5 1 1 1 1 1
0 1 1 1 1 1
L'appuntamento è all'alba, appena dietro quel molo al quale se ne stanno attraccate le vecchie barche. Per lo più rattoppate. Niente di eccezionale: lo chiamano "il sedile del pescatore". Profumo di salsedine e volo di gabbiani, infrangersi di onde e odore di pesce. Urla, bestemmie e grida: la colonna sonora di un porticciolo propizio alla pesca. Imbarcazioni da sciacquare, garzoni da ripagare, reti da riassettare. Ma anche un pugno datteri, pane azzimo e bicchieri di bevande inebrianti. Poi pesci da sciogliere - se il mare non ha tradito - per poi rifilare. E campare. E' gente ignorata, uguagliata da quel fare rozzo e selvaggio, dalla pochezza di parole e dal calore delle gesta. Dal linguaggio spigliato, infuocato e pungente. A Tiberiade li chiamano "il popolo della notte" perché nell'oscurità battono remi come nessun altro. E macinano miglia a piacere su quel mare chiamato Arpa.
Anche se della musicalità non tutte le notti ne ricorda l'armonia!
Questa è l'ora prima, l'attimo in cui la notte s'arrende e cede il posto alla luce: "O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco. Di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne come terra deserta, arida, senz'acqua". L'ora dei conti, delle delusioni, dei sorrisi. L'ora in cui i sogni paiono morire per mollare il posto all'incedere dell'esistenza. Non per il figlio di Zebedeo, all'anagrafe Simone. Ma solo all'anagrafe del casato. Battere i remi è navigato mestiere, pigliar pesci il sogno di neonato, far castelli in aria diretta conseguenza degli occhi poggiati sull'orizzonte. Mentre s'avvicina, uno stile singolare: barba trascurata, mani a strusciarsi sulle sdrucite tele dei pantaloni, le vene che danzano sulla pelle ruvida e i passi lenti ma definiti dell'uomo concreto.
E' lui, Simone di Zebedeo, pescatore ebraico, suonatore di barche nel mare Arpa, capociurma riconosciuto. Stimato. Discusso.
simon_pietro.jpg
Da umile pescatore a primo Papa: non male come "carriera". Pensando, soprattutto, com'era iniziata: sembrava non ci fosse feeling tra voi due?
Attenzione a come parli: non dire teologiche castronerie per favore (e il volto si contrae con severità). Non avrei mollato sulla riva un patrimonio d'investimenti, di affetti e di sogni se quegli occhi non m'avessero inquietato. Voi adesso, stanchi d'immaginare un cristianesimo creativo e drammaticamente afflitti da tradizioni sviate, v'appisolate su idee inesistenti. Ma all'inizio non fu così. A me, pescatore d'un villaggio anonimo di pescatori, venne chiesto d'immaginare un modo diverso di vivere, di sognare, di pensare. Di saltare lo steccato, di alzarmi dalla banalità del tempo, di non bighellonare negli oratori del mio villaggio. Altro che semplice maquillage: Quello chiedeva di mettere in gioco la faccia. La fantasia. Il coraggio. Smettetela con questo feeling mancato.

Della vostra generazione si continua a parlare nei meridiani e paralleli terrestri. Eroi e poeti, musici e narratori. Suonatori, teologi e giornalisti. Ma che rapporto s'era instaurato con quel genio del vostro Maestro?
Di disarmante tenerezza (e il volto quasi improvviso s'addolcisce). Possedeva l'arte sopraffine di riconciliare le diversità. Tu immagina la geografia di casa nostra: tra me - ribelle riconciliato - e Giovanni - il mansueto coccolone - c'era posto per tutti: tipi bizzarri, irrequieti, turbolenti, monelli incorreggibili, stravaganti, insoliti, estrosi. Disordinati, perturbatori ed esagitati. In faccia al mare Arpa capivamo d'essere discendenti non dell'homo sapiens ma dell'homo demens. Eravamo ignoranti, analfabeti e idioti. E Quello, moltiplicando e mai dividendo, costruì il teorema dell'uomo che, agganciato all'Uomo, insegna a diventare uomo.
Il Gesù che ho conosciuto io era un ineguagliabile facitore di stile.

Divenne celebre quella notte di pesca infruttuosa. All'alba - dopo ore di non pagata fatica - uno s'arrischia di farvi tornare in mare. Col sole a picco, se non erro: roba da far ridere i pesci!
Ormeggiate erano le barche. Ma ormeggiata era anche la nostra vita. Stanca, sfiduciata e triste. Malinconica, insipida e solita. Due possibilità: o il tram-tram improduttivo o la follia di ri-tornare in mare. Sia chiaro: tra me e Lui chi se ne intendeva di pesca ero io. Gliel'ho detto, ripetuto con tutta la mia veemente naturalezza, fatto capire che il sole non è partner ideale per delle reti da riempire. Ancor oggi qualcuno m'addita come il pescatore sfacciato: ma far finta di niente quando le reti sono vuote, a casa mia è pazzia! Come per me sarebbe stupido evangelizzare dove non c'era nessuno. Per me! Ma lui scrutava la rete, ci girava attorno, la scioglieva tra le mani, ci avvicinava gli occhi... come a sfottere teneramente: "Sarai anche dotto di pesca, ma i pesci dove stanno allora?" Come contraddirlo? Cosa dirgli? Che fare? Le reti Gli davano ragione. Intasco, ri-torno in mare (bisbetico come non mai) e me ne torno sconfitto dalla sua ragione. Lì ho capito l'eccentricità di quella Voce. Entrai vestito da Simone pescatore di pesci, all'uscita avvertii la fecondazione del Pietro pescatore di uomini. Stranezze assaporate troppe volte...!

In presa diretta vi siete imbattuti nella novità della storia. Dalle rive di Tiberiade al pretorio di Ponzio Pilato s'è consumata la storia dell'amicizia tra la semplicità della gente e la semplicità semplice dell'Altissimo.
Un giorno ricordo che, a Maestro assente, lungo una stradina secondaria, facevamo tre conti. Io, mio fratello, Giacomo e qualche altro. Ci chiedevamo - attenti a mantenere un tono di voce dal profilo basso - chi di noi fosse il più grande. Ma così, tanto per fare. Anche se, sotto sotto... Serrata la porta di casa, arrivò un acquazzone sulle nostre teste. La tempesta del Maestro ancora una volta c'avea sorpresi in alto mare nelle nostre miserie. Si, fu un'amicizia unica, strana, passionale e appassionante. Tanto era burbero con noi nelle piazze, quanto esagerava nella tenerezza attorno al camino: attento alla minima tristezza, affettuoso e discreto, appassionato e appassionante, compassionevole ed eroicamente testardo. Misericordioso: parola mia! Quanta gente ci presentò a casa: donne sfinite e giovani madri, imprenditori, ladri ed esattori. Scribi, farisei e analfabeti. Sporcaccioni, truffatori e funamboli. Ogni giorno sembrava un carnevale di gente: eppure lui toglieva ad ognuno la maschera e registrava una storia di rivoluzionaria amicizia.

Se allunghiamo lo sguardo oltre la carezza del molo, dal sedile del pescatore si scorge una chiesa affaticata, Simone. Che non rischia più, che agli uomini preferisce i pesci, agli areopaghi le sacrestie, all'immaginazione una tradizione traditrice. Simone, cosa sta succedendo: le chiavi ce le hai tu!
Sento che in questi giorni vi state chiedendo se il Papa veste Prada, sento che il Camillo Cardinale chiede scusa per aver pregato poco in 17 anni di porporato, che il Martini da Gerusalemme grida le nefandezze perpetrate nella nostra zattera. Sento di suicidi e omicidi, fratricidi e bombardamenti. Vedo Bush entrare e uscire come un amico d'oltralpe, scorgo cardinali messi "sotto contratto" dallo showbiz, vedo bambini trattati come giocattoli gonfiabili... Vedo! Vedo, e un po' m'impaurisco, perchè la mano del Maestro inizia a muoversi, quasi volesse fischiare la fine della partita. Ma una mano di donna lo stringe al suo petto. Non so cosa significhi. Ma so chi è Lei: a Cana di Galilea un giorno sfidò il cielo con la sua maternità. Inginocchiatevi e pregatela: è la vostra salvezza!

Il Caravaggio pittore s'ispirò volentieri alle vostra gesta folli. Cristiani con la schiena diritta, non con il collo storto. Pure tu al misticismo di Giovanni preferisti il "faccia a faccia" con il Maestro di Nazareth. Agli incensi la schiuma delle onde. Al fascino della schiavitù il rischio della libertà. Della tua libertà!
Fiero, nella mia fierezza, d'essere stato un provocatore. Ho tentato di pro - vocare, cioè chiamare avanti, chiamare fuori. Non è che mi divertissi a passare per pazzo. La pazzia non è stata una mia scelta bizzarra, estrosa, qualunquista. E' stata volontà esplicita della Voce chiamante. Ha ragione J. Descalzo quando afferma che l'amore folle di Gesù tutt'oggi deve sopportare qualcosa di più atroce della morte stessa: la tortura quotidiana di vedersi ridotto alla mediocrità, addolcito, edulcorato, mitigato, alleggerito, rimpicciolito, fatto noioso, compassionevole, insulso, reso digeribile ogni Settimana Santa perché no disturbi troppo, perché si adatti alle nostre misure e ai nostri calcoli.
Gli struzzi (che se non sbaglio ingoiano qualsiasi cosa trovino) al vostro confronto paiono esseri delicatini, un po' schizzinosi. Quasi fossero sottoposti a dieta speciale!

Simone. O Pietro?
Simone è la storia di un pescatore che sognava all'ombra del levatoio. Pietro è l'avventura di un uomo sognato nelle altezze celesti. E' la dichiarazione d'amore di un Dio che ha scommesso la sua faccia sulla mia debole povertà! Un giorno pensai di morire. Nel bel mezzo di una discussione, improvvisata alle porte di Cafarnao, gridai ciò che stringevo dentro da mesi, cioè che per me Lui era Dio, nella sua nudità e crudezza. Lui si voltò improvviso, mi scaraventò addosso quegli occhi graffianti e mi fece sobbalzare il cuore: "Tu sei Pietro - mi intimò - e su questa pietra io edificherò la mia chiesa". Fu la firma di una fiducia sbocciata mentre salutavo le mie tristi reti da pesca.

Pietro, ma che tipo era il Rabbì?
(improvvisa arriva una folata di vento che gli strapazza i frastagliati capelli). Eccolo: "parli del diavolo e spuntano le corna", come dite voi laggiù. Un vento di follia fu per me quell'uomo. Lo conobbi, lo ri-conobbi, ma non mutò mai lineamenti: rabbioso e irridente nella sua maternità. Scompigliava, sollevava, trascinava, sconvolgeva, sbuffava, scombinava, scuoteva, sradicava, spazzava, schiaffeggiava. Direi che faceva molto bene il suo mestiere! Sento che laggiù lo immaginate biondo, figlio genetico di Ratz Degan, discendente estetico di Angelina Jolie e figlio spirituale dalla testina inclinata. Magari con un sorrisino beffardo sull'apice destro della boccuccia mentre batte i pugnetti tra di loro "stile Winnie the Pooh". Immaginate pure. Ma prestate attenzione: svegliatevi presto, perché qui inizia a piovere. Vedi quella costruzione? Guarda le fondamenta: sulla sabbia. Mi viene in mente quella strana immagine congegnata di sabbia, roccia, vento e pioggia che tratteggiò un giorno il mio Maestro...!
Se qualcosa ho capito di quell'Uomo, penso proprio che sulla Croce il mio Maestro non soffrisse per la croce, ma per ciò che vedeva dalla Croce.
Il suo fu sin dall'inizio un osservatorio pericoloso...
zanzibar2007_318.jpg
Ne Il vecchio e il mare di E. Hemingway, per 84 giorni il vecchio pescatore non prese pesci  E se ne tornò a riva con la barca vuota, faccia triste, ferito orgoglio. Fac simile della storia di Simone, pescatore evoluto in Pietro, se un giorno non avesse captato l'origine vera di quella pesca infeconda.
Problema era che stava pescando dalla parte sbagliata della barca.
Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
0 1 1 1 1 1
Ignazio SiloneEscono da messa e sgattaiolano via lungo il sagrato, versione pseudo-religiosa della Trinità dei Monti mondana. Un sorriso manco a pagarlo oro. Sui volti i cartelli più vari: "Chiuso per ferie. Chiuso per abitudine. Chiuso per stanchezza. Chiuso per noia. Chiuso per qualunquismo. Chiuso per fandonie. Chiuso per allergia. Chiuso per mancanza di idee. Chiuso perché non acceso. Chiuso per sonno. Chiuso per vergogna. Chiuso per disinteresse".
Eppure, se non s'è inceppato il play del Credo, pure loro hanno ripetuto (a vanvera o coscienti non cambia): "E di nuovo verrà nella gloria... Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen". Sui sagrati delle chiese questa domenica sta un banchetto con dei bigliettini. Prendeteli: niente soldi e nemmeno offerta libera. Solo l'obbligo di leggerli. Sta scritto: "Sono stanco di stare con gente che dice di aspettare il ritorno di Cristo e la risurrezione dei morti con la stessa indifferenza con cui si aspetta il tram" (I. Silone).

Dimenticate per un istante il cappellano di paese, quel chierichetto paffutello che farebbe impallidire di ironia e crepacuore lo scrittore francese Bernanos: tutto clergyman e ossequi, salamelecchi e inchini, incensi, misticismi e addobbate riverenze. Con le scarpe nere perennemente luccicanti e la piega del vestito rattoppata a puntino. Confinatelo alle ortiche se per un solo istante volete assaporare il brivido folle di tuffarvi nel misterioso abisso in cui s'è infossato questa domenica il giovane Geremia profeta. Avventuratosi per conto terzi (nessun uomo cosciente accetterebbe di tentar la carriera con Lui proponendosi), ad opera appena iniziata viene malmenato dalla fatica dis-umana del chiamato. Vocazione che, dopo una sistemazione iniziale su ali d'aquila, dischiude allo sbaraglio nei cieli della storia! La strategia non prevede addestramento alcuno. Umiliato e perseguitato, sospettato e ingiuriato, allontanato, segregato e violentato interiormente: "Terrore all'intorno! Denunciatelo e lo denunceremo" (Ger 20.10-13). Un uomo isolato - dai parroci del tempo e, apparentemente, dal suo Dio -, impopolare, sempre contro, costretto a dire cose che nessuno voleva sentire, contestato da altri profeti falsi e formalmente composti che starnazzavano a memoria cose più gradite e ragionevoli. Dai pulpiti dei templi per ingrossare e ingrassare le finanze societarie. Gli amici-parrocchiani - avvertendo al loro interno una voce stonata nella melma dell'ipocrisia - ne spiavano la caduta, la invocavano, la cercavano. La ideavano... alleandosi! Magari scommettendo al bancone del bar puntando sulle mormorazioni, sulle dicerie di quartiere, sulla fantasmagoria della loro anima ingiallita e polverosa. La gente mormora: è il suo mestiere, non sa fare altro e Geremia lo sa, lo avverte, lo mette in conto nel suo curriculum di profeta non-cercato: "Tutti i miei amici spiavano la mia caduta". E' lacerato perché di fronte alla miseria in cui è incappato il suo piccolo gregge s'aggirano falsi medici che, precursori avanguardisti e spericolati del terrorismo talebano, affermano con superficialità studiata ad arte: "Tutto bene, anzi molto bene. Eppure bene non va" (6,14.8,11). Una superficialità che vorrebbe ammantare di silenzio pure la gola riarsa del profeta. C'è sempre qualcuno pronto a regalarti posizioni avanzate, inchini rispettosi e lauti riposi in cambio del tuo silenzio! Ieri, oggi, sempre! Ma l'apostolo-profeta non potrà tacere: non alzerà la voce, non spezzerà canne incrinate e non spegnerà stoppini dalla fiamma smorta, ma li tartasserà con la sua costanza. E sui suoi profeti Dio ha gettato un mantello del quale solo Lui è autorizzato a metterci mano: chi oserà farlo perirà. Di vergogna, di morte naturale, di irrisoria vecchiaia, di fantomatica progettualità. Perirà!  Il motivo cala diretto dalle viscere della Scrittura: "Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere. Saranno molto confusi perché non riusciranno, la loro vergogna sarà eterna e incancellabile". Può bastare come invito a non deridere o infangare gli innamorati del Cielo! Perché quando il popolo è distratto e illuso, Geremia e i suoi fratelli avvertono l'obbligo di gettare l'allarme!
Tetti
Agli uomini manovrati da Dio non recheranno certo fastidio le scritte ingiuriose degli uomini, l'indifferenza che verrà loro data come sostentamento, l'ignavia di chi al sale della Scrittura preferisce il miele dell'oratorio. Deviando maledettamente la rotta! Il Vangelo è drastico nella sua tenerissima precisione: "Non temete gli uomini perché non c'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato" (Mt 10,26-33). Sui discendenti di Geremia - per tutti i secoli dei secoli - scende come benedizione la rassicurazione di un DioPapà: snobbate chi vi vuol mettere a tacere, chi contrasta le vostre iniziative, chi vi minaccia con il raggiro, chi vuol farvi perdere la faccia, la coerenza, la simpatica ossessione per il Regno di Dio. Chi innalza templi e funzionari a sua immagine e somiglianza. La "sindrome di Erode"  - convinto di aver contato tutti senz'accorgersi che Uno gli era scappato (e che Uno!) - sancirà la loro triste vecchiaia: dell'anima e dei pensieri prima che del fisico. E poi cala l'asso nella manica: non lasciatevi utilizzare da funzioni e funzionari che non hanno nulla a che spartire con il Vangelo. Che del Vangelo conoscono i passaggi finanziari e strumentali, mielosi e leggeri, carezzevoli e manovrabili. Non lasciatevi usare da costoro, ma "quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti". Cioè: create scompiglio nel quartiere e nella città, diventate megafoni di un Dio allergico all'incenso della sacrestia, alla polvere degli euro appena contati con oculatezza venerata, alla stanchezza dei suoi giovani ministri. Predicatelo sui tetti: urlate e svegliate, strapazzate e scomponete la quiete, disturbate e smascherate, denunciate e suonate, lottate e battagliate. Slegate, opponetevi e infastidite. Non tacete il Regno di Dio, l'amore per Cristo, la passione per la Verità. "Tutto a posto, tutto regolare!": siate dei dementi che provocano disordine, disturbatori della quiete pubblica, fastidiosi guastafeste. Si legge negli Atti degli Apostoli, la cronaca diretta della prima scintilla di follia cristiana: "gettano lo scompiglio nella nostra città" (At 16,20). Ridete in faccia a chi ha il potere di uccidere il corpo: è l'anima la scatola nera da proteggere!
Animi retti, non colli storti!
Sui muri delle chiese, collusi con l'abitudine, scarabocchieranno contro di voi la loro stupida immagine di Regno! Nel libro della vita è depositato il copyright  del vostro nome: e questo è l'Amore perché "voi valete più di molti passeri".
Tetti
Mi vengono in mente alcune battute di Ignazio Silone - scrittore furioso e veemente nei confronti di un certo cristianesimo dell'abitudine - nel suo romanzo Vino e pane.
"T'immagini tu il Battista - dice don Benedetto a don Angelo - offrire un concordato a Erode, per sfuggire alla decapitazione? T'immagini Gesù offrire un concordato a Ponzio Pilato, per evitare la crocifissione?"
Oggi Erode e Ponzio Pilato hanno fatto carriera: sono diventati presidente e vice-presidente di troppe "succursali" del Regno di Dio!

Predicatelo sui tetti!
Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"
0 1 1 1 1 1
mendicante.jpg Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore". Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello. Si chinò e versò altre monete, poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase. Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo: chiese se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto. Il pubblicitario rispose: "Niente che non fosse vero! Ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via. Il non vedente non seppe mai che ora sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera ed io non la posso vedere". Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio.

Dopo giorni di cammino, arriva una sosta tecnica. Ai piedi del Sinai, monte dal nome divenuto celebre, il popolo d'Israele s'arresta. A salire sulla vetta infuocata è il loro condottiero inesausto, il Mosè profeta per conto Terzi. Tanto deserto è alle spalle, tanta aridità si profila all'orizzonte, ma a metà strada si fa il punto della situazione. Sono di una concisione tutta celeste le parole di Dio: "Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali d'aquile e vi ho fatti venire fino a me" (Es 19,4). Cioè: state vedendo cosa succede nel deserto. Siete entrati che sembravate un'accozzaglia di straccioni e ora, purificati dalla sofferenza, state divenendo mia proprietà. E dopo il riassunto delle puntate precedenti, formula la sua proposta. Con un'eleganza tutta sua: "Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli" (Es 19,5). Non servono commenti. Basta l'urto divino dei verbi: se vorrete e se custodirete, voi sarete! Cioè: esisterete, v'innalzerete, crescerete. Sarete miei! Forse succede anche a te, come a me e al pastore Mosè, di fermarti ogni tanto e di chiederti: ma dove sto andando, che faccio della mia vita, chi mi può riempire il cuore? Posso realizzare questi sogni che ho dentro, c'è qualcuno che lassù  mi ama? Che futuro ho davanti? Capita di fermarsi e interrogarsi: per caduta, per costrizione, per allenamento. E, condotto nel deserto, è come se Dio ti dicesse: "Pronto?! Non ti sei ancora accorto di nulla? Non avverti nulla di strano? Non ti sei reso conto che dietro certi incontri, certi avvenimenti, certe tristezze, certe gioie... Che dietro quell'incrocio, quel volto, quella spina c'era la mia mano?" Sai, ogni tanto rischiamo di sentirci onnipotenti, avvertiamo il sogno di crescere da soli, di mostrarci adulti. Senz'accorgerci che se siamo arrivati qui è perché abbiamo viaggiato in "carrozze di prima classe" in testa treno. Che nella Scrittura Sacra s'identificano con le ali delle aquile: "Voi stessi avete visto come vi ho sollevati su ali d'aquile". Sei arrivato perché Qualcuno t'ha accompagnato. Cresciuto perché addomesticato. Maturato perché fatto maturare. Innalzato perché svegliato. Arriva per tutti l'attimo in cui Dio presenta il conto. Non è forma di umano ricatto: si chiama "operazione rilancio". Quasi a dire: se ci stai, son disposto ad offrire di più! Ho visto cacciatori emozionarsi al passaggio di un'aquila, volti di fotografi ammorbiditi di lacrime, fucili caricati che si abbassavano. L'aquila è eleganza e fierezza, orgoglio e sicurezza, sorpresa e tenerezza. L'aquila non prende i suoi piccoli tra gli artigli: gli artigli servono a chi ha paura che il pericolo venga dall'alto. Ma l'aquila abita gli spazi più alti: non li teme. Ecco, allora, che li sistema sulle sue ali. Il popolo d'Israele, straccione per nascita e per costituzione spirituale, fatto salire sulle ali di Dio per imparare a volare. Lassù, oltre le traiettorie umane, le sillabe del Sinai sembrano agganciarsi a quelle del Geremia profeta giovane: "Ti ho amato di un amore eterno, per questo ti ho attratto con la mia bontà" (Ger 31,3). Qualcuno s'azzarda e traduce: "ti ho travolto con la mia tenerezza". Insomma: le ali proteggono ma anche sollecitano. Nel miglior dei casi pro-vocano. Cioè chiamano fuori. Nemmeno l'aquila porta i suoi piccoli per sempre sulle ali: fa sperimentare la vertigine delle altezze perché imparino a librarsi in volo. Stessa tecnica per Dio: ci attira per spintonarci fuori. Protegge ma lancia allo sbaraglio. Rimane presente lasciandoci soli. Ci sostiene togliendoci gli appoggi. Insegna a volare lanciandoci nel vuoto.
aquila_reale.jpg
Insegna a volare perché chi impara a volare tenga poi lezioni di volo in alta quota. Perché la filosofia non ammette cadute: "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Gratis avete imparato a volare, gratis insegnerete agli altri a volare. Tra la folla convoca dodici istruttori di volo: Simone (chiamato Pietro) e Andrea suo fratello, Giacomo di Zebedeo e il fratello Giovanni, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone Cananeo e Giuda Iscariota. Chiamati perché le folle, ai suoi occhi di delicato amante, apparivano "stanche e sfinite come pecore senza pastore" (Mt 9,36). Lui possedeva una capacità ardua da imitare: non vedeva la folla. Riconosceva i volti uno ad uno. Sapeva personalizzarli. Per Lui uno più uno non faceva mai due. Ma uno più grande. E s'accorge subito che sono senza pastori. Eppure era popolo rinomato per i suoi pastori. Come a dire: ci sono i pastori, ma manca chi fa il pastore. Ma parla di ieri o di oggi? Forse che anche oggi ci sono i pastori ma manca l'arte del pastore? Cioè conta più l'irrigidimento che la creatività? Il bastone dell'autorità più che la carezza dell'autorevolezza? La tradizione a scapito dell'avventura del volo? Il servilismo dell'obbedienza? Il "si è sempre fatto così" a scapito del "tentiamo l'avventura assieme"? La stanchezza prevale sulla fantasia? Il management sulla pastorale? L'abitudine sulla passione? Il bamboleggiamento sulla severità? Il rattoppo sul ricamo? Il 5 per mille sull'anima che invoca aiuto? Non mancano i funzionari: manca la funzione del pastore. E il gregge l'avverte. Si dis-innamora, si s-fiducia, si dimette. Impazzisce e sogna di diventare lui pastore: s'appropria del bastone, imita la voce, s'accolla la responsabilità della distruzione. E così nasce un gregge di pastori senza pecore: a che serve? Cristo non contava le folle, sommava i volti. Era incapace di usare le tabelline: sapeva fare solo uno più uno. E più uno ancora.
Ma i conti poi tornavano sempre! Oggi la matematica sembra condannarci!

Ho rispolverato  vecchi appunti di liceo. In calce ad un foglio annotai una frase di Kierkegaard. Bestiale nella sua durezza: "Più osservo e più mi rendo conto che la colpa della cristianità è questa: invece di quel che il Nuovo Testamento intende per cristianesimo, ha inventato il giocare al cristianesimo con tutte le risorse che la fantasia umana può escogitare". E conclude: "Hai presente quando alle volte si rimprovera ad un bambino di stare troppo a giocare. Eppure, al massimo, è questione di un anno o due. E il bambino è uno soltanto. Ma che per secoli e da milioni di persone si sia giocato al cristianesimo, questo è spaventoso..." (L'inquietudine della fede).

Ri-pensa a dov'eravamo all'alba: sistemati su ali d'aquila. Voltati attorno adesso: guarda come siamo ridotti!
Siamo geniali noi uomini, vero?
Per vedere i pulsanti di condivisione per i social (Facebook, Twitter ecc.), accetta i c o o k i e di "terze parti" relativi a mappe, video e plugin social (se prima di accettare vuoi saperne di più sui c o o k i e di questo sito, leggi l'informativa estesa).
Accetta c o o k i e di "terze parti"