Un cieco… con ottima mira!

Nella quarta domenica di Quaresima, nel rito ambrosiano, troviamo il secondo dei segni caratterizzanti il Vangelo di Giovanni e con forte connotazione battesimale: dopo l’acqua della Samaritana, la luce del Cieco Nato.
Figli di chi?

La “domenica di Abramo”, terza di Quaresima, suggerisce la necessità di oltrepassare una religiosità, pur preziosa, legata a riti e tradizioni dei Padri, per abbracciare una libertà che racconta l’esperienza di chi è figlio di un Padre che è nei Cieli, di fronte al quale non devi contare i precetti, ma sei chiamato ad intessere […]
Per sempre

L’incontro di Gesù con la Samaritana, presente nel quarto capitolo del vangelo di Giovanni, caratterizza sempre la seconda domenica di Quaresima del rito ambrosiano[1]. In esso, ritroviamo uno dei primi simboli che parla˝ del Battesimo (anticamente, ma ancor oggi, il cammino di Quaresima coincide con il catecumenato di chi si preparare ad entrare nella comunità […]
A un passo dal traguardo

Ogni Quaresima, la stessa storia, il solito dubbio. Che senso ha ciò che la chiesa ancora oggi propone come uno dei suoi precetti? Un residuo antiquato e anacronistico di quella societas cristiana dei tempi che furono e ormai del tutto estinta? A volte, il segreto risiede nel non confondere mezzi e fini. Un digiuno “ricco […]
Un deserto di presenza

Nel deserto, a tu per tu, senza distrazioni, la fedeltà può crescere, così come il desiderio di una relazione autentica, senza maschere, senza il desiderio di compiacere gli altri, ma solo con il tentativo serio di chi intuisce di quel bisogno della “tua presenza per capire meglio la mia essenza”.
Il grande fraintendimento

Baruc e la memoria di Dio La prima lettura che la liturgia ci offre è un brano molto particolare. Nonostante sia immaginato come legato all’esilio babilonese (VI secolo a.C.), risulta scritto secoli dopo (II secolo a.C.). Stando alla Bibbia, la figura dell’autore sarebbe legata (il suo segretario) al profeta Geremia, uno dei più importante, ma […]
Dio, vicino

“Il Signore è vicino!” Il tempo è ormai prossimo, arrivati ormai a ridosso delle festività natalizie. Ce lo ricorda l’apostolo Paolo, nella sua lettera alla comunità di Filippi[1], in cui notifica l’avvenuta visibilità, in Gesù Cristo, di quel Regno di Dio atteso dal popolo ebraico. Quel grido, frammisto di speranza e di stupore, così presente […]
La grandezza del piccolo

L’attesa entra nel vivo. Siamo ormai alla quinta domenica. Le letture incalzano la necessità di vigilare, ma anche la capacità di sorprenderci, facendosi trovare ovunque lo si lasci entrare (e non solo dove ci si aspetta di trovarlo, secondo l’abituale consuetudine). L’inattesa importanza del Piccolo Forse, l’innovazione del piccolo è, tra le tante attribuibili al […]
Affidati e forti, come il fiore di campo

L’asino mansueto, che trasporta Cristo; il fiore del campo, che si secca in breve tempo. Queste pagine della Scrittura, come spesso capita, sono ricche di immagini prese in prestito dalla natura. Eppure, il fiore del campo, nella sua fuggevole vita, per la sua piccola statura, è in grado di radicarsi anche a quote elevate e di contrastare anche le folate di vento più forti, abbassandosi e stringendosi ai suoi confratelli, nei campi. Ecco che, nella fiducia al prossimo, anche la fragilità del fiore si dimostra pertinace affidamento al Creatore. Perché se Dio non si dimentica neppure del fiore di campo, che “oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?”. Affidati, dunque a quest’immagine, possiamo imparare a sfrondare e rinunciare a tutto ciò che intralcia il nostro cammino. Perché la semplicità è il primo aiuto per camminare spediti.
Come narcisi nella steppa

L’invito di Isaia è un invito a non dare nulla per scontato. Regala una delle immagini più forti della Bibbia, che troviamo perpetuate dalla natura stessa: la pertinacia del fiore che buca il terreno più arido, che si nutre della più piccola goccia d’acqua disponibile, pur di dare sfoggio dei suoi colori. Anche nel mezzo del deserto. È forse questo l’insegnamento più prezioso: non c’è bisogno di un palcoscenico per fiorire. Basta mettere a frutto i doni di Dio, per la sua gloria, nel luogo in cui ci troviamo, nel luogo in cui siamo chiamati a servire. E chi serve con gioia, risplende.
