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famiglia

Per entrare nel mondo quella volta – che passò alla storia come la grande prima volta – Gesù scelse la più comune tra tutte le forme di vita possibili, quella che più di tutte lo fece rassomigliò alla stirpe umana. Scelse di vivere al mondo come un uomo normale, un semplice figliolo, un adolescente qualunque: non andò a ritirarsi in uno sperdutissimo convento d'alta quota ma scelse di nascere dentro una famiglia. Una madre, un padre, una quotidianità da lavorare: «Gesù non era appartenuto all'ordine monastico né all'ordine angelico – scrisse Péguy - ma a quello della gloriosa corporazione dei padri di famiglia». Una famiglia tradizionale, senza la boria di sapersi diversa e, dunque, mantenuta dalle agevolazioni: tre soggetti che, ciascuno intento nel suo daffare feriale, s'aspettavano la sera per cenare assieme. Una famiglia così tradizionale d'apparire quasi (dis)umana. La nascita fu alquanto bizzarra, ma tutto il resto fu la vita di ogni uomo: la falegnameria, il banco da lavoro, la pialla, la sega e la lima, così che, vedendolo all'opera, nessuno gli poteva «rimproverare la vita di lavoro ben fatto con suo padre Giuseppe». T'immagini lo sbigottimento nel vedere che in Gesù c'era un Dio che si dimostrava lealmente uomo, lavorando come tutti i mortali? Un giovanissimo impresario - «Non è costui il figlio del carpentiere? (Mt 13,55)» dirà un giorno la gente di lui ricollegandolo al suo primo mestiere – che contribuì, come figlio, a fare fruttare il patrimonio esiguo dell'operoso Giuseppe. Visse anche Lui, in presa diretta, lo strozzamento dell'economia del tempo: “Figliolomio – gli avrà ripetuto ad oltranza, resoconti alla mano, il padre a fine anno – la pressione fiscale è ai massimi storici quest'anno. Lavoriamo mesi interi per lo stato e, con quel poco che si avanza, dobbiamo fare tutto il resto. Ma va bene così, non lamentiamoci”. Faticare, essere corretti, pagare le tasse: perchè la sua storia fosse leale, per vivere lealmente, non potè improvvisarsi sindacalista, ma dovette spartire la legge prima degli umani: il pane di sudore.
Governare una famiglia, però, è poco meno difficile che governare un regno: pezzi che mancano, pezzi che s'allontanano, pezzi che a volte mal s'incastrano, “ma non vorrei non averla una (mia) famiglia” pensò a più riprese Gesù. Il quale visse la sorte dibattuta di chi è figlio e contemporaneamente padre, figlio di Maria e di Giuseppe sapendo d'essere anche il padre-spirituale di quei due. Una sorte buffa che, a pensarci mezz'istante, manda in baraonda anche il cervello più rodato: come obbedire a della gente che ti dovrebbe obbedire, perchè sottomettersi a gente di stirpe inferiore, com'essere obbedienti senza correre il rischio di farsi zerbini? Non fu per niente facile, per Cristo, andare alla scuola di Maria sapendo d'esserle Maestro, stare a libro paga di Giuseppe con la certezza d'essere Lui il Datore del padre. Non mancarono giorni di sconforto, non si fecero mancare la crisi adolescenziale tipica di ogni uomo e donna. A Gerusalemme, un pomeriggio dei suoi dodici anni, il più piccolo del tre si decise a fare di testa sua, mandando a svernare nell'angoscia la (santa) famiglia: «Non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui». A Gerusalemme scoccarono i giorni dell'incomprensione, una delle incomprensioni più feroci: «Perchè ci hai fatto questo?» Nulla di disumano, fu la più umana delle situazioni: mamma-papà che tentano d'organizzare il futuro dei figli per poi vedersi deludere dai diretti interessati. Parlare di delusione è disonesto, parlare di correzione è molto più onesto: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del padre mio?» Proprio lì quella (strana) famiglia divenne santa, la Santa Famiglia: quando si andarono a ricomporre dopo la (s)composizione. I tre mostrarono che la famiglia sono quelle persone che sono venute in cerca di te quando ti eri perduto.
Si corressero a vicenda, senza che l'uno umiliasse pubblicamente l'altro: “I panni sporchi, laviamoli nel caso dentro casa” s'erano accordati anzitempo. Non sistemarono tutto al volo, il tempo non era ancora maturo, per questo rientrarono a casa, ciascuno con il suo daffare bene in vista, ognuno ad allenarsi con le sue cose non-capite: la Madre a custodire «tutte queste cose nel suo cuore». Gesù tutt'intento nel crescere «in sapienza, età e grazia». Davanti a Dio, anche davanti a Giuseppe. Ancora diciotto lunghi anni a condividere malattie e dentifrici, dolcetti e bagnoschiuma, prestandosi denaro, difendendosi, ridendo, e cercando di capire, ciascuno, il punto di vista dell'altro. In tutti misero su famiglia. In tutti, non in due o in uno: in tutti-e-tre. Perchè in tutti si fa tutto.

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Luca  2,41-52).


Tempo d'Avvento e di Natale

I^ Domenica d'Avvento, L'attenzione di Veronica, 28 novembre 2021
II^ Domenica d'Avvento, Le cose belle hanno il passo lento, 5 dicembre 2021
Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, Centopercento donna, 8 dicembre 2021
III^ Domenica d'Avvento, Distinto e d'istinto, 11 dicembre 2021
IV^ Domenica d'Avvento, Confidenze, 18 dicembre 2021
Solennità del Natale del Signore, I Tre dell'Ave Maria25 dicembre 2021

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grotta

A Betlemme è tutto esaurito, sono (quasi) tutti esauriti “E' tutto pieno. Cogliamo l'occasione, però, per informarvi che, da domani, ci saranno delle promozioni imperdibili”. Un posto, però, i Tre dell'Ave Maria devono recuperarlo oggi, non domani. La cosa buffa è che tutti, qui, stanno aspettando che arrivi il Bambino per intonare il Buon Natale: quando passa, però, nessuno s'accorge. Peggio: dicono in faccia ai suoi – mentre Lui sta curvo nel ventre mariano – che non c'è spazio. Basta guardare la strada per capire come dev'essere messo il cuore di chi è in attesa: il traffico, le auto d'epoca, i clacson agitati, i marciapiedi luridi, la boria di chi ha parcheggiato nel posto riservato ai disabili. Quello davanti va piano? “E' cretino!” Quello dietro sorpassa: “E' un pazzo!” L'unico capace a guidare è chi pilota l'auto sua: «Dove troverai la villania nelle strade, troverai la villania nelle case» (E. De Amicis). L'evangelista, guardando la città dall'alto, avvisa: «Non c'era posto per loro nell'albergo». L'attendono tutti: è Lui che attendono tutti. Lui, pigiato nella pancia di Maria, passa, bussa, suona, invoca gentilmente permesso. Niente: “Tutto pieno! Da domani, però, ci sono delle offerte imperdibili”. È oggi, però, che Lui vuole far (ri)nascere il mondo: la campanella della ricreazione sta per suonare. Domani è già leggermente tardi, non sono ammessi ritardi in quest'operazione: “Quanto altezzosi questi umani – borbotta Giuseppe a Maria -: già vogliono comandare i pensieri del nostro Figliolo nascente”.
Semaforo rosso, dunque, a Betlemme per i Tre dell'Ave Maria. Loro, però, sono così in pace col mondo, sereni con se stessi, che si fermano volentieri al semaforo. C'è tempo per riaggiornare il navigatore, per spostarsi d'uno sputo fuori dal centro-storico dove gli ostelli costano meno. E almeno il bestiame sarà solidale con l'Iddio: «Lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia». Nasce lì - tra l'odore della popò e gli affanni della Madonna, con Giuseppe faro-guardiano sulla pianura – l'Ometto che, un giorno, sfiderà le corazzate, smonterà le città, farà crollare muri, intonerà l'Alleluja e il Miserere. In una stalla, dove fiocanno forti lampi e saette: “Figliommio, non aver paura – lo sfiora Giuseppe per bloccare i primi vagiti del Bambingesù - servono anche i temporali per vedere chi sarà disposto a dividere l'ombrello con noi tre”. Giuseppe è pragmatico, Maria è un'ape operaia, il Bimbo è un soldato semplice: partono da zero, senza nessun aiuto fraudolento, senza vantar meriti pur potendolo fare, assai. Che nessuno, domattina, dica che hanno conquistato la cima calandosi con l'elicottero dieci metri prima. Niente affatto: dal basso, dal punto più basso e lercio, dal sottoscala della città, dalla stalla partiranno. E pian piano saliranno, passo-passo, mano nella mano. All'ultimo qualcuno, vedendoli flosci come cachi per la troppa stanchezza, offre la stanza, ovviamente maggiorando il prezzo come fan gli strozzini: “No grazie, non possiamo permettercelo!” risponde Maria, l'economa della famiglia. Giuseppe, sfinito, forse accetterebbe: qual padre, per un figliolo in arrivo, non sarebbe disposto ad ipotecare la sua bottega? “No, Giuseppemio – lo inquadra Maria -. Peggio di chi si vende per tutto, c'è chi si fa comprare con niente”. Poveri siamo, ma signori: “Abbiamo Gesù, noi due. Che bisogno abbiamo di mendicare?” Un giorno, forse, s'accorgeranno che, per chi la pancia piena, nessuna pietanza sarà appetitosa ai loro palati. “Non hanno fame di Lui, non lo vedi Giuseppino mio? Bastano a loro stessi”. Seduti, guardano il loro Dio.
Le bestie, riottose per fama, si sottraggono lo spazio dai piedi per affittare una dimora a Iddio. È giusto, dunque, che siano gli uomini delle bestie a fissare prima d'altri il Gesù: «Vi annuncio una grande gioia: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore. Troverete un bambino, avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». L'annuncio dev'esser stato allarmante anche per uomini avvezzi a sfidare i lupi ingordi se l'Angelo li anticipa: «Non temete!» Il fatto è che le cose belle iniziano sempre con un po' di paura. Per vincerla basterà non avere fretta: le persone migliori amano raccontarsi lentamente. Una paura (vinta) alla volta.

(da Il Sussidiario25 dicembre 2021)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Luca 2,1-14).


Tempo d'Avvento

I^ Domenica d'Avvento, L'attenzione di Veronica, 28 novembre 2021
II^ Domenica d'Avvento, Le cose belle hanno il passo lento, 5 dicembre 2021
Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, Centopercento donna, 8 dicembre 2021
III^ Domenica d'Avvento, Distinto e d'istinto, 11 dicembre 2021
I^^ Domenica d'Avvento, Confidenze, 18 dicembre 2021

Pope

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Impossibile, per lei, trattenere la forza d'urto di quell'annunciazione: teneva la tensione d'una corda tirata, l'impeto di un flutto marinaro, l'inquietudine della bellezza. Niente da fare: (ri)partito l'Arcangelo - “Diommio, Maria ha accettato il vostro invito!” fu l'annuncio di Gabriele a Dio – anche Maria partì: troppo, anche una come per lei, contenere nel petto l'incontenibile che iniziava a mettere giù il piede nel ventre suo. A Nazareth, quel giorno, tanti accesero la luce col mignolo del piede per non alzarsi. E vedendo ch'era tutta indaffarata nell'andar «in fretta verso la regione montuosa», le chiesero: “Perchè corri, Maria?” Lei sorrise, non volle rispondere loro ciò che le ardeva nel petto: “E perchè voi siete tutti fermi?” Nel suo petto abitavano piccoli anticipi di Dio: l'idea, l'annuncio, l'agitazione, lo stupore dell'inaspettato. Da perfetta atleta, uscì di casa per andar a correre, ma il vero guadagno fu che, correndo, rientrò in se stessa. Mistero della fede.
Giunta «in una città di Giuda», non fece l'invadente. Chiese permesso con il suo saluto: “E' permesso, cuginetta mia?!” Altri, quando arrivano in una casa, scordavano il permesso: “Scusa, non è che hai un caricatore? Mi si è scaricata la batteria del telefono!” Niente di tutto ciò: Maria è figlia umile di gente povera, è (stata) educata alla cortesia, alla gentilezza. E' andata dalla cugina perchè sa bene che Elisabetta saprà gioire della sua gioia: la confidenza puoi prendertela solamente se l'altro te la concede, altrimenti è solo invadenza. Solo Elisabetta, col suo pancione bene in vista, saprà dirle cose sensate per tentare di spiegare l'insensato che le sta accadendo. Confidenze tra donne, intimità al femminile, gestualità dell'amor parentale: “Hai (proprio) ragione, Elisabetta: bisogna essere mamme per riuscir a capire certe cose!” Appena il tempo di udire il saluto, molto tempo prima che le loro braccia s'aggomitolassero tra di loro (senza distanza di sicurezza), che dentro i loro grembi due bambini già stanno facendo squadra tra di loro, all'oscuro del mondo che non si accorge di nulla: “Prima tu, Giovannino: parti, livella, ricolma, preparami tutto pronto. Poi arrivo io a finalizzare il lavoro!” disse il Cristo, non ancora bambino, al cugino leggermente più grande di lui.
Poi, d'improvviso, lo scoppio: basta parole soffuse, confidenze bisbigliate, parole condivise. D'ora innanzi si alza al mondo la prima Ave Maria della storia, declamata «a gran voce». Parole che andranno attaccate, di generazione in generazione, a quelle dell'arcangelo: «Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te». Appena dopo quelle, le parole di Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» Resteranno, come le prime, parole d'alta confidenza: sarà inutile dirlo, ma la vera ricchezza è avere qualcuno col quale confidarsi. È che dovremmo sceglier con cura a chi fare confidenze, a chi dare la confidenza, con chi prenderci confidenza. Perchè una confidenza alimenterà una conversazione molto più dell'intelligenza. Dentro la casa, all'insaputa del mondo, due donne si son concesse il lusso della confidenza, di confidarsi paure materne: “Elisabetta, tu sarai capace d'essere una mamma all'altezza? Maria, chissà se i nostri bambini avranno un'infanzia lieta vedendo com'è il mondo? E se piangeranno e non sapremo calmarli, Betty? Maria, e se, mangiando, capita che un boccone scenda di traverso, sapremo gestire l'emergenza? Chissà che caratteri avranno: accesi o melanconici?” Confidarsi le paure, loro due lo sanno, è il più alto livello di complicità: quello che le terrà legate tra loro per sempre.
Nessuno sa – oppure lo sapevano, l'han taciuto di proposito – da quanto tempo loro due non s'incontrassero. Poco importa: le distanze non si misurano in chilometri, ma in possibilità. La confidenza non ha il senso del tempo: un minuto o vent'anni sono della stessa sostanza. Basta guardarsi per ritrovarsi. Prima una: Ave Maria! Poi l'altra: Ave, Elisabetta! Delle donne non vince quella che corre dietro, né quella che scappa. Vince quella che sa aspettare l'attimo giusto. Quello magico.

(da Il Sussidiario19 dicembre 2021)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Luca 1,39-45).

 


Tempo d'Avvento

I^ Domenica d'Avvento, L'attenzione di Veronica, 28 novembre 2021
II^ Domenica d'Avvento, Le cose belle hanno il passo lento, 5 dicembre 2021
Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, Centopercento donna, 8 dicembre 2021
III^ Domenica d'Avvento, Distinto e d'istinto, 11 dicembre 2021

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