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giudaDal mare e dagli uffici, dai salotti e dai botteghini, dalle alture e dalle pianure. Erano pescatori ed esattori, strozzini e vagabondi, pezzi di ladri e frammenti di santi. Guardali in faccia, ci sono tutti stasera. Come ai tempi d'oro per festeggiare uno zoppo che si raddrizzava, uno storpio che correva, un cieco che si commuoveva, una prostituta che si convertiva. Tutti: Simone, Andrea, Giovanni, Giacomo, Filippo, Bartolomeo, Matteo (all'anagrafe Levi), Tommaso, Giuda Taddeo, Giacomo il Minore, Simone il Cananeo, Giuda Iscariota.
Gesù di Nazareth li aveva adocchiati, se ne era innamorato, li aveva chiamati. Loro, stupiti, piantarono tutto e gli corsero dietro. Hanno corso, sudato e tremato. Hanno avuto paura, angoscia e terrore. Si sono stupiti, innamorati e incavolati. Hanno ascoltato, capito e frainteso. Hanno avuto fretta, pazienza e irruenza. Li hanno acclamati, odiati e cercati. Hanno fatto di tutto, nessuno li ha bloccati
Ma stasera si sono seduti!
E pensare che Gesù di Nazareth se li era scelti anche belli, sportivi, certamente affascinanti e amabili quegli uomini. Filippo raccontano possedesse il profilo di un gaio uccello, Giovanni gli occhi lunghi e dolci di un ragazzino, Pietro la muscolatura selvaggia ma delicata del pescatore, Matteo la spigliatezza occasionale nello sguardo, Giuda la freschezza del calcolo nelle dita veloci. Non erano male: tuttavia il loro Maestro si getta ai loro piedi. Parte dai loro piedi. S'innamora dei loro piedi. Il piede non ha nulla di bello, il piede è lontano chilometri dal sorriso di chi lo possiede, guardando il piede è difficile credere che l'uomo abbia anche un'anima. Lo capisco, Pietro: lui ritira il piede – "Tu non mi laverai mai i piedi in eterno" – non per protesta, ma per rispetto. Perché i miei piedi, anche se raccontano di lunghi viaggi, di estenuanti peripezie, di qualche carezza amorosa, anche se fanno tenerezza sono ridicoli, sono sporchi. Solo la mamma, finchè siamo aggomitolati nella nostra piccolezza alle sue mani, li ha maneggiati senza scandalizzarsi.
Mi fa impazzire d'amore questo Cristo, mi toglie il sonno, m'incanta.
Mi fa piangere quando, tra le righe del vangelo, emerge la foto che lo ritrae in compagnia di Giuda. Gesù lava i suoi piedi, Giuda gli regala le sue labbra. Cristo con l'acqua risuonante dentro il catino, Giuda con i denari tintinnanti nella saccoccia. Il Maestro bacia i suoi piedi, l'alunno bacia il suo volto. Gesù di Nazareth e Giuda Iscariota:una storia d'amore che non capiremo mai. Un amore nascosto nell'odore di quei piedi: piedi gonfi nella tragedia del suicidio, epilogo di un'esistenza sbagliata, dettaglio estremo di una prova fallita. Attenzione: quei piedi sono stati lavati da Gesù. Lavati con la stessa premura e delicatezza usata per Pietro, Giacomo, Giovanni. Lavati e asciugati con il medesimo trasporto d'amore. Non c'era ombra di differenza con tutti gli altri piedi: Cristo gli ha lavato i piedi perché sapeva che Giuda avrebbe vissuto anche lui la sua passione. Anche quella di Giuda è una via crucis: poche tappe, ma odiose e allucinanti. L'appuntamento con i soldati che l'attendono, il bacio sulla guancia di Cristo, la corsa al santuario, il bruciante dialogo con gli anziani, il tintinnire dei trenta denari scagliati sul pavimento. E poi la corda, il fico e quel stramazzare solitario con le mani sulla gola, quella morte atroce per soffocare il rimorso. In confronto la croce di Gesù, con tutta quella gente che viene e che va, quella luce di giorno, quell'aurora che già precede il sabato, quel maledire – benedire – piangere è una sagra di colori, di vita. Quella di Cristo non è la morte: Cristo, infatti, sarebbe risorto. Solo quella di Giuda è la morte.
Giovanni, l'evangelista, riferisce un passaggio agghiacciante: "Satana entrò in Giuda". Entrò perché Giuda era dis-abitato. Se il suo cuore fosse stato coccolato dall'amore degli altri undici, cos'avrebbe potuto fare il Demonio? Nulla, perché il male divampa solo quando l'amore scappa. E, allora, perché i discepoli non si sono spinti a rincorrere Giuda? Porca miseria: Cristo era dentro di loro, s'era già nascosto in quelle briciole di pane, i loro petti erano diventati il nascondiglio di Cristo. Cristo era sceso in gola! Non si muovono, fra poco prenderanno sonno. Cristo, probabilmente, se lo aspettava da loro questo gesto pazzo. L'aveva appena detto: "Come ho fatto io così fate anche voi". E invece tutti bloccati, nonostante fossero amici di Giuda. Tranquillamente al loro posto: dentro, al caldo, con molto cibo, con tanto vino, sdraiati sul triclinio ad ascoltare la parola di Gesù. Bello posare la testa sul petto di Gesù, ma Giuda chi lo accudisce? Pieni di cibo, pieni di consolazioni: chi sa leggere la sofferenza di Giuda? Povero Cristo: sperava proprio che quel suo Corpo servisse a compiere un gesto pazzo. Su Undici, almeno uno che, abbandonando il tepore di quella sala santificata, spalancasse la porta, si tuffasse nelle tenebre, corresse da Giuda, gli tirasse la veste e, ansimante, gli urlasse: "Amico ritorna, il Maestro ti aspetta. Mi manda a chiederti scusa per le sofferenze che stai provando. Ti ricorda che ti vuole bene e ti affida di nuova la sua chiesa nascente". Bastava per un attimo svegliarsi, sbattersi fuori dal cenacolo, per la strada alla caccia di Giuda. Bastava si alzasse uno – magari Giovanni, il più giovane di tutti (se non era capace almeno lui, cosa ci stava a fare sul petto di Gesù?) e Cristo avrebbe lanciato tutta la pattuglia. T'immagini: in molti sulla strada alla caccia di Giuda. Dodici contro uno: una vittoria facile. L'amore di Dodici contro l'astio di uno? Dodici abbracci contro un bacio. Giuda sarebbe caduto in quella rete d'amore, avrebbe smarrito il gelo dell'odio, avrebbe vinto la paura, la vergogna.
E se proprio non fossero riusciti a sciogliere il cuore di Giuda, la pattuglia sarebbe proceduta. Sapeva dove andare: alla case del sommo sacerdote. E bussare perché dentro le fiaccole attendevano l'arrivo di Giuda. E così, precedendo Giuda, sarebbero stati gli apostoli a consegnare Gesù. Ma l'indomani si sarebbero fatti crocifiggere con Lui. T'immagini: dodici croci sul Calvario!
Giuda in croce con gli amici: altro che solo su una corda appesa ad un fico!
Sinceramente ho paura.
Perché ci ho pensato: ma non ho trovato differenze tra me e Giuda. Giuda è stato uomo come io sono uomo. Non peggiore, non più peccatore di me. Il suo gesto – come i miei - nascondono l'ingordigia e la confusione, riflettono la colpa di un poveraccio, di un piccolo ambizioso, di un sognatore megalomane. Anche lui come me, ma come Satana, come gli apostoli, come Maria stessa non ha capito chi era Cristo, non avrebbe mai pensato – come io non penso - che quel tradimento sarebbe costato la morte a quel Maestro.
Cristo lo chiama Amico. Noi lo chiamiamo traditore. E, volentieri, ci aggiungeremmo anche bastardo.
Ma noi abbiamo provato a rincorrere Giuda?
O ci siamo accontentati di aver il nostro posticino caldo vicino a Gesù?
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galloParte da Gerusalemme il rush finale della strana campagna elettorale del Profeta di Nazareth. Al comizio festoso sulla piazza del mercato non si presenta a bordo di un pullman o sulla cabina di un elicottero: preferisce la groppa di un puledro a ricordo delle promesse fatte ai suoi pescatori-elettori. Scelse l'ulivo come immagine sintesi. Chi tentò bambinescamente di copiarne la scelta avvertì subito la differenza: era l'Uomo e la sua idea a rendere forte quel ramo. Da allora si disse: "Un ulivo non fa primavera".
Il ritrovo è alle porte della città santa: poi il Messia proseguirà verso l'altura del Calvario (venerdì santo) facendo sosta con i suoi collaboratori presso il Cenacolo (giovedì santo), attraversando il giardino degli Ulivi per arrivare oltre il sepolcro domenica mattina. Un tour di tutto rispetto per serbare una promessa rimasta celebre: "Dopo tre giorni risusciterò". Lo seguono in tanti. Tutti, verrebbe da dire. Ma a giudicare dalla platea del Venerdì, meglio ridimensionare le cifre "da manifestazione": lo segue chi lo ama. A vederli sfilare ci son parecchi volti noti alle cronache locali. Di uomini: Simone, Giacomo di Zebedeo, Giovanni, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota. Ma anche Caifa, Ponzio Pilato, il sacerdote Anna, Lazzaro. Volti di donne: Salome, Maria di Magdala, Mamma Maria, Maddalena, le donne di Gerusalemme. E poi, saltellante tra i piedi di questa ciurma festante, un animale – evidente nella sua cresta - a fare compagnia al puledro affaticato: un gallo. Non è fanta-Scrittura: è Vangelo. E dentro le stradine del Vangelo abita ancora questo gallo. Una delle figure più fastidiose che la Scrittura ospiti al suo interno. Il puledro cammina al posto di Gesù, il gallo sussurrerà al Pietro impaurito lontane promesse fatte all'Amico. Come la fata turchina nel Pinocchio di Collodi - o come la volpe al principe di Saint-Exupèry - il gallo che fece lacrimare Pietro oggi è oggetto di continue intimidazioni. Necessita di un sistema di scorta! Soprattutto quando attraverserà luoghi pericolosi: casa mia, Palazzo Madama, Piazza San Pietro, Montecitorio, il fiume Po, Padova. I fucili sono già caricati. Basta premere.
Almeno Pietro un'anima la serbava: cantato il gallo, pianse amaramente.
A noi oggi il chicchirichì del gallo rimanda all'osteria del paese dove sulla griglia s'arrostisce il galletto. O, se canta all'alba, i galletti del Mulino Bianco. Lui canta. Noi rispondiamo: "Buon pranzo".
Pietro piangeva: aveva un'anima lui!

Buona Settimana Santa
GOD BLESS YOU!



CITTA' DEL VATICANO - Da Dio viene il "coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti": è quanto ha detto Benedetto XVI durante la messa delle Palme celebrata oggi in Piazza San Pietro. Cristo - ha detto ancora il pontefice - conduce "verso la bontà che non si lascia disarmare neppure dall'ingratitudine". "L'umiltà è essenziale per l'ascesa" e anche "nei sacramenti ci lasciamo sempre di nuovo prendere per mano dal signore" e "ci lasciamo purificare e corroborare", ha detto papa Ratzinger.
"Il cammino fino alla vita vera - ha sottolineato il pontefice - fino ad un essere uomini conformi al modello del figlio di Dio Gesù Cristo supera le nostre proprie forze". E infatti "questo camminare è sempre anche un essere portati: ci troviamo, per così dire, in una cordata con Gesù Cristo, insieme con lui nella salita verso le altezze di dio. Egli ci tira e ci sostiene".
"Fa parte della sequela di Cristo che ci lasciamo integrare in tale cordata - ha rilanciato il Papa - che accettiamo di non potercela fare da soli. Fa parte di essa questo atto di umiltà, l'entrare nel 'noi' della chiesa; l'aggrapparsi alla cordata, la responsabilità della comunione il non strappare la corda con la caparbietà e la saccenteria". "Di questo essere nell'insieme della cordata - conclude il pontefice - fa parte anche il non comportarsi da padroni della parola di Dio, il non correre dietro un'idea sbagliata di emancipazione".
Durante la messa si è anche pregato - durante le invocazioni lette dai fedeli - "per i giovani e per coloro che si adoperano per educarli e proteggerli, affinchè possano crescere in generosità nel loro servizio a Dio e alla società".
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In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».
(Vangelo di Giovanni 8,1-11)

prostitutaDi notte se ne stava coricata sotto gli alberi, stendeva sul prato il suo mantello di profumi, si costruiva guanciali con le foglie secche cercando angoli riparati a ridosso di piccoli cumuli di terra per riannodare l'intimità di due corpi. Sopra di lei il cielo immenso, le voci della notte e il fruscio del vento leggero. Ogni sera una storia da inventare, da soddisfare, da emozionare.
Ma un giorno, mentre il Maestro di Nazareth sta insegnando nel tempio, alcuni scribi gliela portano appresso. Era poco più che una ragazza, lunghi capelli che le ricadevano sul viso, vesti scomposte indossate in fretta, corpo abbandonato dagli strattoni di chi l'accompagnava. La spinsero verso Gesù e lei rimase in mezzo alla ressa dei curiosi con le braccia penzoloni e il capo chino. "Maestro, questa donna è stata sorpresa in adulterio. Ora Mosè ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?".
Un quadro dallo splendore drammatico quello che Giovanni incastona nel suo vangelo, costruito aggomitolando la storia di tre personaggi: la donna adultera, il gruppo degli scribi e dei farisei e Gesù. Al centro, quasi a fare da perno a tutta la storia, ci sta la donna, questo essere infelice, umiliato, condannato e disprezzato ancor di più perché donna. Il tribunale deve ancora formulare la sentenza, ma la sua vita è già segnata. E davanti ai frammenti di storia che la donna si trova a custodire tra le sue mani, ci son due volti che la puntano, la giudicano, l'uccidono.
Il primo sguardo è quello degli scribi e dei farisei che, compagni d'avventura del fratello maggiore della parabola del Padre misericordioso, non ammettono il perdono, si mostrano giudici implacabili, rappresentanti della moralità per bene, ansiosi di incastrare anche Gesù in un tranello che lo squalifichi, che lo screditi. Se avesse applicato la legge di Mosè si sarebbe giocato la sua fama di uomo misericordioso; se avesse assolto la donna sarebbe apparso adultero pure Lui.
Il secondo sguardo è quello che zampilla dal volto di Gesù, un volto sereno e silenzioso, che non si scompone ma che, chinandosi, continua a "scrivere per terra". Poi, all'improvviso, quando ancora i suoi occhi si stavano rialzando, squarcia il silenzio: "Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra". Splendido! Gesù non accusa nessuno, anzi, scrivendo per terra non incrocia nemmeno i loro volti. Non giudica, ma fa in modo che ognuno torni a bussare alla porta della propria coscienza. E se ne andarono tutti – aggiunge con un certo compiacimento l'evangelista – "a cominciare dai più anziani, fino agli ultimi".
La piazza dell'accusa è avvolta in un silenzio irreale.
Rimangono soli: Lui, il maestro di Nazareth, e lei, la donna adultera. Splendida quell'espressione di Agostino, dottore della Chiesa, quando dice: "relicti sunt duo: misera et misericordia". Dialogo scarno, semplice, liberatorio. Gesù si alza, e dopo aver riempito la storia della donna del suo sguardo, si volta verso gli accusatori. Il luogo è deserto.
Ed ecco che all'orizzonte di quella donna ubriaca di peccato, di sentimenti fasulli e menzogneri, inizia ad albeggiare il chiarore di un nuovo giorno: "Và, e d'ora in poi non peccare più". La donna ha la possibilità di lasciarsi alle spalle il suo passato, il trauma della fragranza, il rischio della morte. Gesù le offre una nuova chance, le offre le sue mani per arrampicarsi su quelle mura di tradimento e risorgere. Quel povero essere, trascinato come un mucchio di stracci, aveva riacquistato la sua splendida dignità!
Le nostre presunzioni, le nostre doppiezze, le nostre care e comodi ipocrisie Cristo le mette sotto accusa con il suo silenzio, con il suo amore che viene prima di qualsiasi giudizio. "Non sono venuto a giudicare, ma a salvare". Ecco la sua grande rivoluzione: Gesù, perdendosi negli occhi di quella donna, aveva intravisto la sofferenza, una richiesta d'aiuto non trovato, un coraggio di sopportare mancato, un marito tradito. Ma non s'è permesso di giudicarla!
Riassumiamo.
C'è una donna umiliata, prigioniera del suo passato, oltraggiata da gente spietata, giudicata anziché compresa. Storia di vita quotidiana! Non solo per gli scribi e per i farisei: anche per noi tante volte è facile puntare il dito, avvolgere in un mantello di giudizio volti, storie, fatiche. Ma a che serve? In una zona sperduta dell'Africa nera il papà ricorda ai suoi bambini che chi punta l'indice verso una persona deve ricordarsi che tre delle sue dita sono rivolte verso di lui!

GOD BLESS YOU!
Buona settimana
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