Ha la passione dell'imprevisto. È un Dio in agguato

 

Si nasce in un posto, si prende una barca per arrivare dove poter nascere ancora..

“L’elemento umano nella macchina”, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti

 

Le origini della caccia al tesoro non si perdono nella notte dei tempi; esse restano tracciabili in quello spiraglio di alba tinta ad arco da uno spettro arcobaleno come segno dell’Alleanza, dall’imponenza delle colonne di nubi e di fuoco a far da bussola, da essenziali sostentamenti che lasciano la bocca dolce di latte e di miele. Tutto inciso su rotoli di pergamena che hanno i bordi bruciacchiati tipici delle mappe del tesoro. La caccia al tesoro della salvezza ebbe inizio nell’istante in cui ad Abramo fu intimato di lasciare il suo paese verso mete ignote, ma continua -universalmente- a reclutare, ancor oggi, partecipanti di ogni nazione, cultura, lingua e generazione. Abramo lasciò la sua casa per mettersi a caccia di un tesoro promesso -una terra!- di cui non aveva connotati. Tra le certezze -le cose che lasciava- Abramo si mise in cammino, sospinto, alle spalle del cuore, da quello spirito che regala sogni e brividi di libertà. É Carran, dunque, la patria natale della caccia al tesoro, punto di partenza metaforico di una migrazione fisica che asseconda il nomadismo dell’anima. Alle spalle Ur, terra dei Caldei; di fronte Ebron, terra dei Cananei. In mezzo, querce frondose dai tronchi solidi -raggiunte passando per una valle del pianto cambiata in sorgente- le cui radici, profonde e secolari, diventano grembo fecondo di terre dette “sterili” e spazio di beatitudine per chi trova nel mormorio di un vento leggero la forza per incamminarsi verso il tesoro, decidendo nel proprio cuore il santo viaggio (cfr. Sal 84, 6). «Non temere, piccolo gregge…» (cfr. Lc 12, 32 ), la voce é la stessa che in quel giorno di rapide partenze, disse ad Abramo: «Non temere, IO SONO il tuo scudo» (cfr. Gn 15, 1b). “Non temere”, mappa della fede consegnata ad un uomo di fede: egli credette e il Signore gliela accreditò come giustizia (cfr. Gn 15, 6). Abramo, padre di ogni credente; noi eredi della sua discendenza e di quella mappa che, nel precario, costruisce il fortino della salvezza. “Non temere”, esortazione che precede ogni vi-andare e sancisce il via di ogni partecipante in gara nella libertà assoluta, per l’Assoluto della libertá. Verso una meta che non é la fine del mondo ma il fine del mondo: Dio, il vero tesoro da conquistare, (terra) Promessa che non delude, mai dimentico com’é della Parola data per mille generazioni (cfr. Sal 105,8). Per ogni via smarrita, per ogni deserto da attraversare, per ogni carestia o per ogni possibile assalto di pirati -per ogni Egitto!- la mappa contiene una traccia, un disegno che ricapitola in sè le cose del cielo e quelle della terra: Cristo Gesù. L’inizio e la/il fine del nostro errare, l’alfa e l’omega del nostro cercare, il viaggio e la meta del nostro peregrinare. Come tutte le cacce al tesoro, anche questa ha un motto: “ESTOTE PARATI!”, lo stesso che adottò Baden Powell quando fondò gli scout: “Siate pronti, in spirito e corpo, per compiere il vostro dovere”. E nostro dovere altro non é che riporre ogni bene -materiale e spirituale- in Dio, perché solo in Lui ogni bene può diventare tesoro, orientando sempre il cuore sulla cartina di torna-Sole che é lampada per i passi e luce per il cammino (cfr. Sal 118, 105). Anche di notte, allora, orientarsi sará beatitudine: scrutare le stelle non rivelerá solo quale tesoro racchiude la sua ereditá (cfr. Ef 1, 18 b), ma sará memoria della discendenza della quale facciamo parte. Numerosa come le stelle del cielo, se mai riusciremo a contarle. 

 

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla caccia al tesoro. L’adesione é gratuita, garantisce per noi la caparra dello Spirito Santo! 

 

Requisiti minimi per partecipare alla caccia al tesoro:

  • Spirito d’avventura e di servizio
  • Fede
  • Cuore aperto

 

Da portare:

  • Borse che non invecchiano
  • Scarpe comode, preferibilmente sandali 
  • Vigilanza
  • L’essenziale
  • Binocolo, per vedere meglio ciò che si spera ma che ancora non si vede

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