Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

La follia e il sogno di frate Francesco d’Assisi: santo per incuriosire alla santità. Santo perchè braccato e perseguitato dalla grazia graziosa dell’Eterno. Scrive don Dante Clauser, prete di strada: “Quando tutto gli va bene, quando ha tranquillità economica, prestigio sociale, l’uomo è sicuro di se stesso, si sente al centro del mondo, si sente un Dio, anche se continua ad adorare il Dio dei cieli che – secondo la sua povera testolina – gli ha concesso soldi e onore perché se li è meritati con la sua onestà e le sue opere buone. E allora Dio gli fa la più grande grazia: gli da un gran calcione nel culo che lo manda con il muso nella polvere. Dà una scossa all’edificio di sabbia, di presunzione, di illusione che quell’uomo si è costruito. Nel cadere, quell’edificio fa un gran polverone. Quell’uomo non vede, non capisce niente. Ma poi, un po’ alla volta, il polverone si dirada, e l’uomo comincia a capire, a vedere la realtà della vita, a respirare un’aria nuova di libertà.
Nasce una nuova mentalità! E’ cominciata a crescere, non è cresciuta: è un germoglio, non è una pianta. E’ una gemma che comincia a schiudersi, non è un frutto. E’ qualcosa che matura dentro, e che fuori non si vede”.
Tutti i santi sono un po’ matti, anche se non è vero che tutti i matti sono santi. Del resto si narra che in un colloquio Cristo, comparendo a Frate Francesco, gli disse: “Ma tu sei matto, Francesco!”. “Non quante Te, Signore” rispose Francesco.
In quella notte di Spoleto erano saltati in aria tutti i legami. Francesco aveva avuto il dono più grande che possa ricevere un uomo: la libertà interiore. Dal suo vocabolario era stata cancellata la parola pura. Nulla gli importava di quello che gli altri potessero pensare o dire di lui: è questo il segno della maturità di un uomo.
Buona domenica: che Dio ci metta con la faccia a terra. Per procurarci nostalgia delle stelle.

don Marco Pozza

*Oggi l’appuntamento è nella sezione Pensiero creativo con l’articolo “La sindrome di Gabriel Garko”

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