5 1 1 1 1 1
0 1 1 1 1 1
mendicante.jpg Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore". Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello. Si chinò e versò altre monete, poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase. Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo: chiese se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto. Il pubblicitario rispose: "Niente che non fosse vero! Ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via. Il non vedente non seppe mai che ora sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera ed io non la posso vedere". Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio.

Dopo giorni di cammino, arriva una sosta tecnica. Ai piedi del Sinai, monte dal nome divenuto celebre, il popolo d'Israele s'arresta. A salire sulla vetta infuocata è il loro condottiero inesausto, il Mosè profeta per conto Terzi. Tanto deserto è alle spalle, tanta aridità si profila all'orizzonte, ma a metà strada si fa il punto della situazione. Sono di una concisione tutta celeste le parole di Dio: "Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali d'aquile e vi ho fatti venire fino a me" (Es 19,4). Cioè: state vedendo cosa succede nel deserto. Siete entrati che sembravate un'accozzaglia di straccioni e ora, purificati dalla sofferenza, state divenendo mia proprietà. E dopo il riassunto delle puntate precedenti, formula la sua proposta. Con un'eleganza tutta sua: "Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli" (Es 19,5). Non servono commenti. Basta l'urto divino dei verbi: se vorrete e se custodirete, voi sarete! Cioè: esisterete, v'innalzerete, crescerete. Sarete miei! Forse succede anche a te, come a me e al pastore Mosè, di fermarti ogni tanto e di chiederti: ma dove sto andando, che faccio della mia vita, chi mi può riempire il cuore? Posso realizzare questi sogni che ho dentro, c'è qualcuno che lassù  mi ama? Che futuro ho davanti? Capita di fermarsi e interrogarsi: per caduta, per costrizione, per allenamento. E, condotto nel deserto, è come se Dio ti dicesse: "Pronto?! Non ti sei ancora accorto di nulla? Non avverti nulla di strano? Non ti sei reso conto che dietro certi incontri, certi avvenimenti, certe tristezze, certe gioie... Che dietro quell'incrocio, quel volto, quella spina c'era la mia mano?" Sai, ogni tanto rischiamo di sentirci onnipotenti, avvertiamo il sogno di crescere da soli, di mostrarci adulti. Senz'accorgerci che se siamo arrivati qui è perché abbiamo viaggiato in "carrozze di prima classe" in testa treno. Che nella Scrittura Sacra s'identificano con le ali delle aquile: "Voi stessi avete visto come vi ho sollevati su ali d'aquile". Sei arrivato perché Qualcuno t'ha accompagnato. Cresciuto perché addomesticato. Maturato perché fatto maturare. Innalzato perché svegliato. Arriva per tutti l'attimo in cui Dio presenta il conto. Non è forma di umano ricatto: si chiama "operazione rilancio". Quasi a dire: se ci stai, son disposto ad offrire di più! Ho visto cacciatori emozionarsi al passaggio di un'aquila, volti di fotografi ammorbiditi di lacrime, fucili caricati che si abbassavano. L'aquila è eleganza e fierezza, orgoglio e sicurezza, sorpresa e tenerezza. L'aquila non prende i suoi piccoli tra gli artigli: gli artigli servono a chi ha paura che il pericolo venga dall'alto. Ma l'aquila abita gli spazi più alti: non li teme. Ecco, allora, che li sistema sulle sue ali. Il popolo d'Israele, straccione per nascita e per costituzione spirituale, fatto salire sulle ali di Dio per imparare a volare. Lassù, oltre le traiettorie umane, le sillabe del Sinai sembrano agganciarsi a quelle del Geremia profeta giovane: "Ti ho amato di un amore eterno, per questo ti ho attratto con la mia bontà" (Ger 31,3). Qualcuno s'azzarda e traduce: "ti ho travolto con la mia tenerezza". Insomma: le ali proteggono ma anche sollecitano. Nel miglior dei casi pro-vocano. Cioè chiamano fuori. Nemmeno l'aquila porta i suoi piccoli per sempre sulle ali: fa sperimentare la vertigine delle altezze perché imparino a librarsi in volo. Stessa tecnica per Dio: ci attira per spintonarci fuori. Protegge ma lancia allo sbaraglio. Rimane presente lasciandoci soli. Ci sostiene togliendoci gli appoggi. Insegna a volare lanciandoci nel vuoto.
aquila_reale.jpg
Insegna a volare perché chi impara a volare tenga poi lezioni di volo in alta quota. Perché la filosofia non ammette cadute: "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Gratis avete imparato a volare, gratis insegnerete agli altri a volare. Tra la folla convoca dodici istruttori di volo: Simone (chiamato Pietro) e Andrea suo fratello, Giacomo di Zebedeo e il fratello Giovanni, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone Cananeo e Giuda Iscariota. Chiamati perché le folle, ai suoi occhi di delicato amante, apparivano "stanche e sfinite come pecore senza pastore" (Mt 9,36). Lui possedeva una capacità ardua da imitare: non vedeva la folla. Riconosceva i volti uno ad uno. Sapeva personalizzarli. Per Lui uno più uno non faceva mai due. Ma uno più grande. E s'accorge subito che sono senza pastori. Eppure era popolo rinomato per i suoi pastori. Come a dire: ci sono i pastori, ma manca chi fa il pastore. Ma parla di ieri o di oggi? Forse che anche oggi ci sono i pastori ma manca l'arte del pastore? Cioè conta più l'irrigidimento che la creatività? Il bastone dell'autorità più che la carezza dell'autorevolezza? La tradizione a scapito dell'avventura del volo? Il servilismo dell'obbedienza? Il "si è sempre fatto così" a scapito del "tentiamo l'avventura assieme"? La stanchezza prevale sulla fantasia? Il management sulla pastorale? L'abitudine sulla passione? Il bamboleggiamento sulla severità? Il rattoppo sul ricamo? Il 5 per mille sull'anima che invoca aiuto? Non mancano i funzionari: manca la funzione del pastore. E il gregge l'avverte. Si dis-innamora, si s-fiducia, si dimette. Impazzisce e sogna di diventare lui pastore: s'appropria del bastone, imita la voce, s'accolla la responsabilità della distruzione. E così nasce un gregge di pastori senza pecore: a che serve? Cristo non contava le folle, sommava i volti. Era incapace di usare le tabelline: sapeva fare solo uno più uno. E più uno ancora.
Ma i conti poi tornavano sempre! Oggi la matematica sembra condannarci!

Ho rispolverato  vecchi appunti di liceo. In calce ad un foglio annotai una frase di Kierkegaard. Bestiale nella sua durezza: "Più osservo e più mi rendo conto che la colpa della cristianità è questa: invece di quel che il Nuovo Testamento intende per cristianesimo, ha inventato il giocare al cristianesimo con tutte le risorse che la fantasia umana può escogitare". E conclude: "Hai presente quando alle volte si rimprovera ad un bambino di stare troppo a giocare. Eppure, al massimo, è questione di un anno o due. E il bambino è uno soltanto. Ma che per secoli e da milioni di persone si sia giocato al cristianesimo, questo è spaventoso..." (L'inquietudine della fede).

Ri-pensa a dov'eravamo all'alba: sistemati su ali d'aquila. Voltati attorno adesso: guarda come siamo ridotti!
Siamo geniali noi uomini, vero?
Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
0 1 1 1 1 1
Vocazione di san Matteo - Caravaggio - ParticolareUn giorno una vite disse al contadino: "Perché mi stai venendo vicino con quelle forbici? Buttale via: non sai che adesso i tempi sono cambiati?". "Già - rispose il contadino - A pensarci bene, non hai torto. Non sono più i tempi di una volta!" E così non la potò.
Ma in autunno la vite non ebbe uva. Vennero gli amici per assaggiare il vino nuovo e il padrone della vigna disse sconsolato: "Non c'è vino nuovo. I tempi sono cambiati...".

Il problema è d'elementare spiegazione. Se l'amore è quello scarabocchiato dai nostri ragazzi sulle pietre dei ponti, sulle carrozze dei treni o i graffiti con cui incavano la tela dei loro zaini, possiamo continuare a dormire sonni tranquilli. Ma almeno sappiate che nella Scrittura tutto ciò è paragonato alla vacuità della pula che il vento disperde: "Sei la mia toporagna", "Solo a pensarti mi vengono i brividi", "Stefano ti voglio: accorgiti di me", "Amore, per me sei diventata una droga", "Oggi facciamo un mese e ti amo da una vita". Provate ad immaginare per un solo istante - non due altrimenti ci mettiamo a ridere come dei forsennati - il profeta Osea, profeta che con l'amore ha avuto più di un conto in sospeso, imbattersi in qualcuno di questi pruriti d'amore. Anche questa domenica avrebbe di che ridire. La sua denuncia sulla capacità d'amare dell'uomo è terrificante: "Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce" (Os 6,3-6). Cioè: è una passerella esibizionistica, formale, da associazionismo! Come dargli torto? E' un modo gentile, educato e teneramente elegante per dirci: "gente, spiace dirvelo: ma l'amore è qualcosa di serio". E Osea imbratta tutta la sua veemenza quando l'uomo tenta di amare Dio allo stesso modo con cui ama le donne assieme alle quali gioca e si diverte, s'intrallazza e si riposa, scopa, sogna e distrugge. Per poi esaurirsi. Lì le sue parole feriscono con la destrezza e la velocità funerea di un tradimento inaspettato: "Affrettiamoci a conoscere Dio". Motivo: "La sua venuta è sicura come l'aurora". E all'amore dell'uomo - nube evanescente - sostituisce l'amore che chiede Dio. Che è "come la pioggia di primavera che feconda la terra." Cioè amore esigente e duraturo, conquistato, sofferto e produttivo. Stupendo, faticoso e salato. Finito il tempo dei "tutto bene, grazie" che la gente si regalava come sonnifero ai tempi del Geremia profeta. E che ancor oggi si vendono sui sagrati di troppi templi. Ormai la sentenza è emessa: "voglio l'amore, non il sacrificio". Voglio la passione non la burocrazia. La follia, non la compostezza. L'urlo innamorato, non il russare rincitrullito. Le lacrime di una madre, non quelle di un coccodrillo. E' un Dio amareggiato, questa domenica, perché il suo popolo è una ciurma di superficiali, incostanti, vacui, leggeri. E' un popolo ambiguo: che scambia l'amore per Dio con quello per il cagnolino che porta a spasso. O per la donna che tenta di truffare tra le lenzuola.
Vocazione di san Matteo - Caravaggio - Particolare
Ne sa qualcosa Matteo, al secolo burattinaio stipendiato di un sistema politico truffaldino. Sempre la stessa minestra: tasse e sovra-tasse, strozzinaggio e galanteria, riverenze, appalti e strapazzamenti. Matteo è come l'uomo d'oggi: non avverte più i sensi di colpa, cioè non è più spronato a vedere quanti km ci sono tra il suo essere e quello che vorrebbe essere. Nemmeno si vergogna: perché quando si vive tra persone che attingono allo stesso abbeveratoio, non s'avvertono tormenti interiori. Dimmi: ti vergogni di dormire quando tutti dormono? Di rubare quando tutti rubano? Di sparlare quando tutti sparlano? Di non far nulla quando nessuno muove dito? Di giocare al minimo quando vivi con gente rassegnata? Di essere mediocre quando sei in una squadra di mediocri? Matteo da truffatore è salito alla santità perché avrebbe voluto fare di più, avrebbe voluto essere migliore. Ma non ci riusciva: sapeva di avere una faccia originale ma lo pagavano perché non la mostrasse. Come sono uguali i tempi! Ma lo Spirito non è una scacchiera, non lo sposti a tuo piacimento. Qualora ci provassi, ti gioca un tiro mancino: "Mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse: Seguimi!" (Mt 9) Vogliamo tradurla? "Matteo, smettila di esser un cero acceso, e riattacca la tua spina dorsale!" Cioè: amami con il cuore, Matteo. Le formalità lasciale a Cesare. E ai tutti i suoi successori: che saranno numerosi come le stelle del cielo e come la sabbia sulla spiaggia del mare. Per tutti i secoli dei secoli. "Ed egli si alzò e lo seguì". Iniziò così l'avventura: pure lui dentro quel ginepraio di personalità che il Nazareno andava raccattando. Caratteri ben definiti, personalità forti e spiccate, volti inconfondibili, temperamenti di varia natura. Si guardava bene dal farli ingabbiare in un unico stampo. Immagina che noia dodici fotocopie di uomini pronti al servilismo? Uno grida: "in piedi". E tutti in piedi. "Seduti!" E tutti seduti. "Correre!" E tutti di corsa. "Vestiti!" E tutti in clergyman. "Vota questo" e tutti a votare il vicepresidente della loro amministrazione. Avesse intuito tale proposta, pure Matteo se ne sarebbe stato sul muretto della chiesa, a tirar calci al portone di bronzo con affisso il nome di chi l'ha offerto. S'è alzato, invece, perché ha intuito subito che quell'uomo era intrigato dalla diversità. Aveva sperimentato che chi fa, qualche volta sbaglia. Chi non fa, sbaglia in continuazione. Basta guardarli all'opera per notare tutte le loro spigolosità, la loro rozzezza, la selvatichezza, le estrosità, le manie, le eccentricità. Un Uomo che permetteva a tutti di essere liberi nella più stupefacente diversità, freschezza, libertà. Matteo parte e il Caravaggio pittore gli ha riservato un raggio di eterna lucentezza. Parte, ma dimentica lo sgabello! Maledetta dimenticanza! In troppi si sono affrettati ad occuparlo. Erano in troppi a contenderselo: ne hanno fabbricati altri. In serie. Tutti uguali. E per rasserenarsi si sono convinti a vicenda che Matteo aveva capito male. Il Maestro urlò: "Seguimi", ma loro vollero capire "siediti". L'avevano letto come un invito a star sereni, calmi. A non provocare. E così, anche tra i chiamati, nacque il club dei "polli allevati in batteria". Come fossero fabbricati con la stessa pasta, stessa ricetta, stessi ingredienti. Cotti nello stesso forno, dentro lo stesso stampo, col medesimo tempo di cottura. Il Bernanos scrittore parlerebbe di "piccoli chierichetti vagabondi che s'immaginano di lavorare più degli altri perché non vengono a capo di nulla. Piagnucolano invece di comandare. Leggono un mucchio di libri senza arrivare a comprendere la Parola dello Sposo e della Sposa". Matteo, stante la rassicurazione del Vangelo, c'aveva la sua personalità. Non volle mortificarla, seppe reggere alle strutture che lo battagliavano. Ebbe il coraggio di portare in giro la sua faccia originale!

Parafrasando il titolo di un celebre film, si potrebbe dire: "Dio ha bisogno dei pazzi". Son rimasti gli unici a capire il suo progetto! E' storia vecchia: in mezzo ai troppi sapienti, Dio sceglie sempre un idiota che divenga suo poeta.
Vocazione di san Matteo - Caravaggio - Particolare Il motivo per cui ogni mattino mi sento bene quando mi guardo allo specchio!
Per Padre Lebret una delle più grandi sofferenze è quella di constatare l'assenza di follia tra i cristiani, quasi tutti ammalati di eccessiva prudenza. Ai giovani che si presentavano davanti a lui per essere accolti nelle sue équipes, poneva una semplice domanda: "Siete pazzi?"
Un pazzo!
Ecco il miracolo urgente da chiedere a Dio in parrocchia!
Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
0 1 1 1 1 1
don MarcoSe mi fermo un istante avverto ancora avvicinarsi l'emozione di quel giorno. Era il 6 giugno 2004 quando un piccolo bambino - giovane, tremolante ma caparbio fino all'osso - venne consacrato sacerdote. Anch'io - raccogliendo le parole dell'amico Alessandro Zanardi - uscito dalla cattedrale pensai: "Però, Marco Pozza da Calvene...". Come a dire: vedi che se ci credi ci arrivi! Di quel giorno conservo l'abbraccio del mio Rettore, don Sandro Panizzolo, e le sue parole: "Ce l'abbiamo fatta". Quel plurale mi s'è conficcato nel cuore perché intuii la scommessa rischiosa che avea poggiato sulla mia giovinezza. Lui e Dio contro troppi venti sfavorevoli... Tra le lacrime tenevo gelosamente nascosti dei piccoli sogni: tanto per non sbagliare i primi passi. GlieLi avevo raccomandati da mesi: Lui ha ascoltato, ha pensato, me li ha strappati. C'erano dei nomi precisi: la mia nonna Caterina e Stefano. Non s'è fermato: è passato sul mio cuore come un rullo compressore. Mi ha scaraventato sui suoi sentieri: dove ha voluto, come ha voluto, con chi ha voluto. M'ha chiesto fiducia, pazienza e costanza. M'ha massacrato con le sue tabelle di marcia. Poi una sera m'ha visto rincasare triste. Sfiduciato. Stanco. Ma dietro Lui percepiva un cuore innamorato. Aperto il mio Breviario lessi: "Ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore": erano le parole del profeta Osea. Mai passo della Scrittura m'ha consolato di più! M'ha visto piangere e soffrire, gioire e impazzire. Camminare, inciampare e rialzarmi.
Un altro l'avrei preso a sberle in faccia. Con Lui non ho trovato il coraggio perché di fronte alla mia furibonda fantasia s'è sempre inginocchiato: l'ha guardata e l'ha innalzata. Per renderla sua Parola.
Lì ho capito che per Lui sono speciale.
Stamane allo spuntar dell'alba ho celebrato l'eucaristia con il mio don Giovanni. Sull'altare ho poggiato un foglio pieno di nomi. Non erano infiniti: ogni nome custodiva una storia a cui devo il mio grazie se oggi sono felice d'essere prete. Se ho raddoppiato la voglia di vivere con Lui e per Lui. Sono sincero: non sono tanti. Son ancor più sincero: c'avrei giurato che non avrei dovuto cancellarne così tanti. Ma per quelli che ci sono: "Grazie, Signore". Che fantastica storia è la vita in tua compagnia!
Una cosa mi rammenta che sono un figlio amato dal Padre: che Ti stai fidando di me!

E la storia continua. Verso luoghi che solo Tu avvisti all'orizzonte.
Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"