Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

ambizione

Con l’umiltà di un accattone. Anche da Risorto, Cristo rimane signore dalle buone-maniere. Resta ostinatamente convinto della sua strategia: poiché in tantissimi, nello scorrere dei secoli, si sono mostrati esperti nel governare con la paura – lo smargiasso di Lucifero è il loro capoclasse -, Lui continuerà a sfidare il mondo col governo-della-libertà. Impossibile non riconoscerlo, questo rimarrà il suo stile inconfondibile, la sua cifra dell’amore folle e bambino: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». In quel se abita tutto il suo essere-il-signore: “Se ti va, se m’accetti, se ti ritrovi in ciò che dico, se raccogli anche solo la sfida di seguitarmi, se non t’intralcio troppo”. Eccolo il volto di Cristo: nessuno, prima di Lui, aveva mai avuto il coraggio di parlare all’uomo con questa libertà di spirito, con tutta quest’allegrezza cucita addosso alle parole. Liberi d’amarlo, liberi di rifiutarlo, d’andarsi a consolare altrove. Nessuno obbliga a seguirlo, ma a chi ci riuscirà capiterà d’essere catapultati laddove nessun umano, con le sue sole forze, giungerebbe: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre». Chi vorrà amarlo, d’ora innanzi continuerà a viaggiare in carrozze di prima classe, su ali d’aquila. Trattamento riservato.
Da vivo, s’era limitato a chiedere d’amare altri – Dio, il prossimo, se stessi – alla maniera dei forti: con tutto il cuore, tutta l’anima, tutte le forze. Da Risorto, si spinge oltre: chiede d’essere amato Lui. Non mette in allegato nessuna regola che dica come amarlo, quanto amarlo, in quale occasione. Dice d’amarlo: il che, a leggerlo tutto d’un fiato, procura vertigini. Perché Cristo, da Risorto, s’è ficcato ovunque, in ogni angolo di tutto ciò che esiste. Per amarlo, dunque, sarà prima necessario cercarlo, riconoscerlo, lasciarsi guardare da Lui, anche denudare lo sguardo da Lui: «Spiare Dio prigioniero dell’adorabile debolezza delle cose e degli esseri, prendere nota come un bracconiere che individua le sue trappole» (C. Bobin). Ecco il lavoro che propone all’uomo di compiere: invito che, ancora oggi, pare di un’elevatezza assurda, quasi impossibile, un’esca luminosa. La più spericolata arditezza del cuore: perché se mi amate – dice Dio – voi diventerete come me, diventerete Me. Gireremo il mondo gridando: “Diventerò come Dio”. È l’ambizione più umile che esista, il più agiato complemento di somiglianza, la più spavalda delle fisionomie possibili: “Guarderai me, vedrai Dio”. Nessuno, fin quassù, aveva ancora incentivato qualcuno a sfidarlo. È l’agguato finale alla diavoleria satanica. Anche quell’essere lurido aveva fatto della somiglianza con Dio il suo serpente-di-battaglia: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri cuori e diventereste come Dio» (Gen 3,4-5). Lucifero sfidò Dio dandogli appuntamento nel cuore dell’uomo, al cuore della loro storia d’amore: instillò nell’uomo, da gran genio del male, il sospetto che Dio fosse nemico della sua felicità, il rivale più accreditato, il Dio che tutto voleva eccetto che l’uomo Gli somigliasse. Ci riuscì, Satana: ruppe l’amore fanciullo degli inizi. Ciò che non gli riuscì di fare – anche se mai smetterà di provare a fare – fu di costringere il Cielo alla resa. Dio ripartì: più signore, più elegante, ancora più fascinoso. Rimase Dio-che-bussa: «Se mi amate». Chiede permesso, sta sulla soglia: nessun obbligo, nella sequela.
Dell’eterna ossessione di Lucifero rimane traccia in una domanda da aula-del-catechismo-noioso: “Credi nell’esistenza di Dio?” (“Io credo in Dio, Padre onnipotente”). Come se ad un innamorato bastasse credere all’esistenza di una persona per dire d’amarla appieno. In questi ultimi anni, Vangelo sotto gli occhi, m’accorgo di non credere più tanto all’esistenza di Dio, mi sto accorgendo che non mi basta più sapere che esiste. Quando m’arresto lì – a dirgli “Eccoti qua: trovato!” – s’arrabbia come un bimbo rattristato per mancanza d’attenzioni. Lui s’aspetta altro da questo amante scassinato quale sono: «Se dicessi che credo in Dio direi troppo poco perché gli voglio bene. Capirai che voler bene a uno è qualcosa di più che credere nella sua esistenza» (don L. Milani). Vuol sentirsi dire: “Ti amo, mio Gesù! Dove vuoi che vada senza di Te?”

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Giovanni, 14,15-21).

 


Avviso parrocchiale
 Vi aspetto, per chi vorrà, alle 17.30 su RaiUno con Le ragioni della speranza. 
In questa seconda puntata commenteremo il Vangelo della domenica facendoci compagni di viaggio di un gruppo di persone che, in una domenica mattina di fine aprile, hanno varcato le porte di un carcere per andare a spiare Dio dentro la confusione di storie-deragliate. Perchè il Vangelo è una storia che sta accadendo oggi, sotto gli occhi di tutti quelli che hanno il coraggio di guardare Dio all’opera. 

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