Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Il segreto di Chesterton secondo Ubaldo Casotto
Come la meraviglia vanificò l’agguato del nulla

di Andrea Monda, dall’ «Osservatore Romano», del 20 gennaio 2010

meravigliaQual è il segreto di una persona? Per scoprirlo bisogna innanzitutto credere che esista un segreto nascosto in ogni persona.
Superato questo scoglio – e non è così semplice – la cosa migliore è incontrare questa persona, anzi lasciarsi incontrare da essa, il che equivale, sempre, a lasciarsi sorprendere. Può sembrare paradossale, ma se non si è pronti a lasciarsi sorprendere accade che la vita scorra senza colore né sapore, senza quel tocco di magia che permette agli uomini di gustare appieno l’esistenza, pregustando cioè quella gioia che sta “al di là” ma è anche già segretamente riposta nel mistero dell’esistenza quotidiana.
Ha quindi ragione Chesterton quando afferma che “incontrare un uomo è un’esperienza unica, anche se lo si incontra solo per un’ora o due”. Per quasi due ore – che sono volate – Ubaldo Casotto domenica scorsa al teatro Manzoni di Roma ha permesso al pubblico di fare quell’esperienza unica, cioè di incontrare nel senso più pieno del termine un uomo, lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), uno dei giganti della letteratura e del pensiero del xx secolo, spesso trascurato dalla cosiddetta critica ufficiale italiana.

Il giornalista Casotto, attualmente vicedirettore de “Il Riformista”, è un “amico” di vecchia data di Chesterton avendo dedicato, tra l’altro, la sua tesi di laurea al romanziere londinese. Il pubblico ha così potuto apprezzare il modo sicuro e il tono familiare con cui il relatore si è mosso all’interno dell’opera di Chesterton per illustrarne i punti cardine, i nodi salienti, le spigolature più significative.
Alcune parole-chiave consentono di offrire l’accesso al segreto dell’inventore di padre Brown: realismo, tradizione, paradosso, ragione, libertà, visione, meraviglia, mistero, avventura.
Ascoltando le tante citazioni dalle opere principali di Chesterton ci si rende conto che pur non avendo avuto figli naturali, lo scrittore inglese ha avuto però diversi figli spirituali; solo per fare qualche nome: Clive S. Lewis, John R.R. Tolkien, Michael Ende.
In un discorso pubblico del 1986 proprio Ende, lo scrittore tedesco autore del best-seller fantasy La storia infinita, ha affermato che l’essenza della bellezza risiede nel mistero e nella meraviglia. Niente di più vicino alla sensibilità di Chesterton per il quale la vera avventura nella vita non è sposarsi, ma nascere. Nel momento in cui si nasce, trovandosi accolto in una famiglia, l’uomo entra in un’avventura, in qualcosa che egli non può mai controllare del tutto – per questo la vita non è mai noiosa, neanche quando appare ripetitiva e monotona – s’incammina in un sentiero pieno di indizi e di segni che indicano tutti una stessa direzione, la cui unica spiegazione è l’esistenza di un punto, che non vediamo, verso cui tutte quelle frecce convergono.
La realtà dunque implica l’esistenza del mistero perché la indica continuamente. È qui il problema dell’uomo contemporaneo: non è che non sa risolvere l’enigma del mondo, è che non vede l’enigma. Il punto sta allora nella visione: se non si è pronti a lasciarsi sorprendere dal reale, l’alternativa, dice Casotto, è il nulla, il nichilismo, l’indifferenza al tutto nella quale sprofondano le nostre giornate, la nausea e la noia che il mondo e gli altri ci trasmettono – e che noi trasmettiamo – quando manca quello sguardo pieno di stupore e gratitudine. Di fronte al mondo noi dobbiamo essere riconoscenti di ogni cosa perché ogni cosa è stata strappata al nulla.
La nostra scoperta del mondo è un elenco da aggiornare quotidianamente, come quella pagina del Robinson Crusoe: “Un uomo sopra un piccolo scoglio con poca roba strappata al mare: la parte più bella del libro è la lista degli oggetti salvati dal naufragio. La più grande poesia è un inventario (…) tutte le cose sono sfuggite per un capello alla perdizione: tutto è stato salvato da un naufragio”. Ed è forte l’eco biblica in questa riflessione di Chesterton che cammina nel mondo come dentro una foresta di simboli, un universo di segni; e, come il bambino, si getta golosamente alla scoperta del reale: “La vita è un’avventura ma solo l’avventuriero lo scopre”.
Eppure Chesterton non nasce cattolico, ma arriva alla fede solo nel 1922, dopo un viaggio lungo e non facile. Sottolinea Casotto che Chesterton abbracciò e capì il cattolicesimo perché fece un uso sempre spregiudicato, cioè largo, della ragione, poiché, per lui, il farsi cattolico “dilata la mente”. Si comprende allora facilmente il gusto del giovane Joseph Ratzinger nel leggere Chesterton – come all’epoca facevano tra gli altri anche Montini, Luciani, Wojtyla – e dove nasce l’insistenza dell’attuale Pontefice di sottolineare l’esigenza di “allargare la ragione”.
Chesterton ha avuto molti “figli” ma anche diversi “padri”, a conferma che non si può dare senso e gusto alla vita se non nel solco di una tradizione. Casotto si è soffermato forse sui due principali: Francesco d’Assisi e Tommaso d’Aquino anche per il fatto che a entrambi i santi cattolici lo scrittore ha dedicato due splendidi racconti biografici. Francesco e Tommaso, come a dire: la follia per Cristo e la ragione; lo stupore e il senso profondo della libertà; la spiritualità creaturale e la dimensione sanamente materiale della fede. Chesterton – questo il suo segreto – è riuscito a coniugare tutte queste diverse dimensioni nella sua vita e nella sua vasta opera letteraria.



C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare per l’intelletto.

Gilbert Keith Chesterton nasce a Londra il 29 maggio 1874; la sua è una agiata di confessione anglicana. Il padre Edward Chesterton è un originale agente immobiliare che lavora in società con il fratello; la madre Marie-Louise Grosjean, è figlia di un predicatore laico calvinista svizzero e di una donna scozzese: sarà proprio la nonna materna a far conoscere al nipotino Gilbert il magico mondo delle fiabe, a cui il futuro scrittore rimarrà molto legato.
Chesterton02_01Chesterton manifesta fin da giovane un forte spirito d’indipendenza: studente alla Slade School of Art, dapprima si fa conoscere come critico d’arte e come critico letterario, poi inizia a scrivere articoli polemici nei quali, con uno stile brillante e pieno di humour, attacca tutto ciò che stima essere un errore dei tempi moderni.
A vent’anni, complici l’insuccesso universitario, l’allontanamento dai rapporti di amicizia del periodo scolastico e l’insorgere di tante domande sulla vita, viene colpito da una grave forma di depressione e da una crisi di scetticismo nei confronti della fede, tanto da avvicinarsi allo spiritismo.
Superata questa grave crisi, anche con l’aiuto delle letture – in particolare del Libro di Giobbe – avviene in lui una vera e propria rinascita.
Nel 1895 Chesterton inizia a lavorare per l’editore londinese Redway e per T. Fisher Unwin. Molti suoi lavori vengono pubblicati in diversi giornali.
Nel 1900 scrive la sua prima raccolta di poesie, “The Wild Knight”, a cui seguiranno articoli di critica letteraria sullo Speaker e sul Daily News. Nel 1901 si unisce in matrimonio con Frances Blogg. Nel 1909 si trasferisce con la moglie a Beaconsfield dove vivrà fino alla morte.
Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale Chesterton fonda con lo scrittore Hilaire Belloc la “Lega distributista”, con lo scopo di aiutare lo sviluppo della piccola proprietà e della piccola industria mediante la divisione e la ridistribuzione delle grandi proprietà latifondiste. Chesterton e Belloc furono molto amici, tanto che George Bernard Shaw avrebbe coniato il termine “Chesterbelloc” per indicare il loro sodalizio letterario e di amicizia.
Nel 1922 Chesterton si converte al cattolicesimo – atto conclusivo di una lenta crisi religiosa, iniziata quindici anni prima – grazie all’amicizia di padre John O’Connor (il sacerdote irlandese che gli ispirerà il personaggio di Padre Brown) e di Hilaire Belloc. Viene battezzato da padre Vincent McNabb, frate domenicano, anche lui fervente distributista ed irlandese come padre O’Connor.
Nel 1934, dopo aver ricevuto diverse lauree honoris causa dalle università di Edimburgo, Dublino e di Notre Dame, gli viene conferito il titolo di cavaliere dell’Ordine di San Gregorio Magno.
Nella sua attività di scrittore Chesterton oppone al razionalismo e all’esaltazione delle scienze il buon senso e la fede, e oppone all’aridità della civiltà industriale e capitalista l’ideale sociale del medioevo. Queste convinzioni lo portano a condannare la posizione dell’Inghilterra in occasione della guerra dei Boeri e a opporsi all’imperialismo di Kipling, ma anche a schierarsi violentemente nel 1914 contro la Germania luterana.
Il gran numero di opere da lui scritte affrontano vari generi, dai romanzi ai racconti, dalle poesie alle biografie (tra cui una su Charles Dickens), fino alle opere teatrali.
Amante del paradosso e della polemica, della ricca produzione di Chesterton fanno parte opere polemiche come: “Eretici” (1905), “Ortodossia” (1908), “Che cosa va male nel mondo” (1910); un opera di stampo storico e volumtamente tendenziosa sono “I crimini dell’Inghilterra” (1915); tra i saggi di ispirazione cattolica ricordiamo “San Francesco d’Assisi” (1923), “L’uomo che chiamiamo il Cristo” (1927), “San Tommaso d’Aquino” (1933).
I suoi romanzi testimoniano invece un’immaginazione vivace, paradossale e talora stravagante: “Il Napoleone di Notting Hill” (1904), “L’uomo che fu giovedì” (1908), “Le avventure di un uomo” vivo (1912). Celebre è la ricca serie di racconti polizieschi che hanno per protagonista padre Brown.
Alto circa centonovanta centimentri per oltre centotrenta chilogrammi, Chesterton in trent’anni di attività ha scritto quasi cento libri e un numero difficilmente calcolabile di articoli, partecipando a numerose dispute con altri grandi letterati, tra i quali H. G. Wells e George Bernard Shaw.
Amò molto l’Italia, dove si è recato più volte; qui trovò presto un pubblico affezionato, grazie anche alle prime traduzioni delle sue opere come “Le avventure di un uomo vivo” e la serie di Padre Brown. A lanciarlo in Italia fu il giornalista e critico Emilio Cecchi, che pubblicò alcuni articoli di Chesterton nella rivista “La Ronda”, traducendolo e intervistandolo. Alcuni articoli dell’inglese furono anche pubblicati su “Il Frontespizio”, e fu recensito da Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. In uno dei suoi viaggi in Italia Chesterton ebbe anche modo di intervistare Benito Mussolini.
Tra le varie influenze che l’opera di Chesterton ha avuto ricordiamo come “L’Uomo Eterno” contribuì alla conversione di Clive Staples Lewis al cristianesimo; “Il Napoleone di Notting Hill” ispirò Michael Collins a condurre gli irlandesi alla vittoria contro il dominio inglese; un suo saggio apparso sull’Illustrated London News ispirò Mohandas Gandhi a guidare il movimento che avrebbe messo fine al dominio coloniale britannico in India.
Jorge Luis Borges ebbe modo di dire su Chesterton: “La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton”.
Gilbert Keith Chesterton muore il 14 giugno 1936. Dopo il funerale, svoltosi nella cattedrale di Westminster e fu officiato da monsignor Ronald Knox – anch’egli convertito al cattolicesimo e scrittore di gialli – la salma di Chesterton è stata sepolta nel cimitero cattolico di Beaconsfield, dove ancora oggi riposa.

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