Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato
collaudo

Per un istante è come se gettasse la sua camuffatura d’uomo (liturgia della II^ domenica di Quaresima). Ne ha presi tre: non i più santi, non i più lodevoli e nemmeno i più mansueti. Tre e non dodici: certi calcoli del cuore rimarranno ostici ad oltranza da decifrare. Li prende e li mena lassù, sull’Hermon così maestoso e trasbordante d’essersi infilato sin nelle cetre del salmista: “È come la rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion“ (Sal 133,3). Sulla montagna, loro uomini di mare: ch’è un simpaticissimo e inaspettato pensiero dall’Amico. Chissà: forse li avrà veduti titubanti sulla soglia di quella casa a Betania, forse ne ha raccolto sornione quel pizzico d’incredulità che s’inficcò nei loro cuori agitati, o più semplicemente un giorno anche Lui si svegliò e sentì quell’umana esigenza di mostrarsi per quel ch’era davvero: l’Iddio delle sorprese, l’Uomo della luce, il sole della storia.
Fu una specie di collaudo per i giorni a venire, quelli tempestosi e agghiaccianti della passione che saranno anticipo e preludio di quelli amabili e confidenziali della Risurrezione. A casa mia la Trasfigurazione è il collaudo della Risurrezione: la voglia matta di Dio – che qui appare in tutta la sua ferialità d’uomo – di vedere se, caduta la maschera d’umano, quell’amicizia reggerà. Se quegli uomini avvezzi ad avercelo appresso nel mentre firma miracoli e scuote le stagioni, sapranno conservare l’amicizia anche dopo, anche altrove, anche nell’Eternità. Insomma: anche Cristo un giorno avvertì il bisogno di saggiare l’affidabilità della sua storia d’amore con loro: “M’ameranno per davvero? Anche da Iddio? Chissà se reggeranno” – puerili pensiero d’uno spirito fanciullesco come rimase quello del Nazareno. Così, in un batter d’occhio, nel mentre loro s’appisolano, “il suo voltò brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. Cosicchè, al riaprirsi dei loro occhi, somigliarono a quei fanciulli che in giorno di domenica s’alzano quando il sole è già a picco sul tetto di casa. In ritardo, colti e accolti dalla luce, nel pieno della giornata.

La nostra vita è dominata ormai da un ritmo frenetico, dall’ansia di possedere, di far carriera, di dominare, riapparire, soprattutto di guadagnare. Il ritmo della nostra vita può impedirci di godere le cose belle che non costano nulla. Francesco d’Assisi rimaneva per ore a contemplare il volo delle rondini, simbolo di gioia e di libertà. Nessuno è mai riuscito a mettere una rondine in gabbia. Il ritmo della nostra vita può impedirci di accorgerci degli altri. Può spegnere la tenerezza che è la poesia dell’amore. Il ritmo della vita moderna può attenuare persino il gusto delle cose buone (D. Clauser, Francesco d’Assisi).

Per Lui fu un collaudo; per loro rimase uno scatto. La foto che li ritrae nell’attimo medesimo in cui han visto l’Amico con una profondità inaspettata, come se l’occhio fosse riuscito a poggiarsi sull’intimità di quell’Uomo. Reggono: domani traballeranno, dopodomani fuggiranno, ma stamane reggono. L’amicizia tiene: per la gioia di Lui, per la gioia di loro. Ch’è gioia a dismisura: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Reggono così tanto – fin quasi a svenire per troppa sorpresa – che nel cuore di loro c’è un solo ardore: quello di rimaner per sempre lassù. E chissenefrega degli altri laggiù. Eppur quell’attimo non dovrà esser privilegio di privilegiati: “Alzatevi, andiamo!” Con l’ammonimento a mò di garanzia: “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’Uomo sia risorto dai morti”. Acqua in bocca – ogni amore custodisce geloso un segreto svelato solo tra amanti – e una foto in tasca: di Lui bellissimo, luminoso, accecante. Di più ancora: affidabile. Una foto da spolverare fra poco: nell’attimo di Giuda, nel giardino di Gerusalemme, ai piedi del Golgota, sotto la Croce, nel silenzio assordante del Sabato. Quella foto: per non dimenticare, per non soccombere, per non mandare a ramengo la loro storia con Lui.
A star lassù sarebbe stato firmare il gioco del Nemico: la tentazione è sempre quella d’arrestarsi nel paese felice, d’essere smemorati dei luoghi dove alloggiano mestizia e tristezza. Lui impedirà loro d’arrestarsi lassù: sarebbe stato un privilegio per pochi. Ingiusto forse, sprecato, troppo umano nei calcoli. Li ricacciò – e Lui con loro – giù nella valle: tra tribolazione e patimenti, tra ferialità e polvere, sulle strade e nei crocicchi. Nelle postazioni di prima, da dove li aveva presi per menarli fin lassù. Tutto come prima, eccetto quella confidenza stampata nel cuore ch’è valsa la certezza che Iddio non bluffa: è davvero ciò che dice. Luce, splendore, sorpresa: Presenza affidabile.
Il Collaudo d’Iddio. La foto dei tre. La Trasfigurazione: Iddio non mentisce.

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