Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

nascondino

Guardarono Gesù e quello sguardo bastò loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Gesù non sarà più da solo, una ciurma di umani già freme per accompagnarlo: «Lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono». Ad andare dove gli pare, a ripetere le stesse parole, a ubbidirlo meglio che se fosse loro padre. Tante volte li aveva adocchiati immersi nel loro arrabattarsi quotidiano, attaccati al loro lago, alle dolci abitudini. Stavolta li guarda: quello sguardo ha l’urto di una chiamata. Di una resa-dei-conti: “Andrea non stare a raschiare questo lago per tutta la vita. Vuoi buttarti nell’avventura del Regno di Dio? Guarda: non sarà una vita facile, ma io ti sosterrò fino in fondo. Per caso ti interessa?” Questo devono aver letto quegli uomini dentro quello sguardo. Ciò che a loro parve chiaro, fu che a Cristo loro interessavano già. Non prometteva né denari né terre: ciò che videro – l’occasione d’essere pienamente felici – era però ciò che stavano cercando per mare. Lui li trovò, loro si lasciarono trovare.
Scelse uomini-di-pesca, e questo non fu per nulla casuale. Discendente di un casato popolato di pastori – da Mosè fino all’ultimo che Gli s’inginocchiò in fronte nella grotta – scelse di aprire cooperativa coi pescatori, ch’è la gente più capace di stare in piedi sulle onde, di passeggiare nei mari burrascosi, in notti di tempesta. Spetterà loro una vertigine: annunciare la vicinanza del Regno di Dio. Le nubi all’orizzonte non promettono bene: Giovanni è appena stato arrestato, il buon-senso imporrebbe prudenza, è l’attimo in cui uno ci pensa due volte se è meglio partire subito o attendere l’alba. Cristo parte, loro lo seguono, così come sono: con competenze minime, per non dire scarse, in materia. Figli di una terra reietta, periferica. Però partono, si fidano, s’interessano. Miglioreranno: non muterà mai la loro bassezza di spirito, «sempre troppo basso e rozzo a paragon del Maestro, e talvolta dubiteranno e pencoleranno, e non intenderanno le sue verità e le sue parabole, e alla fine, l’abbandoneranno» (G. Papini). Tutto, però, sarà loro perdonato per aver colto l’invito a seguirlo subito. Mica da tutti, sapete: la storia delle false-partenze è in lista di aggiornamento perpetuo. Tant’è che un giorno, tanto per chiarire gli intenti, il Cristo dirà che è cosa prudente, se si vuol innalzare una torre, calcolare la spesa necessaria per vedere se si hanno le risorse. Non fu per scoraggiare, è che sa bene verso dove ci trae. E’ sempre così, da qualsiasi parte si guardi: senza la base, scordatevi le altezze.
Poca-roba: pescatori. Tanta-roba: coraggiosi. Innamorati, sedotti da uno sguardo. Accesi da una promessa: «Vi farò pescatori di uomini». Prospettiva poco lusinghiera, direte voi: di una grandezza unica, però, aggiungo io. Ciò Gli basterà per mettere sottosopra l’umano: è d’allora che la storia della salvezza poggia su stecchini di legno, mica su architravi di calcestruzzo. Dio sembra essersi stufato della grandezza. Chi ha scritto l’evangelo, ha messo per iscritto nomi-e-cognomi: sta bene, fa bene, che l’uomo li conosca. Non sono mica eroi, i nomi di costoro non fanno paura. Sono di una fragilità persino imbarazzante: si daranno persino alla pazza-fuga sotto la croce. Mai, però, s’imboscano: alla fine tutti al Maestro renderanno testimonianza con la vita. Anche Giuda – a modo suo, direte voi – si giocherà la vita. A voler competere con Lui, l’unico arnese all’altezza è la vita: spaventa essere così piccoli, nello stesso tempo emoziona. Forse per questo sin dagli inizi la fede è un’avventura: difficile immaginare un credente che non sia avventuroso. Un pescatore che tema le onde, le ondate.
Aveva occhi di poeta: «Il regno dei cieli è vicino». Vedeva cose che l’uomo ancora non vedeva: l’elementare è sempre la cosa più difficile da notare. La sua ostinazione fu esattamente questa: che l’uomo iniziasse a notarle. D’allora, nascosto in ogni oggetto, ci attende una rivelazione. In ogni sguardo, dopo quello sguardo, abita una chiamata. Ad ogni attimo corrisponde una possibilità: “T’interessa?” Dio si mostra nascondendosi: sin dall’inizio è materia d’amante.


Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 
(Matteo 4, 19-23)



Il Vangelo al femminile

di Elettra Ferrigno

Dio stravede per me

stravede

«Voltandomi indietro trovo con molta gioia che le svolte della mia vita sono sempre state guidate da Colui che chiamo l’Amico, e la sua voce costantemente mi avvisa: obbedisci, poi capirai». (A. Paoli)

Nacque clandestino in una terra che non era la sua, una mano invisibile ed un sogno profetico lo condussero -ancora in fasce e già profugo- in Egitto, prima che si stabilisse quasi letargicamente a Nazareth per dare alla sua vita una parvenza di “normalità”. Ora, passati trent’anni, per inaugurare la sua attività, il più giovane latitante del mondo torna a Nord, nella Galilea delle genti, a metà strada tra Israele e i pagani, piombando nel bel mezzo di traffici commerciali, di non-ebrei, di storie ibride e cuori traviati. Proveniente dalla quarantena di purificazione del deserto, dove ha respinto il dono dell’onnipotenza offerto da Satana, scegliendo per sé la rinuncia ad ogni volontà di potenza, Cristo, all’inizio del ministero, è di nuovo un profugo, un uomo in fuga. La sua, però, non è una fuga scomposta, ma una tattica pregna di prudenza e di profezia, una ritirata ben studiata: il clima di persecuzione, seppur pericoloso, era quello ideale per annunciare a coloro che abitavano in regione di ombra e di morte che stava per stagliarsi all’orizzonte la luce di una nuova creazione (liturgia della III^ Domenica del Tempo Ordinario). Nelle orme di quel viandante è possibile scorgere il traguardo e la spunta di molti appuntamenti presi nella sacra scrittura sin dal principio, in tempi remoti. Con fare deciso prende residenza a Cafarnao, lì decide d’imboscarsi per meglio compiere i suoi agguati. Da allora, fu quello il Suo soggiorno preferito, oltre che il più prolungato: accampato al domicilio di gente che viveva all’ombra delle tenebre, piantando tende al sole, con vista mare. Un forestiero perseguitato che il Vangelo lo percorre a piedi prima ancora che altri lo scrivano a quattro mani. Riparte da ciò che Giovanni aveva già detto, solo che alla voce di lui sostituisce uno sguardo nudo e sobrio. Sarà quello sguardo a riferire senza attenuanti né alcun disturbo di alterazione da che parte sta l’interruttore per accendere definitivamente la luce: «Convertitevi, perché il regno dei cieli é vicino!», ovvero: “Correte il rischio di essere felici, basta guardare verso di Me!”. Poi s’incamminò verso il mare a stringere amicizia con dei pescatori, lo fece guardandoli. In quello sguardo depositò il loro vero nome, la loro missione, la brezza leggera di una nuova vita. Anche Lui si svelò: ammise di stra-vedere per loro, nelle Sue pupille, quegli uomini videro specchiato ciò che erano veramente- liberi e liberati da falsi sguardi, propri e altrui- e quanto valevano per Lui. Li volle con se per gettare le sue parole al mondo con gesto ampio di chi getta le reti. Il mondo se lo tirerá dietro così, a strascico. Pescatori sì, ma di uomini: ché non anneghino nei mari tempestosi e infingardi del nemico. I convocati, presi alla sprovvista, rispondono con la vita, commossi ma a casaccio. Con solo la più genuina scintilla di gioia in cuore di aver fiutato in quello sguardo una convenienza. Inciamperanno goffi nell’illusione di altri alti regni, lo tradiranno, lo rinnegheranno, lo abbandoneranno, ma la storia sarà descritta unicamente in un solo paragrafo. Ripensamenti, rinnegamenti, dubbi e infedeltà saranno solo un punto-e-a-capo del capitolo che riguarda la sequela. Lo seguiranno con la più alta forma di libertà, quella che non trasforma in automi di una procedura, ma che inventa ogni giorno l’obbedienza. Proprio lì, dove sono stati chiamati e Lui s’è manifestato, in quella porzione di vita eterna ch’è in terra: il lavoro, gli affetti, le “solite cose”: «Se non lo senti domestico, dentro le cose più semplici, non l’hai ancora trovato il Dio della vita. È solo il Dio della religione» (Giuliana di Norwich).

La scrittura sacra è tutto un andirivieni di mani, di passi, di sguardi. Chi guarda e si lascia guardare è nella direzione giusta per intenderla, chi va a piedi è nella direzione giusta per percorrerla: «Segui me!». La fede è il frutto di raddoppi, ha a che fare con le doppie: due occhi, due piedi, due fratelli: Pietro e suo fratello, Giacomo e Giovanni, suo fratello. La ripetizione non è un errore: Me e il mio prossimo, questa storia e la mia. Cambiano le varianti, i dettagli sono personalizzati ma, ancor oggi, il Dio-Uomo stravede per me, si manifesta dove meno me l’aspetto e mi supplica di seguirlo. Anche io pescato/a, per affinare l’arte della pesca dietro a Lui.

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