Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

Luca Boaretto ha 26 anni. Fisico poco sportivo,
simpatia a fior di pelle, uno sguardo che basta per farti assaporare il profumo
della furbizia. 26 anni e un sogno: essere prete! Un sogno partito da lontano,
la fatica di costruirlo, la gioia nel conquistarlo. Luca non ha il cervello che
funziona! Se funzionasse non si consacrerebbe prete. Perché a casa il pane non
manca (basta guardarlo), il futuro potrebbe essere roseo lo stesso, le ragazze
non tarderebbero ad arrivare. Il cervello non funziona: perché se ascoltasse
Michele Santoro e Andrea Rivera, se leggesse "Via col vento in Vaticano" e le
scritte contro la Chiesa
sulle mura di Padova, se ascoltasse la superficialità dei suoi coetanei e il
menefreghismo della città…non andrebbe prete. A Luca piace giocare: a calcio,
con la play-station, col cellulare. Ma essere prete, purtroppo, non è un gioco!
Eppure domenica prossima il vescovo di Padova lo consacrerà prete: Don Luca!
Ogni volta che scandisco questo nome sembra incredibile. Eppure a Dio urge
trovare qualcuno di folle sulle cui spalle sistemare una missione che fa
tremare le gambe. Addestramento? Zero! Si esige lo sbaraglio.
Lunedì
s’accorgerà d’essere una stonatura nella società. Una sorprendente stonatura
che porterà (almeno spero) fantasia nella nostra chiesa. Oggi la condanna è spolverare
questa parola dalla potenza inaudita. Fantasia, cioè la capacità di creare, il
brivido di scoprire, l’astuzia di pensare, il coraggio di buttarsi su strade
nuove. In tanti rideranno sul nostro sorriso. A noi rimangono come scusa le
parole di Geremia: "Nel mio cuore c’era
come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa: mi sforzavo di contenerlo, ma non
potevo"
(20,9). Davvero: non possiamo tacere la bellezza di Cristo. Questo
è il nostro cantiere Luca: scrivere un segno forte ed autentico di fede dentro
le vie di una città che corre impazzita nel suo caos. Non sei solo! Anch’io
vado cercando l’uomo nella sua nudità, cerco l’anima, cerco la storia, il
nostro essere bambini… mi fa schifo la rassegnazione. Io piango, ho freddo, ho
fame, ho tanta paura… ma non voglio uccidere il bambino che sono. Perderò? Non
te lo so dire. Ti ripeto solo quello che mi hanno sempre insegnato: "i rigori li sbagliano soltanto quelli che
hanno il coraggio di batterli"
(R. Baggio).
Piuttosto
rischia, ma non diventare un prete senza sapore!

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