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mollette

Ci sono sempre dei fiori per chi vuole vederli. M'incuriosiscono ogni volta questi Greci, «saliti per il culto durante la festa». Gente che, vestita della voglia di Dio, si aggirava tra le strade di Gerusalemme con un unico pensiero in testa: andare a cercare quell'Uomo che era sulla bocca di tutti, in cuore a tanti. A voce alta l'ammisero: «Vogliamo vedere Gesù!» Lo dissero in faccia a Filippo, il quale Gesù lo conosceva assai. Dunque è come se gli avessero detto: “Tu che lo conosci, presentacelo, per cortesia!” Quel grido, ammissione della voglia-matta di vedere Gesù, li smaschera agli occhi di Filippo: immagino, i Greci, con quella voglia, cucita addosso, che ti fa socchiudere gli occhi e girare la testa. Dove c'è un solo rumore, la sera, quando si chiude la porta di casa: la voglia di te, di Lui. E in quel volere conoscere Gesù, senza dirlo è come se avessero confidato che stavano ritrovando la parte più bella della loro voglia di vivere. Uno deve sempre desiderare qualcosa per essere vivo, anche se i suoi desideri fossero contorti al pari dei cavatappi. È il desiderio che fa (ri)fiorire ogni cosa. Senza, il cuore è ko.
Lo incontrano. Il loro desiderio si è avverato, perchè quando desideri una cosa, l'universo intero trama e trema perchè tu la possa realizzare. Guarda che accelerazione di voci: «Filippo andò a dirlo ad Andrea». Non è mica finita lì, già avrebbe voluto dire tanto coinvolgere nel contagio un terzo. No, non basta: «E poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù». Dunque, invece che andare solo soletto a bussare, Filippo crea per strada un'alleanza: “In due abbiamo più potere di contrattazione!” avrà pensato. A Cristo, dunque, attraverso i fratelli, gli amici, i postini del cuore. E il Cristoddio, come un ragno che tutt'attorno s'è formato una ragnatela. “Ti immagini – avrà detto uno dei Greci all'altro suo compagno -: se ci verrà data la fortuna d'incontrarlo, ci fioriranno gli occhi se Lo guardiamo”. E l'altro, subito a correggerlo: “Ci fioriranno gli occhi se ci guarderà, fratello!” Tutto un gioco di sguardi: appassionati, lucenti, pestiferi, vogliosi. Cuori ardenti, cuori infiammati, cuori in allerta: «Vogliamo vedere Gesù!». Tanta è stata la passione con la quale ne han sentito parlare, ch'è sbocciato in loro il desiderio di andarGli incontro. Di conoscerlo per davvero, non per sentito dire. E lo incontreranno.
Eccolo. Scarnificato, nudo, ridotto all'osso delle parole. Siamo ormai nella Gerusalemme cornuta, caritatevole. Ricercato, seguito, quotato: nelle sue mani possiede il mondo intero. Eppure non perde il senso della misura: è l'unico ad avere ben chiara la strada che s'aprirà dopo la curva: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo – si presenta così a chi Lo cerca come fosse un divo -; se invece muore, produce molto frutto». I Greci, pur (sopraf)fini d'intelletto, capiscono, non capiscono. Forse capiscono che quest'Uomo valeva davvero la pena d'incontrarlo. “Vivrete sul filo del rasoio se vi fiderete di costui” avrà fatto recapitare loro Satàn tramite i suoi ministri. Ma, ormai, lo sguardo del Cristo li aveva ingabbiati: “Il desiderio sarà ancora più forte quand'è appeso ad un filo” avrà ribattuto loro col suo sguardo divino. Sarà sempre così: all'interno di ogni desiderio – come scrisse Emile Cioran – c'è un monaco e un macellaio che si combattono. Il Desiderato cadrà per aria: gli salderanno la carne delle dita con i chiodi. Morirà, per portare frutto: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (cfr Gv 12,20-33) predisse a quei cercatori venuti da lontano. Satàn, pirla, penserà di avere vinto il giorno in cui lo crocifiggerà. Non capì, a corto com'è un po' di tutto, di averGli dato ragione: ha dovuto morire, Cristo, per portare frutto. Capita ancora oggi: dire “Ti voglio!” è potentissimo, ma dire “Mi vuoi?” è dolcissimo. I Greci Lo volevano, anche Lui li voleva: la sola grande tristezza è quella di non desiderare più nulla. Di avere Cristo in tasca ed essersi ingialliti nell'andarlo a cercare la domenica. Abietti, scocciati, abitudinari. Mica come i Greci! Pare che per molti il desiderio più grande sia quello d'essere il più ricco in cimitero. Voglia al ribasso.

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire (Giovanni 12,20-33).


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
II^ Domenica di Quaresima, Il divino Lavandaio27 febbraio 2021
III^ Domenica di Quaresima, Vendono il sole per comprare una candela, 6 marzo 2021
IV^ Domenica di Quaresima, Chiaroscuri sui pipistrelli13 marzo 2021

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì con Giotto, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì con Giotto, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
IV^ giovedì con Giotto, La stoltezza e la prudenza, 11 marzo 2021
V^ giovedì con Giotto, L'infedeltà e la fede, 18 marzo 2021

cover

Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

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pipistrello

L'amore dev'essere sfrenato perchè risulti credibile: «Dio, infatti, ha tanto amato il mondo». Quell'avverbio d'alta quantità – tanto – è un'avvisaglia per il pipistrello: «Chiunque infatti fa il male, odia la luce, non viene alla luce perchè le sue opere non vengano riprovate». Comunque appaia, non è nella natura del Cristo amare a metà la sua gente: i suoi affetti, l'amor suo che muove il sole e le placide stelle, è sempre, solo in maniera eccessiva. Tanto! Tant'è che, Vangelo alla mano, l'esagerazione si addice in amore. Tutta l'arte, anche quella d'amare, nasce sempre dall'eccesso: grandi terrori, grandi abbandoni, grandi instabilità. Eccessi che all'arte riesce ogni volta di riequilibrare. Satàn, che è storpio e pure gobbo in fatto di cuore, sostiene che sia “una regola delle buone maniere quella di evitare le esagerazioni”. Cristo, al contrario, dissente. Sapendo, però, che è necessario un certo stile nel praticare l'arte dell'esagerazione, per non apparir e strafottenti, pure mezzi truffatori. “La verità va esagerata perchè risulti credibile” ammaestrò i suoi discepoli: «(Tanto amato) da dare il suo Figlio unigenito perchè chiunque crede in lui non vada perduto». In croce segnò, fiato sul collo e chiodi tra le mani, la misura dell'amore. Esagerò. Cristo esagerato, ora pro nobis.
Prima, però, illuminò il mondo a modo suo. A Betlemme «nel fetore delle tenebre, scendiamo l'inferno, senza orrore» scriverebbe il maledetto Baudelaire. Vedendo tutto-buio, Cristo accese la luce, pensando di accendere i cuori: «La luce è venuta nel mondo». La luce, all'inizio, fu la prima creazione di Dio: E luce fu! E' stata anche la prima apparizione di Cristo, quando mise piede nella nostra casa. In casa, appunto: la prima qualità di una casa, anche la più importante, è la luce: “Quanta luce fa entrare?” Lo stesso vale anche con le persone. Somigliano alle vetrate di casa mia, quella che mamma rende così splendenti da far sì che gli uccelli s'ammazzino addosso, non vedendole: quando c'è il sole scintillano e brillano, ma quando scende l'oscurità dimostrano la loro bellezza solo se dentro c'è una luce accesa. L'assicura Cristo, lo seguono a ruota i poeti: «Il vero amore è come una finestra illuminata in una notte buia – è di Giuseppe Ungaretti -. Il vero amore è una quiete accesa». Il fatto, però, sorprese anche un inguaribile ottimista come Cristo: si accorse, lo confidò a Nicodemo, che «gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perchè le loro opere erano malvagie». Cioè, in parole povere, hanno rifiutato chi era venuto ad accendere la luce perchè, dentro casa, avevano affari loschi da nascondere nell'oscurità. D'allora, vedere la luce è provare spavento di ciò che andrà ad illuminare. E' la legge del pipistrelli: chi arranca da sempre nelle tenebre della propria cattiveria, diventa intollerante alla luce altrui. E, cosa assai curiosa, cercherà inutilmente di spegnerla. Inutilmente: resterà per sempre allergico alla luce maiuscola. A Dio.
Che, però, mai obbligherà alla luce. Il sole illumina la notte più buia, ma a convertirla in luce non ci pensa mai: «Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuol credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombre per chi non vuol credere» scrive quel mezzo-santo di Pascal. Non-solo-ombra, comunque: «Chi fa la verità viene verso la luce, perchè appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (cfr Gv 3,14-21). D'allora, tutto come allora: luce contro tenebre, il bene a pugni col male, vizio sfida virtù. Le tenebre che, gobbe, tenteranno sempre di spegnere la luce; e la luce che, dritta, cercherà sempre di scacciar le tenebre. Cristo, elettricista senza paga, non teme l'ombra, ottimista com'è: “Significa che lì vicino, da qualche parte, c'è una luce che illumina” conforta Nicodemo. Non è poco vedere una crepa nel muro: è da lì che entra la luce. Che, a seconda della materia da illuminare, potrà esser gentile, defunta, nebbiosa, chiara, sensuale, irriverente, velenosa, lusinghiera. Essere chiari è distribuire equamente luce e ombra. Circa il resto chi non riesce a fare luce è pregato di non fare ombra.

(da Il Sussidiario, 13 marzo 2021)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Giovanni 3,14-21).


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
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III^ Domenica di Quaresima, Vendono il sole per comprare una candela, 6 marzo 2021

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì con Giotto, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì con Giotto, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì con Giotto, L'ira e la temperanza4 marzo 2021
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Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

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colombe

Nessuno si illuda sul finale: pare sia stato tutto tempo perso. Uscitosene di là, il mercato ha ripreso vita. Somigliavano, i venditori templari, agli ambulanti abusivi che popolano le città: sistemano la merce contraffatta sopra dei teli, poi la presentano bene-bene, pronti ad acciuffare al volo teli e mercanzia, qualora la vedetta annunci l'arrivo dei lampeggianti. Puff! Sparito tutto, spariti tutti, là dietro l'angolo, il pilone, là sotto il ponte. Poi, tempo qualche attimo, si rimettono dove stavano prima, a fare le cose di prima: pronti alla vendita, pronti alla fuga, pronti a spacciare per originali merci contraffatte. Tanto sanno che, prima o dopo, ci sarà qualcuno che comprerà, il pesce abboccherà: «La gente non compra per ragioni logiche. Comprano per ragioni emotive» (Z. Ziglar). Sul mercato abusivo del Tempio, Cristo ha avuto lo stesso successo della Polizia con i senegalesi di Castel Sant'Angelo, di viale Condotti: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!» Risultato? Tutto per aria, tutto da rifare.
Tutto come prima: un acquazzone in pieno agosto. E il caldo raddoppia.
In Oriente, Cristo lo sa, i nonni insegnano ai bambini un proverbio: «Non vendere il sole per acquistare una candela». Questo accadeva là dentro: Cristo, senz'ammetterlo, se lo volevano comprare a suon di quattrini, di polli, di arrosti, di pellame e colombe. La fede, già allora, correva il rischio di farsi baratto: “Dio, prendi questo sangue, queste midolla, questa capra: in cambio dammi!” L'idea era quella della Borsa: nella Borsa, ogni volta che qualcuno vende, un altro è lì a comprare, entrambi pensano di essere astuti. Cristo, nel tempio, ha fissato un budget: “Nessun prezzo sulla Grazia!” Loro, venditori d'anime e di colombe, han rigirato la faccenda: “Un budget ci dice ciò che non ci possiamo permettere, ma non ci impedisce di acquistarlo”. Han tirato dritto, Lui ha taciuto. Poi, in privato, ha risposto ai Giudei perché fosse chiaro a tutti chi era, perché reagisse così: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere»Mammasantissima: non l'avesse mai detto! Il Tempio, le candele, le pezze di formaggio. Gli incensi, le lotterie, la sagra paesana, i biglietti per Gardaland. Costui, a lasciarGli aperta la bocca, avrebbe azzerato il loro merchandising in quattro e quattr'otto. “Non è permesso che dica queste cose, chi è lui? Queste pietre costano, hanno valore, ci han impiegato stagioni, investito soldi, firmato appalti” Spiegate, a gente così, che la ricchezza non è la pietra ma la cattedrale! Stavano tutti a veder le pietre: “I proventi del Parmigiano andranno per il restauro del campanile” ha scritto un parroco in fondo alla chiesa, vicino a delle forme di Grana Padano in (s)vendita. Era in gioco il destino dei sassi del campanile: il fine e i mezzi. Il solito dubbio.
Non perdette tempo: lasciò il sospetto d'aver perso. Ci tenne, però, a fare sapere che Lui non ci stava, che con Lui quelle cose erano giunte al capolinea. Che se Dio è una madre che ama, l'amore di una madre non si va a comprarlo, barattarlo, mendicarlo. C'è, basta, tuttogratis: punto, a capo. Nessuno Gli dette credito? Va detto, ad essere onesti, che qualcuno iniziò a dare retta al Cristo-fustigatore. Ma solo dopo aver iniziato a vedere dei segni. Tardi perché Lui si fidasse di loro: «Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti. Conosceva quello che c'è nell'uomo» (cfr Gv 2,13-25). Vedendoli ritornare, appena dopo, ai loro posti, non tornò indietro a duplicare il gesto: “Paganini non ripete, signori miei!” Tornerà, la seconda volta, per dire che aveva ragione Lui sui tre giorni lavorativi necessari per rimettere in piedi il Tempio sfaldato. Fatto sta che, d'allora, chi nel Tempio speculava sulle azioni divine gli fece trovare dei chiodi a mo' d'avviso. Il che non scompose più di tanto Cristo: sapeva bene che investire con successo significa anticipare le anticipazioni degli altri. Anche in questo li aveva anticipati: sarebbe bastato per capire il suo carattere, la sua (vera) provenienza. Bastava volerlo.

(da Il Sussidiario6 marzo 2021)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo (Giovanni 2,13-25). 


Editoriali della Quaresima 2021
Mercoledì delle Ceneri, Ricordati che sei polvere (di stelle), 17 febbraio 2021
I^ Domenica di Quaresima, Cristo in controvento, 20 febbraio 2021
II^ Domenica di Quaresima, Il divino Lavandaio27 febbraio 2021

La Quaresima con Giotto
I^ giovedì, L'ingiustizia e la giustizia, 18 febbraio 2021
II^ giovedì, L'incostanza e la fortezza25 febbraio 2021
III^ giovedì, L'ira e la temperanza4 marzo 2021

timeline papaFrancesco

Dal 2 marzo, in tutte le librerie, Dei vizi e delle virtù (Rizzoli 2021), il nuovo libro di Papa Francesco e Marco Pozza

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti - ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza - è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: "Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario". Riflettere su questi temi serve a "capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire". Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

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