Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

vocazioniSiamo al cimitero di Ars, in Francia. I diavoli sono riuniti per un concorso importante. C’è in palio la prestigiosa carica di padre spirituale nel seminario dove i giovani si preparano a diventare diavoli. Ai numerosi concorrenti viene posta una domanda micidiale: “E’ meglio corrompere i preti perché diano scandalo, o è meglio non farli diventare preti?” Gli aspiranti rispondono all’unisono: “Corrompere i preti perché la genti si allontani da Cristo”. Il presidente del concorso, bocciandoli in massa, ribatte: “Bisogna fare il possibile perché nessuno diventi prete: il prete, anche se cattivo, ricorda a chi lo vede che c’è Dio, il nostro nemico”.
Infastidire il mondo perchè conquistati nel cuore da una vocazione che s’è accesa: vocazione alla quale, dalle prime pagine della Scrittura, ci si ribella, si scappa, la si tenta di evitare. Ma rimane la certezza dell’impossibilità della latitanza quando a chiamare è il Signore della vita. “Ho una bella notizia: io l’ho incontrato” è lo slogan della Giornata Mondiale delle Vocazioni che si celebra in questa domenica. In un’epoca storica nella quale il mondo va avanti per ripetizione e automatismo, in cui il popolo dei dinosauri governa le istituzioni fino a bloccare i voli delle farfalle, la vocazione rimane lo scatto in contropiede che l’Altissimo gioca per svegliare la sua umanità e la sua Chiesa. Perchè la vocazione è l’irruzione della novità, dell’inedito e dell’imprevisto dentro i calcoli dell’uomo che, per non soccombere, deve tenere la storia sotto controllo. I cambiamenti ci danno fastidio, ci mettono paura, ci fanno sentire estranei fino a impaurirci di un Dio che se ci toglie il sonno non è per farci impazzire ma per riempire le nostre giornate di un senso. E chi, per vocazione, tiene questa missione deve conoscere l’esplosivo che tiene tra le mani: una Parola e una testimonianza che non può essere “trattata”, controllata, disinnescata, addormentata dalle astuzie umane. Oggi chi si lascia incontrare da Cristo sente l’obbligo di aiutare il mondo a traghettare dal lamento alla speranza, di accertare che le cose stanno già cambiando, di leggere la storia dell’uomo con gli occhi del Cielo.
In questa domenica tantissimi pregheranno perchè il Cielo mandi preti quaggiù sulla terra: forse sarà meglio pregare perchè quelli che ci sono il Cielo li alleni alla fedeltà, quella fedeltà creativa che sotto i colpi della storia sa purificarsi trovando il coraggio di creare e rischiare occasioni nuove per accendere i cuori degli uomini alla luce del loro Signore. La vocazione a stare barricati dentro le sacrestie delle chiese ha celebrato da tempo le sue esequie: Cristo invita a ballare in mezzo ai lupi, laddove il cuore dell’uomo arde dal desiderio di conoscere Qualcuno per il quale valga la pena di giocare la vita.
Pensa che confusione. Noi pensiamo che la vocazione abiti dietro il velo di una suora di clausura e rischiamo di non vedere il volto della mamma che si conquista la santità facendo la lavatrice. Per noi la vocazione abita dietro il colletto di un prete e così non apprezziamo il volto di papà che tenta la santità davanti ad una catena di montaggio. Noi pensiamo che la vocazione abiti nel missionario che lavora alla periferia di Nairobi e perdiamo di vista quel ragazzo che a scuola non si vergogna di dire che a Gesù Cristo Lui ci crede.
La vocazione, il segno eloquente che Cristo non è manipolabile intellettualmente.

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