5 1 1 1 1 1
5 1 1 1 1 1

everest
Nelle mani giuste, la fragilità smette di mostrarsi di acciaio. È meraviglioso quando una persona forte ti mostra le sue fragilità: è come se ti dicesse: “Abbi cura della mia fragilità, è la cosa più importante che possieda al mondo”. Se, poi, uno tratta la fragilità degli altri con delicatezza, il Vangelo (ri)accade perpetuamente: «Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono». Quegli uomini rimasti, assieme alle donne che mai se ne sono andate, amano Cristo alla follia: undici archetipi di amori umani alla prova-del-nove che è quella di amare Dio ma, prima ancora, di lasciarsi amare da Dio. Avessero avuto delicatezze d'animo femminili, non è fuorviante pensare cosa Gli avrebbero bisbigliato: “Io sono fragile, fortissima, ma il mio cuore è a pezzi. Eppure oggi rido fino alle lacrime. Dipende da che cosa tu vuoi vedere, Diommìo: il mio insieme è impegnativo”. Nella ciurma di chi era rimasto, c'erano uomini con braccia nerborute, esperti di burrasche e di navigazione: ma era il cuore la loro scatola nera, laddove era registrata la misurazione perfetta di quanto amavano l'amico Cristo e i suoi segreti progetti. La verità, fino alla fine, è che era gente fragilissima come le rose, ma si mettevano delle spine attorno per evitare che qualcuno ne venisse a conoscenza. E, venuti a conoscenza, magari ne approfittassero di loro. Con Lui, invece, avevano capito fin da subito che mostrarsi fragili era la posizione migliore da augurarsi nell'attimo del suo passaggio. Nell'attimo finale della storia.
Nell'istante dell'Ascensione al Cielo, Gesù ha lasciato l'intero patrimonio nelle mani di costoro. Oltre che fragili, super-fragili, erano anche dubbiosi: «Essi dubitarono». Non è stata questa una ragione per ravvedersi, da parte di Cristo: volle che la sua Chiesa poggiasse sul cuore gobbo di gente zeppa di dubbi invece che di false certezze Lasciò come fondamenta della sua Sposa il cuore di gente che non l'ha mai capito del tutto – quanto poco hanno capito i discepoli di ciò che diceva loro, quanto poco capisco io – ma che hanno dato prova d'amarlo assai, più dell'altra gente. L'amore delle donne al seguito è servito loro come preparazione e addestramento: vedendole all'opera, si allenavano pure loro a migliorare le loro pur misere prestazioni del cuore. Andandosene in Cielo, Cristo lascia il suo cuore, affida la sua intimità alle mani fragili, ai cuori incerti degli ultimi della classe: dagli inizi preferisce sempre la sincerità imperfetta dei poveri all'intelligenza intoccabile dei primi della classe. La sua gioia è di saperli e vederli fragili: la fragilità non è una mancanza, è un valore assoluto. Ci rende meravigliosamente umani: è mostrandosi fragili che loro diventeranno invincibili. Parola (ascoltata) del loro Dio e Signore, Gesù.
Quando sale al Padre, se fosse uomo, è come se partisse per un viaggio di addio. È anche Dio, però: dunque si allontana da loro per restare ancora più vicino. Partire-per-restare è un'accoppiata che fa imbufalire la logica, fa strizzare i cervelli, fa dubitare della sensatezza. Eppure è così! A me è capitato con la nonna: il giorno in cui è morta, ero lontano da casa, per il giorno della sepoltura nessun aereo riusciva a farmi rientrare. L'attesa era impossibile quell'estate: ancora una giornata e il cadavere si scioglieva, tant'era l'afa. Vissi tutto da lontano: fu uno di quegli strazi-strazianti, piansi, rimasi insonne. Sentii d'abbandonarla, mi sentii di essere stato abbandonato da lei, nell'impotenza più totale. Dopo qualche mese, scoprii il suo regalo: non permettendomi di vederla morta, mi obbligò a ricordare l'ultimo frangente con lei, sulla porta di casa, stretti in un abbraccio. Grazie a lei, imparai cos'è l'amore di chi parte, per restarti più vicino: prima, per vederla, ero obbligato passare per casa; oggi, invece, la sento dappertutto, me la porto con me ovunque, mi è sempre addosso. È nonna-tascabile: vivo con lei, con l'altra nonna, una forma di delirio di onnipresenza. È la versione in borghese del mio Dio: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,16-20). Dio-dappertutto, un genio del cuore: parte per andare lontano e, così, rimanere più vicino. “Mi è apparso qui. No, l'ho visto io di là. Io l'ho veduto da tutt'altra parte”. Dicono tutti la verità, nessuno mente: è il destino degli amori folli. Fanno finta d'andarsene, per restare incollati per sempre.

(da Il Sussidiario, 23 maggio 2020)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28,16-20).

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
5 1 1 1 1 1

matrioska
Il riscatto pagato per la liberazione è stato altissimo, il più alto riscatto mai più versato nella storia dell'umanità. Paolo, tagliateste divenuto apostolo in virtù della Grazia, si sforzò di quantificarne la somma: «Dio mandò il suo Figlio per riscattare coloro che erano sotto la legge, perchè ricevessimo l'adozione a figli», (Gl 4,4-5). L'uomo manco si era accorto d'essere schiavo della Legge: Dio, ch'è Padre premuroso, piuttosto di sapere i figli in mano ai sequestratori, decise che avrebbe pagato Lui in persona il riscatto. Pagò in natura, mettendo sul tavolo il Figliolo suo. Non lo mandò nel mondo allo sbaraglio, lo mandò «nella pienezza dei tempi», cioè dopo che tutte le trattative erano state avviate, tramite i profeti-ambasciatori. Dopo che tutti i negoziati erano andati a vuoto: inascoltati, irrisi, sbeffeggiati. Quel riscatto, iniziato a Betlemme, entrò di diritto nella storia, fece storia: la Croce – mica il Padre voleva che il Figlio finisse così, ma per rispetto della libertà accettò finisse così – divenne il riscatto per tutta l'umanità: d'allora, se accetterà, nessuno più sarà schiavo della legge. Dell'uomo, delle sue manie.
Rinunciò a se stesso, Cristo, per una dose esagerata d'amore: sognava di vedere le creature vivere libere dai laccioli della legge, delle leggi bischere degli umani. Quando risorse – e risorse perchè Iddio non poteva lasciarlo prigioniero della morte, volle fare giustizia! - non avanzò pretese per il fatto d'aver riscattato l'uomo: se un gesto lo rinfacci non è più una rinuncia, diventa ricatto. Dio, però, non volle mai che il riscatto divenisse ricatto: fece di tutto perchè rimanesse una forma d'amare, la forma più esosa ed esagerata d'amore. Morire per amore, dal momento che «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). L'uomo fatica a credere a quest'amore, fatica pure nel credere a questo Dio: ci spera in Dio, lo va cercando, auspica che sia vero per davvero, si augura non sia tutta una farsa. Più che creduto, quello cristiano è un Dio sperato: “Troppo bello per essere vero: e se fosse tutta un'illusione?”. Satàn è violento: dare dell'inaffidabile a Dio è il suo passatempo preferito. Quando era in vita Cristo, spargeva voce che l'Uomo fosse un illusionista, uno di quelli che usano gli uomini per farsi belli. Quando risorse – Satàn è un animale da macello di quelli duri da morire – cambiò versione: “Vedrete che dura poco questa gioia: vi lascerà piantati di punto in bianco!”. Per questo Cristo ritorna, appare a destra e a manca, a uno e a diecimila: per incoraggiarli, per dire che non è niente vero (neanche stavolta) tutto quello che il Demonio va dicendo. Per chiedere loro se sarebbe logico pagare un riscatto così alto per liberare un figlio e poi lasciare il figlio ancora in balia dei sequestratori. Eccolo, dunque, il Dio della consolazione e del grande riscatto: «Non vi lascerò orfani, verrò da voi». Mai più soli.
E' l'orfanezza l'ultima tentazione di Satàn: “Dio vi ha abbandonati, il Cielo è vuoto, siete rimasti orfani!” Lui, come risposta, ritorna: ricomincia, fa un ripasso, si mette a riordinare i cuori. Spiega loro il futuro in maniera semplicissima, come se l'Eternità fosse una di quelle meravigliose matrioske russe d'altissima fattura: «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio, voi in me, io in voi». Uno dentro l'altro: Lui nel Padre, noi in Lui, tutti assieme appassionatamente. Se non è un sogno questo, poco ci manca! Un'unica condizione: «Se mi amate (…)». ll Demonio questo lo chiama ricatto, per Cristo è l'accordo per il riscatto: nessuna salvezza controvoglia, nessuna conversione forzata a Lui, nessun proselitismo a favore del Cielo. Unica condizione la libertà, anche di rifiutare quell'amore: “Io voglio rimanere sequestrato, schiavo: non m'importa essere liberato da te”. Per amore, anche questo ha messo in conto Dio: non per questo, però, si arrende. Stazionerà ad oltranza sulla soglia del covo dei malviventi: pronto a versare il riscatto qualora l'uomo ci ripensasse. Il suo riscatto non prevede nessun ricatto.

(da Il Sussidiario, 16 maggio 2020)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,15-21).

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
5 1 1 1 1 1

velluto

Il verbo essere è il verbo più delicato della grammatica italiana. A seconda del pronome con il quale l'abbini, racconta anche chi sei: “Io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete, essi sono”. Pronomi personali, anche prospettive mondiali: io senza gli altri, prima gli altri e dopo io oppure io assieme agli altri. Usare “io sono” è correre il forte azzardo d'apparire strafottente, quasi un'irriverenza alla collettività. Un po' come dire: “Io sono io, tu non sei come me”. Sfidare la sfacciataggine con l'arnese dell'umiltà è il colpo di classe del Cristo: «Io sono la via, la verità, la vita» afferma di sé, parlando agli amici in stato di perenne agitazione confusionale. Nemmeno vedendolo Risorto riescono a pacificarsi nel cuore, a credere che tutto sia andato come aveva (pre)detto. Ecco, dunque, il ritorno dell'Avventuriero: con la vittoria sulla morte in tasca, torna a sobbarcarsi in spalla il gregge per riportarlo a casa loro. "Non è che il Risorto, di punto in bianco, si sia fatto un po' arrogante?" sospetterà qualcuno. Come di chi, dopo aver sofferto ad oltranza l'umiliazione avversaria, colga l'occasione di un successo personale per vendicarsi degli affronti? «Io sono», sulle labbra di Gesù, è pane per i denti di Lucifero, tra l'altro: “Cosa vi avevo detto? Pensa solo a se stesso. Vi ha usati per farsi bello, se ne infischia del vostro lavoro. Bene vi sta, creduloni che non siete altro”. Satàn, satanasso, santone: confondere tutto è la sua specialità.
Riparte, Cristo, da dove li aveva lasciati, dopo aver sciacquato loro i piedi in quel giovedì santo che ha allarmato la storia. Riparte da terra, sdraiandosi a terra, facendosi strada e tappeto per gli amici: «Io sono la via (…) Abbiate fede in me, sennò vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto?”» Il mondo è pieno di gente che prende per i fondelli l'uomo: “Fidati di me, affidati a me: io ho potere, conoscenze, amicizie, possibilità”. E l'uomo, imboccando queste strade, si è fatto di sasso, è finito dritto all'inferno: «La strada più sicura per l'inferno è il graduale pendio dolce, morbido sotto i piedi, senza brusche svolte, senza tappe né segnaletica» (C. Lewis). L'uomo, dunque, sovente si fa strada sfruttando l'uomo. Cristo, invece di farsi strada usando l'uomo, fa-strada all'uomo, il contrario dell'umiliazione. Non dice all'uomo: “Io ho la via, la verità, la vita”. Dice la cosa più umile che si possa pronunciare: «Io sono la via, la verità, la vita». Confessare agli amici di essere la loro strada è la professione più densa di umiltà, è dire: “Vado avanti io, così se succede qualcosa capita a me. Tu stai dietro a me, non ti agitare”. E' uno dei passaggi più pedonali di tutti i Vangeli: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi». Da batticuore! Vedendoli turbati, dice loro: “Restate qui. Vado io a vedere la strada, apro casa, ritorno a prendervi per portarvi con me. Così quando arrivate trovate tutto pronto”. Solo un maiale come Satàn, di un Dio così, può continuare a dire ch'è inaffidabile.
I santi, battendo esattamente questa strada, hanno trovato casa nei pressi di Dio: “Tu sei stato la mia strada – mi immagino dicano mentre si stringono Dio forte al petto – E su questa strada sono successi incidenti, ho letto male il segnale, ma ho sempre (ri)trovato te al mio fianco”. Eccola la vera casa dell'uomo: non una costruzione di pietre e mattoni, ma una strada. Magari offuscata, di periferia, slabbrata: dalla strada che scegli d'imboccare hai già detto al mondo la mèta verso la quale stai tendendo. Anche l'Inferno è una meta, come il Paradiso: per entrambe c'è una strada a disposizione. Ancora un Cristo per-terra, umile, rasoterra. Non esibisce vanti, domanda permesso, invoca fiducia: «Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me» (cfr Gv 14,1-12). Avesse detto che aveva (in tasca) la strada, la verità la vita, Gli avrei riso in faccia: “Di arroganti ne conosco a bizzeffe”. Invece ha giurato il contrario: di essere via, verità, vita. Cioè ha detto di proseguire di là, ma prima ci è andato Lui. Un amore così gentile, la mia memoria l'associa solamente a quello di mamma e papà: tutta gente disposta a sdraiarsi per terra perchè io cammini sul velluto.

(da Il Sussidiario, 9 maggio 2020)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Gv 14,1-12).

TUTTOILMONDOFUORI LOCORIZZONTALE

Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"