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Prima Domenica di Quaresima (Anno A)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
(Dal Vangelo di Matteo cap. 4 vv. 1-11)
sensual_3_4Poteva esordire con un miracolo e sarebbe risultato più simpatico e appetibile. Un Cristo prestigiatore per levarsi la fame, un Cristo funabolo per sedurre la folla, un Cristo acrobata per svegliare il pronto intervento degli Angeli. Alla fine, però, ce ne rimette lui, Satana il Bastardo: uno psicologo goffo, un dilettante di teologia, un uomo vittima di un mestiere che si è logorato nei secoli. Eppure ci crede davvero, ci crede forse più di noi, lo cerca infinitamente più del popolo che millenni dopo griderà Signore, Signore. Peccato per quell'inesperienza dovuta all'imbattersi in Colui che gli sta di fronte: come può Satana dare ciò che non possiede? Qualcuno ancora s'azzarda ad attribuire a Satana la proprietà della materia: cattedrali, giardini, vallate e mura antichissime. Nulla di più sbagliato sotto il cielo della catechesi: di Satana è la bava che si lascia sulle cattedrali (e sulla loro datata chincaglieria), sulle ville e sui poderi altrui. Lui non è mai stato proprietario di nulla quaggiù ma semplicemente l'usurpatore primo di ciò che avrebbe voluto essere suo. "Va via, Satana" gli impone lo Sfidante: probabilmente glielo dice con dolcezza, con mansuetudine, con netta fermezza. Forse con un sogno: che a nessun uomo – sulla scia del Bastardo – passi per la mente di ritentarlo con le medesime astrusità. Satana ha scelto l'Avversario sbagliato: non sempre al massimo dell'intelligenza corrisponde il massimo dell'intuizione. Lo pensava un fringuello nelle sue mani, un giovane pacioccone e azzurrognolo nello sguardo, un sognatore inesperto alle prime armi. Non aveva capito che quell'Uomo accettava la sua sfida per trarne un insegnamento da diffondere nei secoli a venire, per sfidare Lui stesso l'arroganza del suo Contrario. Al fascino del miracolo, scelse l'asprezza della tentazione come lectio magistralis sul pulpito della storia: per spartire con la sua discendenza la dura legge di chi nasce uomo. Senza illudere.
E sul pinnacolo del Tempio l'Uomo-Dio riscatta quella stupidaggine firmata dal Diavolo nel Giardino dell'Eden. Perfido Satana (e tutti i suoi imitatori). Lui lo sa che non è vero, eppure ci prova lo stesso: "E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?" (Gen 2,17). In realtà all'inizio non c'era una proibizione, ma una possibilità molto ampia: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino" (Gen 2,16). Solo dopo si stabilisce un limite. Eppure è su questo che Satana ci gozzoviglia: lui diffonde la caricatura di un Dio che castra, di un Dio sadico, di un Dio che dice "guarda che meraviglia" e poi te la nega spudoratamente. Di un Dio che accende il desiderio di Adamo e poi glielo spegne sul nascere. Questo è il Dio di Satana e di una fetta di Chiesa. In realtà in principio era la gioia e il godimento per i suoi Figli: solo dopo vennero delle "barriere protettive" per non insozzare tale gioia. Per l'uomo la restrizione è una castrazione, per Dio è una salvaguardia della vera Gioia. Satana costringe Adamo a fermarsi su quella strettoia, gli violenta lo sguardo, gli occulta la visuale: Satana è un Bastardo perchè la sua proposta di trasgressione è in vista di una diminuzione dell'uomo. Usa il sospetto e molti dopo di lui lo impugneranno come arma mortale: perchè il sospetto non fa morire subito ma logora, infastidisce, lacera e sfinisce la mente, l'anima, i pensieri. Di sospetto si impazzisce all'inverosimile: si sfaldano legami, marciscono esistenze, s'impolverano ideali. E Satana – un capace senza il carisma di Dio – ringrazia e rilancia l'avventura. Infiacchendo l'uomo ch'era il sogno della Creazione stessa. E invitandolo al carnevale organizzato nell'Inferno.
"Ed è mai scappato di casa quando aveva otto anni?" gli chiese, levando lo sguardo e deglutendo forte. Dentro aveva una cosa a cui non voleva pensare, una cosa che lo avrebbe solo intristito. Aveva cercato di evitare quel pensiero da quando si era svegliato, al mattino, ma purtroppo lui aveva la cattiva abitudine di riformarsi tra le dita dei suoi piedi, risalire lungo le caviglie e su per le gambe fino alla schiena, e arrivare diritto al cervello, da dove spediva agli occhi immagini che Noah non aveva alcuna voglia di vedere.
(John Boyne, Il bambino con il cuore di legno, Rizzoli, Milano 2010, 82)
Cristo heri, hodie et semper. Ma anche Satana heri, hodie et semper. Così nessuno potrà dire ch'eravamo condannati ad una scelta già fatta.
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Nona Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!".
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
(Dal Vangelo di Matteo cap. 7 vv. 21-27)
4saltiTanto perchè sia chiaro: non siamo di fronte ad un problema di acustica ma di applicazione. Perchè entrambi gli uomini dipinti da Cristo nel Vangelo ascoltano la sua Parola. Con una differenza: il primo dopo averla ascoltata la mette anche in pratica mentre il secondo, dopo averla ascoltata, non sa che farsene. Mica è fesso l'Uomo dei Vangeli: sa distinguere molto bene la realtà dall'apparenza, l'ascoltare dal sentire, l'applauso festante dalla manovalanza silenziosa. Cosicchè la sua questione è molto chiara e assai lontana dalle millanterie cui siamo abituati: "non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli. Ma colui che fa la volontà del Padre mio". Come dire: difendi pure il Crocifisso ma non mitragliare i clandestini, cita pure il cristianesimo ma non a tuo uso e consumo, scegli pure Me ma metti in conto la mancanza di gloria e la scalata del Calvario.
Per evitare possibili e fastidiosi fraintendimenti.
La casa sulla sabbia è il passatempo dei bambini e tale deve rimanere: un fatto ludico, giocoso e colorato. La casa sulla roccia è il segno e il sogno degli abitanti di Lassù: tuonano i venti, cadono i governi, si sgretola la Chiesa ma il cuore di chi ci abita non viene meno. Perchè è a Lui che tendono i suoi occhi. Cosicchè non basterà presenziare ai funerali di stato, partecipare pedissequamente alle funzioni religiose, rivestirsi degli abiti da lutto e da festa a seconda delle occasioni; ma sarà urgentemente necessario mostrare che in ogni ambito di lavoro – fosse anche il più umile e umiliante – il Messaggio che si è scelto è capace di modificare l'ambiente nel quale si vive. Il Vangelo di questa domenica somiglia ad una mazzata e ad una mattanza: fossimo coerenti domattina chiuderebbero per fallimento parecchie agenzie immobiliari di "case sulla sabbia". Se non lo fanno è perchè usano il cristianesimo come un gioco, s'appellano a Cristo in campagna promozionale e lo ficcano nello sgabuzzino fino alla successiva occasione. Lui tace, si sposta, accetta la libertà dell'uomo. Ma nulla cambia nella sua prospettiva: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!". E' sotto gli occhi di tutti la facilità di strappare un applauso quaggiù: basta essere capaci di battute, di promesse (anche se questo settore inizia ad avvertire cenni di crisi) e di inchini e un applauso lo si strappa ovunque. Più complicato sarà Lassù dove all'ascolto si preferirà l'analisi delle opere fatte, all'elasticità dell'inchino le mani callose e sporche, alla compostezza formale l'andatura anchilosata di chi nella vita ha sgobbato. Perchè ogni città ha le sue liturgie da celebrare: a Venezia c'è il Carnevale, a Siena il Palio, a Monaco l'Oktoberfest, a Pamplona la Corrida. Sulle strade dei Vangeli si celebra la Salvezza: l'unica festa che non ammette l'uso di maschere, pena l'invalidità della manifestazione.
Eppure nessuna scusa sarà valida in quel giorno, perchè all'inizio era stato tutto spiegato: "Vedete, io pongo oggi davanti a voi benedizione e maledizione: la benedizione, se obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio" (cfr Dt 11,18.26-28.32).  Non è un Gesù severo e dilaniante. E' che noi ci siamo allenati ad abbassare le vette, a smussare le spigolature, ad addolcire il suo Messaggio: e l'abbiamo fatto così bene che – maestri del taglia/incolla – ci sembra che ogni nostra azione rispecchi fedelmente le sue richieste. Fino a citarLo a dismisura per confermare i nostri pensieri.
La parola di Dio! È un ferro rovente la parola di Dio. E tu che la insegni vorresti pigliarla con le molle per non bruciarti, non la afferreresti a piene mani? Lasciami ridere: un prete che scende un po' ringalluzzito ma contento dal pulpito di Verità, con la bocca a culo di gallina, non ha predicato, ha fatto le fusa se mai. Bada che può capitare a chiunque: siamo dei poveri dormienti, e certe volte che fatica del diavolo svegliarsi! Anche gli apostoli, comunque, dormivano a Getsemani. Ma insomma bisogna distinguere. E capirai anche che chi si scalmana e suda come un facchino non sempre è più sveglio degli altri, no. Dico soltanto che quando per caso il Signore mi cava fuori una parola che è utile alle anime, la capisco dal male che mi fa.
(Bernanos G., Diario di un parroco di campagna, Mondadori, Milano 2007, 24)

Le parole annoiano quando sono parole pesanti: «le pesantezze di una scrittura non sono pesantezze nella scrittura ma nella vita di chi scrive: capita sempre che quando la vita è in difficoltà, la lingua inciampi»
(C. Bobin, Il distacco dal mondo, Edizioni Servitium, Troina 2005, 47).
In mezzo a parole che non parlano più, quella di Cristo è rimasta la Parola che urla. Forse non c'è mai stata epoca storica in cui abbiamo sentito più forte la scelta tra una parola insulsa e una Parola Folle.
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Ottava Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
(Dal Vangelo di Matteo cap. 6 vv. 24-34)
passeroNon si può stare sempre sulla montagna: si è condannati a discendere, obbligati a discendere. Ogni salita – sopratutto quando porta in dote l'incontro con il suo Volto – è fatta per una successiva discesa, una promessa a tornare in basso. Si potrebbe quasi dire che la tristezza del discendere è il prezzo che si era pattuito all'inizio della gaiezza della salita. Dalle alte cime dei monti e della vicinanza con Dio tutto è chiaro e trasparente: in mezzo al vociare confuso della gentaglia indaffarata lo stesso messaggio urge d'essere tradotto sin quasi sillaba per sillaba. Perchè il popolo delle chiese è un popolo rozzo, semplice, pacioccone: storie di uomini e di donne che vivono con la mani impastate di materialità, di cose concrete, di traffici dediti a far trafficare vita, affetti e sussistenza. Con tanta fatica un giorno alcuni arriveranno alla contemplazione delle cose spirituali, a gustare la ricchezza di simboli e parabole offerte loro dall'Uomo che cammina. E' come se – senza volerlo – non arrivassero a capire una cosa d'altissima spiritualità senza ch'essa venga tradotta con qualcosa che sia alla loro portata e di loro comprensione. Per questo un giorno Lui ricorrerà al meraviglioso, s'avvicinerà alla poesia, diverrà un abile fruitore dell'arte delle parabole: il popolo doveva essere acceso.
Oggi, però, parte dal basso. S'aggancia a Mammona per concludere con un'escursione in mezzo ai prati: in principio era la pialla e il legno da smussare, qualche domenica fa l'elettricità (la lampada sopra/sotto il moggio), oggi la competenza in materia di natura: non c'è ambito sotto il Cielo che non sia abitato dalla parola dell'Uomo che divenne Parola per riuscire a comunicare con l'uomo. Li vede indaffarati, ansiosi, preoccupati. Una strana preoccupazione: pre-occupati senz'essere occupati. Un po' com'essere agitati senz'essere attivi, angosciati senz'essere previdenti. Li contemplava – loro, che un giorno forse sarebbero entrati nel gregge dei "senza pastore" - un po' distratti nel senso etimologico del termine: fuori dal loro centro, stonati, incapaci dell'equlibrio necessario per non essere semplici equilibristi dell'esistenza. Perchè a preoccuparsi troppo – sembra essere il pensiero dell'uomo che sulla cima della Montagna elaborò la magna charta del cristianesimo – ci si dimentica pure di Dio. Quasi che la vita fosse proprietà privata dell'uomo che s'affatica sotto il sole, della donna che geme per le doglie del parto. Ecco il perchè di una delle sue drastiche opposizioni: "nessuno può servire due padroni, perchè o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza". Chiaro: o con Me o contro di Me, non ci possono stare fraintendimenti. E' tutto così semplice! Ma anche maledettamente preoccupante: c'è un affitto da pagare, un mutuo da sostenere, una famiglia da scarrozzare, una bolletta da pagare. L'Uomo dei Vangeli conosce la dura legge del quotidiano e non scansandola non invita nemmeno a scansarla: chiede d'abitarla con un raggio di speranza in più. Non la speranza vaga di chi gioca all'ottimismo, di chi s'appresta a far leva sui sentimenti, di chi s'allena a giocare con le promesse. La speranza Sua: quella che nel mentre attendi il momento sperato t'allena a modificare anche il tuo presente. La speranza che trasforma.
L'uomo ha, nel succedersi dei giorni, molte speranze – più piccole o più grandi – diverse nei diversi periodi della sua vita. A volte può sembrare che una di queste speranze lo soddisfi totalmente e che non abbia bisogno di altre speranze. Nella gioventù può essere la speranza del grande e appagante amore; la speranza di una certa posizione nella professione, dell'uno o dell'altro successo determinante per il resto della vita. Quando, però, queste speranze si realizzano, appare con chiarezza che ciò non era, in realtà, il tutto. Si rende evidente che l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre [...] Noi abbiamo bisogno delle speranze – più piccole o più grandi – che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l'universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere (Benedetto XVI, Spe salvi, 30-31).
Perchè il cristianesimo è l'elogio della speranza: "osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure vi dico che neanche Salomone vestiva come uno di loro". Sembra tutto facile da quella Montagna. In realtà, appena scesi, capiranno che davvero sarebbe tutto facile. Ad una condizione, però: che l'uomo non amasse trastullarsi nel complicare le cose semplici. Chissà perchè!
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