Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

scimmia1La notizia rimbalza da giorni sui quotidiani locali eppure – senza nulla togliere al certosino e paziente lavoro delle forze dell’ordine – è una storia già nota. D’altronde basterebbe varcare un giorno le porte del nostro carcere per intuire che una percentuale così alta di spacciatori arrestati lascia supporre un consumo discretamente alto di sostanze nella nostra città di Padova. Il fatto che stavolta i protagonisti siano rappresentanti della “Padova Bene” (associazione libera e spontanea nata sulla base di una presunta dichiarazione dei redditi) il fatto non cambia e non sposta l’attenzione dal dilagare di questa moda pure tra le generazioni più giovani. Che, spinte all’emulazione, faticano a distinguere quella sottile linea di demarcazione che separa la felicità dall’illusione, il suadente canto della cicala dalla ridicola e laboriosa applicazione della formica.
All’angolo di una casa del centro città campeggia tutt’oggi una scritta: “vivi questo giorno come se fosse l’ultimo della tua vita”. Solo a dei cronisti disattenti e sprovveduti questo slogan profuma ancora di eroismo e di caparbietà; in realtà quelle parole nascondono dietro una delle ferite più sanguinose inferte alla giovinezza: la dittatura dell’istante e il fascino dell’attimo da cogliere a tutti i costi fino a far diventare di ogni singolo istante un possibile “big bang” capace di tutto, persino dell’estremo. A leggerlo così, quest’uso spasmodico di cocktail-droga-sesso (assieme al gioco d’azzardo, alla pratica degli sport estremi, alla frequentazioni di musiche tecno-dance) più che stimolare la morale cattolica può semplicemente venire interpretato come un tentativo di sfiorare e sfidare il limite per vincere ed evadere dalla prigione del tempo e dello spazio e diventare fratelli di quell’Icaro che, sfidando il sole, continua a mostrarsi simpatico nella sua insensatezza dentro le favole dei bambini. Se a praticare questo è il mondo etichettato “d’alto rango”, sarà sempre più ostico spiegare al popolo giovane come la devozione dell’attimo sia tutt’altra cosa dalla passione di sentirsi vivi e protagonisti del proprio presente: attesa e desiderio, progettualità di vita e sogni, passione e applicazione facilmente verranno sempre più derisi sotto i colpi di un’importanza spaventosa concessa al presente.
Il sospetto gigantesco – tratteggiato delicatamente da Adina Agugiaro ieri – è che ci sia una grossa nostalgia di felicità sotto questi tentativi di bucare il presente e bucarsi il presente. L’augurio non potrà però rimanere solo quello di vederli felici anche dopo l’effetto momentaneo prodotto dall’uso delle sostanze; ma di riscoprire la differenza tra “desiderio” e “voglia”. Mentre il primo chiede tempo per maturare e accendersi, la seconda non chiede una “ginnastica” per giungere a pienezza ma stimola a consumare l’atto presente come se non esistesse altra dimensione. La conseguenza per un giovane è presto tratteggiata: se il tempo è visto più come una minaccia che un’occasione per ricercare la felicità, allora la tentazione forte sarà quella di ingaggiare una lotta furibonda con esso facendosi forti di mille scorciatoie e scorribande. Se il tempo è letto come una chance allora diverrà motivo di estrema attenzione. Perchè da ogni minimo gesto di oggi potrà dipendere una sfumatura diversa del domani.
Lo struzzo va d’accordo con la cicala. Potrebbe anche diventare esemplare qualora la smettesse di mettere quella testa sotto terra; ma forse non si chiamerebbe più struzzo. E gli spacciatori diverrebbero precari pure loro.

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