalo, sia il “lavoro” che ci sta dietro. Il fatto che quella persona ha pensato a me, si è sforzata di comprendere il mio modo di ragionare e di essere e ha cercato qualcosa che mi rispecchi. Mi ha voluto lasciare un segno tangibile del suo ricordo per me. E, naturalmente, cerco di comportarmi così ogni volta che faccio, a mia volta, un regalo: cioè cerco di entrare in empatia, non solo con il desiderio ma con il modo di essere e di fare di quella persona. Facciamo un po’ tutti gli idealisti, sminuendone l’importanza: invece è davvero bello comunicare con qualcosa di concreto l’affetto che proviamo. Che sia un abbraccio, un bacio, una stretta di mano, un pensierino, qualunque cosa… ma non siamo solo anime: il nostro corpo reclama il suo ruolo!
È così e “non c’è niente di più naturale”. Forse dovremmo iniziare a fare pace con noi stessi, ritrovare la calma e pensare, con la giusta misura, ai desideri dei vicini e dei lontani. Ma, forse, il regalo più bello che potremo farci, per queste feste, è proprio uno sguardo più attento ai dettagli, che ci consentirebbe di apprezzare meglio le piccole cose che costellano di gusto la nostra vita. E se, nel conseguente sentimento di gratitudine che quest’attenzione (inevitabilmente) causerà, ci scapperà un sorriso… forse avremo contribuito, con poco, ad aumentare la serenità anche intorno a noi!

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