5 1 1 1 1 1
5 1 1 1 1 1

UltimaCena

La sua è stata una passione che è durata un'intera vita. È un privilegio, dunque, indipendentemente dal prezzo che Gli è stato chiesto: “Me l'avevano detto in tanti: fermati un attimo prima, perché un attimo dopo sarà troppo tardi” confida Cristo, l'acqua nella brocca e il  canovaccio tra le mani. “Non posso affatto, sono il Cristo, mi dicevo: devo loro l'esempio e l'amore”. È giovedì, giorno di pulizie. Nel cenacolo, qualcuno tra gli invitati inizia ad avere lo sguardo obliquo, a farsi clandestino in quella storia. Non solo Giuda, anche altri: qualcuno degli astanti, per tagliare l'aria, fa dei giri larghi di parole, a perdere tempo, per prendere tempo. Per Cristo, nel frattempo, scatta l'ora dei piedi: li lava, li asciuga, li bacia. Li ringrazia: per la strada percorsa assieme, la polvere sbattuta e quella respirata, per i viaggi di andata e di ritorno. A squadrarli dall'alto, i piedi danno l'impressione della confusione: c'è un disordine da emergenza in questa sala. La sera, poi, non è una qualunque: è per questa serata ch'è nato, venuto al mondo, cresciuto, fortificato. “Ormai il dado è tratto – dice tra Sé – Alternative non ce ne sono: o tutto o niente”. La sera, nel frattempo, s'è fatta buia, silente.
La Madre, da dietro l'angolo, spia la traiettoria del Figlio: gli evangelisti, la sola versione rimasta di quella sciacquata di piedi, tacciono la sua presenza. È il Beato Angelico a pitturarla (nella foto in alto): in ginocchio, accanto alla tavola, a festeggiare la prima comunione di quei primi Dodici, amici del Figlio, suoi figli(astri). “Mamma, cosa vuoi che ti dica: qui dovevo arrivare – Le bisbiglia da sotto le piantane dei Dodici -. Ti confesso che non pensavo finisse così, ma l'accetterò: d'altronde, li ho amati ancor prima che se ne accorgessero. Penso fosse questo, quando mi raccontavi cos'è l'amore, assieme a Giuseppe”. Lei, con lo sguardo di una madre, sguardi che cercano nei figli tracce di futuro: “Chissà cosa sarà di Te, amoremio. Non ti biasimo, accetterò di dipendere sempre dalla libertà che t'ho insegnato, imparandola da Te”. Glielo bisbiglia muta, acciuffano entrambi le parole al volo. Alzatosi da terra, il Cristo-adulto ha una luce nuova negli occhi, una luce di soddisfatta stanchezza. D'altronde, è l'atto finale di una musica tutta nuova: nessuna battaglia, eccetto quella che sta combattendo, avrebbe più senso combattere. “O la va, o la spacca!”. Amen e così sia.
I Dodici, se solo fossero uomini tutti d'un pezzo, firmerebbero all'istante una risposta all'altezza di quella divina provocazione. Tipo: “Adesso siediti tu, Rabbì: tocca a noi lavare i piedi a te. Accetta d'essere contraccambiato”. Magari il Cristo farebbe cenno di evitare, che non serve, di non disturbarsi: ma almeno il segno di volerlo fare Glielo dovevano. Invece nulla: la luce tempestosa dei loro occhi tradisce una litania di domande che lasciano precisi spazi di silenzio, spazi per le risposte. “Ma che sta facendo, Simone? È pazzo: guarda come si è umiliato! Uno così può essere davvero l'Iddio nel quale abbiamo creduto finora?” Satàn, il guastatore guascone, lavora col fioretto: ha già affittato il cuore di Giuda, ne restano ancora undici da accaparrarsi. “Pensateci! – serpeggia vigliacco – Anche se temo che il tempo sia scaduto”. Qualche semente del suo sguardo, inizia già a radicarsi nel cuore di questi umani. Fra poco si addormenteranno, saremo in piena emergenza: era la grande speranza di Satàn, la più sua grande meraviglia. “Ho, forse, puntato sui cavalli sbagliati, Padremmio? Mi stanno abbandonando, sembrano non capire, i loro sguardi giocano a farmi patire”. Il nemico, stasera, è nascosto dentro casa. "Stammi vicino, Mammamia!"
Avanti! È l'ordine del Padre: occorre adattarsi alle circostanze più ostili per dire d'aver amato sino in fondo. “Questo è il mio corpo, Giuda: mangiami, voglio essere tuo, qualunque cosa accada. Qualunque cosa tu faccia accadere” (Amen). Poi Taddeo, Andrea, Pietro, due Giacomo, Giovanni, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Matteo, Simone. (Amen). Il loro cruccio, l'indomani, resterà quello di non essere stati all'altezza della loro libertà, della loro originalità. “Vorrei soltanto capissero quanto ho desiderato ardentemente far questa cena con loro”, lamenta al suo cuore Iddio. Li guarda un'ultima volta, prima che fuggano: c'è un terrore ebete nell'aria. Il pane, quello dei fornai, ha sapore di cuoio al confronto.

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Giovanni 13,1-15).


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
II^ Domenica di Quaresima, Il divino Lavandaio27 febbraio 2021
III^ Domenica di Quaresima, Vendono il sole per comprare una candela, 6 marzo 2021
IV^ Domenica di Quaresima, Chiaroscuri sui pipistrelli13 marzo 2021
V^ Domenica di Quaresima, La voglia di Te è più forte della voglia di me20 marzo 2021
Domenica delle Palme, Il Diomendicante e il frutto della Passione, 27 marzo 2021

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì con Giotto, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì con Giotto, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
IV^ giovedì con Giotto, La stoltezza e la prudenza, 11 marzo 2021
V^ giovedì con Giotto, L'infedeltà e la fede, 18 marzo 2021
VI^ giovedì con Giotto, L'invidia e la carità25 marzo 2021
VI^ Giovedì con Giotto, La disperazione e la speranza, 31 marzo 2021

PapaVizi facebook

Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

(per acquistarlo clicca qui)

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
5 1 1 1 1 1

passione

Una settimana alla moviola: siamo giunti ai titoli di coda della vita di Cristo. Val bene seguirlo, dunque, passo-passo: rivederlo ancora una volta in volto, avvicinarglisi per cogliere un moto del cuore, ripercorrerne i passi per imparare la strada. Siamo alle fasi finali della più grande guerra mondiale mai combattuta finora, mai più combattuta d'allora: Cristo contro Satàn. Ambedue, a fari spenti, han deciso come viverla: Cristo, costi quel che costi, inseguirà la sua passione; Satàn, spossato ma non vinto, tenterà d'andare in pensione: “Me la merito, dopo una vita passata a combatterlo” mugugna tra sé, sognando con gli occhi aperti un colpo mortale da sferrare all'Avversario. Entrambi concordano: “Non c'è più tempo da perdere!” Tutto chiaro: l'amore può aspettare una vita, la passione non aspetta un secondo. “Preferisco morire di passione che di noia” fu la confidenza di Van Gogh. Cristo, da parte sua, sottoscrisse senza confidarlo.
Oggi Gerusalemme è in festa. E' pericolosa una città in festa: quand'è drogata non ragiona, ha la testa altrove, le va bene tutto e il suo contrario pur di festeggiare. È l'inganno delle città festaiole: un ammasso di gente «dove le persone si sentono sole tutte insieme» (H. Prochnov). Questa, mentre il Cristo entra a bordo di un puledro, figlio d'asina, è l'identità della Santa Gerusalemme: è una donna che consente di vedere senza essere visti. E di essere visti senza vedere. Ci sono tutti: gli attori e i protagonisti, i fedeli e gli infedeli, il ciarpame e la porcellana. Angeli e maiali, Caifa e la Madonna. A Gerusalemme, per quando passa Cristo, si sono dati appuntamento proprio tutti, non manca più nessuno. E tutti, oggi, pronti ad applaudirlo: Benedetto colui che viene nel nome del Signore: Osanna! Rami d'ulivo, petali di rosa canina, tappeti rossi, le vesciche alle mani a furia di batterle. Cristo, Mendicante solitario, attraversa la piazza gigante, i vicoli stretti, costeggia le finestre aperte: “Ci sono applausi – è il suo retropensiero – che bisognerebbe lavarsi le mani dopo averli fatti”. Lui sa bene che, domattina, quegli Osanna diventeranno Buuu!: che i leccapiedi l'hanno già venduto nel cuore, che questa festa non è altro che il narcotico d'una città in preda al delirio. “Sono più di trent'anni che non organizzano feste a mio Figlio – è Maria, da dietro il cornicione, a ragionare così -: figurarsi se questa festa non ha un suo secondo fine”. Tace, però: tutto deve accadere. Lei lascerà che accada, non accadrà mai che Ella sia d'intralcio. Figuriamoci!
Venerdì prossimo, sul Golgota, l'attaccheranno al palo della Croce: “Un delitto passionale” è l'epigrafe funebre che appenderanno in città. “Per passione, però, non si toglie la vita, la si dona” insegnava, in tempi non sospetti, Diomendicante. Tace, però: anche Lui, esattamente come la Madre, tace. Silenzio elettorale da parte sua: adesso - dopo aver esposto il programma per rendere l'uomo più uomo d'assomigliare a Dio – non dovrà fare altro che accettare il responso delle urne. E le urne, lo si sa, sono ballerine, come o più dei cuori. Pazienza, Lui è pittore: se il mondo non s'è accorto, pazienza. Oppure se ne accorto così tanto che, causa l'invidia, ha sottaciuto: perchè «uno può avere un focolare ardente nell'anima e tuttavia nessuno viene mai a sedervisi accanto. I passanti vedono solo un filo di fumo che si alza dal camino e continuano la loro strada» (V. van Gogh). Sbadati che non sono altro!
Attraversa tutta la città, a testa alta, fedele fino alla fine alla sua missione: è appassionandosi che si vive e si vibra, tutto il resto è un arrancare stanchi. Lui è appassionato, Gerusalemme arranca vestendosi da centometrista. E' (quasi) tutta finta, ha il mascara addosso, senza trucco avrebbe delle occhiaie spaventose, sguardi da spavento. Il Figlio di Dio, ricercando l'impossibile (che solo a Lui è possibile, disse l'angelo a Maria nell'annuncio di Nazareth), fa la sua consacrazione alla passione. Nel doppio significato: “E' appassionato quest'Uomo” dice chi lo guarda seriamente. “Che sofferenza vivere così l'amore per l'uomo” recitano altri. Una doppia passione, insomma: l'amore e il sangue, la vita e la morte, carezze e picconate. Tutto vissuto alla moviola: in sette giorni si decide il destino dell'umanità. Cristo va piano, perchè vuol andare lontano. Ma, ancor più, vuol che questa sia una parola detta una volta per tutte. L'ultima parola, quella definitiva: o la và, o la spacca.

Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo». 
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto». (Leggi il Vangelo della Passione secondo l'evangelista Marco)


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
II^ Domenica di Quaresima, Il divino Lavandaio27 febbraio 2021
III^ Domenica di Quaresima, Vendono il sole per comprare una candela, 6 marzo 2021
IV^ Domenica di Quaresima, Chiaroscuri sui pipistrelli13 marzo 2021
V^ Domenica di Quaresima, La voglia di Te è più forte della voglia di me20 marzo 2021

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì con Giotto, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì con Giotto, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
IV^ giovedì con Giotto, La stoltezza e la prudenza, 11 marzo 2021
V^ giovedì con Giotto, L'infedeltà e la fede, 18 marzo 2021
VI^ giovedì con Giotto, L'invidia e la carità25 marzo 2021

PapaVizi facebook

Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

(per acquistarlo clicca qui)

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
5 1 1 1 1 1

mollette

Ci sono sempre dei fiori per chi vuole vederli. M'incuriosiscono ogni volta questi Greci, «saliti per il culto durante la festa». Gente che, vestita della voglia di Dio, si aggirava tra le strade di Gerusalemme con un unico pensiero in testa: andare a cercare quell'Uomo che era sulla bocca di tutti, in cuore a tanti. A voce alta l'ammisero: «Vogliamo vedere Gesù!» Lo dissero in faccia a Filippo, il quale Gesù lo conosceva assai. Dunque è come se gli avessero detto: “Tu che lo conosci, presentacelo, per cortesia!” Quel grido, ammissione della voglia-matta di vedere Gesù, li smaschera agli occhi di Filippo: immagino, i Greci, con quella voglia, cucita addosso, che ti fa socchiudere gli occhi e girare la testa. Dove c'è un solo rumore, la sera, quando si chiude la porta di casa: la voglia di te, di Lui. E in quel volere conoscere Gesù, senza dirlo è come se avessero confidato che stavano ritrovando la parte più bella della loro voglia di vivere. Uno deve sempre desiderare qualcosa per essere vivo, anche se i suoi desideri fossero contorti al pari dei cavatappi. È il desiderio che fa (ri)fiorire ogni cosa. Senza, il cuore è ko.
Lo incontrano. Il loro desiderio si è avverato, perchè quando desideri una cosa, l'universo intero trama e trema perchè tu la possa realizzare. Guarda che accelerazione di voci: «Filippo andò a dirlo ad Andrea». Non è mica finita lì, già avrebbe voluto dire tanto coinvolgere nel contagio un terzo. No, non basta: «E poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù». Dunque, invece che andare solo soletto a bussare, Filippo crea per strada un'alleanza: “In due abbiamo più potere di contrattazione!” avrà pensato. A Cristo, dunque, attraverso i fratelli, gli amici, i postini del cuore. E il Cristoddio, come un ragno che tutt'attorno s'è formato una ragnatela. “Ti immagini – avrà detto uno dei Greci all'altro suo compagno -: se ci verrà data la fortuna d'incontrarlo, ci fioriranno gli occhi se Lo guardiamo”. E l'altro, subito a correggerlo: “Ci fioriranno gli occhi se ci guarderà, fratello!” Tutto un gioco di sguardi: appassionati, lucenti, pestiferi, vogliosi. Cuori ardenti, cuori infiammati, cuori in allerta: «Vogliamo vedere Gesù!». Tanta è stata la passione con la quale ne han sentito parlare, ch'è sbocciato in loro il desiderio di andarGli incontro. Di conoscerlo per davvero, non per sentito dire. E lo incontreranno.
Eccolo. Scarnificato, nudo, ridotto all'osso delle parole. Siamo ormai nella Gerusalemme cornuta, caritatevole. Ricercato, seguito, quotato: nelle sue mani possiede il mondo intero. Eppure non perde il senso della misura: è l'unico ad avere ben chiara la strada che s'aprirà dopo la curva: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo – si presenta così a chi Lo cerca come fosse un divo -; se invece muore, produce molto frutto». I Greci, pur (sopraf)fini d'intelletto, capiscono, non capiscono. Forse capiscono che quest'Uomo valeva davvero la pena d'incontrarlo. “Vivrete sul filo del rasoio se vi fiderete di costui” avrà fatto recapitare loro Satàn tramite i suoi ministri. Ma, ormai, lo sguardo del Cristo li aveva ingabbiati: “Il desiderio sarà ancora più forte quand'è appeso ad un filo” avrà ribattuto loro col suo sguardo divino. Sarà sempre così: all'interno di ogni desiderio – come scrisse Emile Cioran – c'è un monaco e un macellaio che si combattono. Il Desiderato cadrà per aria: gli salderanno la carne delle dita con i chiodi. Morirà, per portare frutto: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (cfr Gv 12,20-33) predisse a quei cercatori venuti da lontano. Satàn, pirla, penserà di avere vinto il giorno in cui lo crocifiggerà. Non capì, a corto com'è un po' di tutto, di averGli dato ragione: ha dovuto morire, Cristo, per portare frutto. Capita ancora oggi: dire “Ti voglio!” è potentissimo, ma dire “Mi vuoi?” è dolcissimo. I Greci Lo volevano, anche Lui li voleva: la sola grande tristezza è quella di non desiderare più nulla. Di avere Cristo in tasca ed essersi ingialliti nell'andarlo a cercare la domenica. Abietti, scocciati, abitudinari. Mica come i Greci! Pare che per molti il desiderio più grande sia quello d'essere il più ricco in cimitero. Voglia al ribasso.

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire (Giovanni 12,20-33).


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
II^ Domenica di Quaresima, Il divino Lavandaio27 febbraio 2021
III^ Domenica di Quaresima, Vendono il sole per comprare una candela, 6 marzo 2021
IV^ Domenica di Quaresima, Chiaroscuri sui pipistrelli13 marzo 2021

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì con Giotto, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì con Giotto, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
IV^ giovedì con Giotto, La stoltezza e la prudenza, 11 marzo 2021
V^ giovedì con Giotto, L'infedeltà e la fede, 18 marzo 2021

cover

Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

(per acquistarlo clicca qui)

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"